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L’internazionalizzazione delle imprese milanesi nel 2011

L’indagine Assolombarda, giunta alla nona edizione, descrive le modalità di presenza sui mercati esteri delle imprese milanesi e le principali aree geografiche in cui operano. Hanno collaborato all’indagine oltre 3.000 aziende associate ad Assolombarda.

Le imprese milanesi stanno prestando sempre maggiore attenzione nei riguardi di nuovi mercati di sbocco, soprattutto extraeuropei. E’ in atto un:

  • riposizionamento geografico, dalla vicina Europa verso le aree economiche a maggiore crescita (in soli tre anni il rapporto tra esportazioni europee ed extraeuropee è profondamente cambiato: il Vecchio Continente pesa per il 40%, il resto del Mondo per il 60%)
  • ripensamento delle strategie anche in termini di modalità di presenza sui mercati esteri: sono sempre più numerose le imprese che passano dalle esportazioni a forme più strutturate.

L’area milanese è un concentrato di imprese internazionalizzate: il 60% delle imprese milanesi nel 2011 ha operato sui mercati esteri.

Il 70% delle imprese internazionalizzate sono realtà di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), e la maggior parte di esse opera nel settore manifatturiero, in particolare nei comparti meccanico (17%), chimico-farmaceutico/gomma (16%), elettronico (12%) e metallurgico (12%).

Le imprese internazionalizzate milanesi continuano ad essere concentrate soprattutto in Europa (in particolare in Francia, Germania e Spagna), ma nella graduatoria dei Paesi dove sono presenti sono in costante avvicinamento alle prime posizioni grandi mercati lontani - come gli Usa, la Cina e il Brasile - ma anche altri più in orbita europea, come Russia e Turchia. Queste aree sono anche al centro delle intenzioni di sviluppo nei prossimi tre anni.

Lo confermano sia i dati microeconomici rilevati dell’indagine (in India, ad esempio, tra il 2009 e il 2011 la presenza di imprese internazionalizzate milanesi è aumentata del 55%) sia quelli macroeconomici relativi alle esportazioni della provincia di Milano:

  • a fine 2008 i 45 miliardi erano equamente suddivisi tra paesi UE-27 (23) e resto del Mondo (22)
  • a fine 2011 l’export verso l’Europa si è ridotto a 15 miliardi e quello verso i Paesi extraeuropei è tornato sui livelli pre-crisi (22).

La quota del fatturato destinata ai mercati mondiali è mediamente elevata (36%), e per molte imprese arriva a superare il 50%. Le quote più elevate si registrano tra le imprese di più grandi dimensioni mentre, a livello settoriale, le imprese più export oriented sono quelle meccaniche, elettroniche e alimentari.

La quota di export è aumentata rispetto al 2010 (+3,4%), grazie ad un andamento delle vendite più positivo sui mercati esteri rispetto a quello interno.

Spesso i mercati internazionali vengono presidiati anche con una presenza diretta. Una presenza che nella maggior parte dei casi è di tipo commerciale (uffici di rappresentanza o filiali di vendita o assistenza), ma a volte è anche di tipo produttivo o addirittura con centri di ricerca: un’evidente evoluzione, quindi, verso forme più articolate di internazionalizzazione rispetto alla semplice attività di vendita.

Aumenta la quota di imprese milanesi per le quali i mercati mondiali rappresentano non solo uno sbocco di vendita, ma anche un’importante fonte di approvvigionamento (e non solo di materie prime, ma anche di semilavorati e prodotti finiti): un segnale, questo, della crescente integrazione nelle filiere internazionali delle nostre imprese.

Una parte delle imprese milanesi è internazionalizzata in quanto è partecipata da capitale estero: un’apertura agli investitori internazionali ancora limitata a pochi casi, ma destinata ad aumentare per la maggiore disponibilità di aziende - soprattutto quelle di piccole dimensioni – a valutare questa opportunità.

In media, ogni impresa milanese internazionalizzata è attiva in ben 14 Paesi diversi. Questa strategia di diversificazione, molto più diffusa che nella media nazionale, dimostra rapidità di reazione e capacità di cogliere le opportunità che presentano mercati nuovi.  E’ un dato che, tuttavia, presenta sostanziali differenze se si considerano le dimensioni aziendali:

  • le micro e alle piccole imprese riescono a raggiungere, in media, solo 9 e 14 mercati
  • le imprese di medie dimensioni ne presidiano mediamente 23
  • le grandi addirittura 30.

Il dato sul numero di Paesi in cui le imprese sono attive può anche nascondere situazioni in cui il “business” dell’azienda è in gran parte concentrato su un unico mercato principale: in effetti, non sono rari i casi (13%, con punte del 19% tra le minori realtà) in cui le nostre imprese concentrano su un mercato principale la quasi totalità delle loro vendite estere, destinando a tutti gli altri Paesi solo una quota marginale.

Le ridotte dimensioni, spesso fattore di difficoltà per la competizione sui mercati mondiali, in molti casi impediscono l’avvio stesso del processo di internazionalizzazione: tra le imprese che decidono di rivolgersi solo al mercato interno, una su cinque dichiara di essere troppo piccola per sostenere i costi - non solo finanziari - della impegnativa sfida internazionale.

Per tutte queste realtà l’aggregazione per l’internazionalizzazione rappresenta una concreta possibilità per estendere la propria attività al di fuori dei confini nazionali: una opportunità che un’azienda su tre comincia a valutare con interesse.

I processi di internazionalizzazione delle imprese dell’area milanese