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Global Competitiveness Report 2011 - 2012

Il Global competitiveness Index misura i fattori microeconomici e macroeconomici di 142 Paesi per determinarne il livello competitivo.

La competitività è intesa come un sistema di istituzioni, politiche  e fattori che determinano la produttività di un Paese. Il livello di produttività di un’economia influenza il ritorno degli investimenti che rappresentano il principale fattore di sviluppo.

Lo studio del Word Economic Forum ha individuato 12 “pilastri” che determinano la competitività e la produttività di un sistema paese.

  1. Il contesto istituzionale rappresenta lo scenario legale e amministrativo all’interno del quale cittadini, imprese e istituzioni pubbliche interagiscono per creare ricchezza.
  2. Le infrastrutture fondamentali per ridurre i costi e i tempi di spostamento delle merci e delle persone, per integrare i sistemi produttivi, per garantire la circolazione delle informazioni
  3. Il quadro macroeconomico di riferimento è di vitale importanza. Le imprese possono ben operare solo in presenza di tassi di interesse non troppo elevati, debito pubblico e inflazione sotto controllo, politica fiscale equilibrata…
  4. Benessere e educazione di base costituiscono il quarto pilastro. Una forza lavoro sana e consapevole è indispensabile per la produttività di un’economia.
  5. Alta formazione e training sono il quinto fattore, fondamentali per trasferire maggior valore aggiunto ai prodotti e ai servizi e per mantenere il vantaggio competitivo nel tempo
  6. L’efficienza del mercato dei beni consente al paese di produrre il giusto mix di prodotti e servizi in grado di soddisfare la domanda (la “maturità” del consumatore è un decisivo fattore di stimolo verso il miglioramento continuo del mercato)
  7. Un mercato del lavoro efficiente e flessibile favorisce un incontro equilibrato tra domanda e offerta di lavoro e migliora la capacità di un Paese di rispondere ai cambiamenti macroeconomici globali
  8. Il settore finanziario è fondamentale per dare equilibrio all’intero sistema e per garantire agli investitori privati un valido business climate
  9. L’ICT è sempre più indispensabile in un mondo globalizzato ed altamente competitivo per garantire il diffondersi del sapere
  10. La dimensione complessiva del mercato (che comprende anche le esportazioni) determina la possibilità di raggiungere economie di scala
  11. La sofisticazione del business che si evince dal sistema di relazioni d’affari nel suo insieme (presenza di cluster, ecc…) e dalle aziende più virtuose che lo compongono.
  12. L’innovazione tecnologica intesa come capacità di collaborare del pubblico con il privato nell’ambito della ricerca e sviluppo, di formare ricercatori… è l’ultimo fattore considerato.

Il report da un lato suddivide i 142 Paesi in base a tre gradi di sviluppo economico definiti basic, efficiency enhancers, innovation and sophistication. Dall’altro associa anche ai 12 pilastri della competitività uno dei tre stadi di sviluppo seguendo questa logica:

La classifica

Come nella precedente edizione, tra i primi 10 Paesi classificati molti sono europei: Svizzera (primo posto), Svezia (terzo posto), Finlandia (quarto posto), Germania (sesto posto), Olanda (settimo posto) e Danimarca (ottavo posto). Il Regno Unito rientra quest’anno nella Top ten dalla quale era uscita nel 2007.

La Francia perde tre posizioni e arretra al 18° posto.

La Spagna, che era al 29° posto nel 2008 – 09, scende al 36°.

La Federazione Russa perde tre posizione e arretra al 66° posto.

Gli Stati Uniti perdono un’altra posizione e arretrano al quinto posto.

Il Canada scende al dodicesimo posto. Il Messico guadagna ben 8 posizioni e arriva al 58° posto.

Molti Paesi Latinoamericani hanno registrato trend interessanti: il Perù +6 posizioni, Bolivia e Brasile guadagnano 5 posizioni, l’Ecuador 4.

Singapore, miglior Paese asiatico, è la seconda economia più competitiva a livello internazionale. Il Giappone perde ben tre posizioni (con una performance simile allo scorso anno) e scivola al nono posto. Hong Kong mantiene l’11° posto e la Cina sale al 26°. L’India più lontana al 56° posto.

L’Italia (ultimo tra i Paesi che compongono il G7) malgrado abbia guadagnato 5 posizioni, chiude con un misero 43° posto. Migliorate le performance nei settori ad alto valore aggiunto, l’Italia si classifica al secondo posto nella speciale classifica dedicata ai cluster. Altro punto di forza: la dimensione del mercato di riferimento. Tra le maggiori criticità segnalate:

  • la rigidità del mercato del lavoro (123° posto nella classifica sull’efficienza)
  • il mercato finanziario non è sufficientemente sviluppato (97° posto)
  • le lentezze del sistema giudiziario, la presenza di corruzione e malavita disincentivano gli investitori internazionali (88° posto per il contesto istituzionale).

Approfondimenti (EN)

Enrico Forzato