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Istat: Rapporto annuale 2012

L’Istat ha pubblicato l’edizione 2012 del Rapporto annuale. Pubblichiamo un abstract del terzo capitolo “Apertura internazionale e potenzialità di crescita del sistema produttivo italiano”.

Il nuovo contesto di competizione globale

La performance delle esportazioni italiane si inserisce in un contesto di competizione globale radicalmente mutato nell’ultimo decennio, in cui l’emergere di nuovi paesi leader nella produzione industriale sta portando a una progressiva ridefinizione della divisione internazionale del lavoro.

Nonostante il recupero realizzato dalle esportazioni nazionali negli ultimi due anni, è proseguito il ridimensionamento della quota di mercato dell’Italia sul commercio mondiale, passata tra il 2000 e il 2010 dal 3,8 al 3,2 per cento, con una ulteriore riduzione al 3,1 per cento nel 2011.

L’analisi del modello di specializzazione dell’Italia rispetto al commercio mondiale, realizzata per il periodo 2000-2010 sulla base di un indicatore di specializzazione, mostra, a livello settoriale, una sostanziale persistenza nelle specializzazioni tipiche del Made in Italy tradizionale e della meccanica strumentale.

In particolare, nel 2010 si conferma la specializzazione all’export negli stessi settori in cui l’Italia risultava specializzata all’inizio del decennio, con l’eccezione dei prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici. Più in dettaglio, appare rafforzata la specializzazione nei settori delle bevande, dei prodotti in metallo, dei macchinari e apparecchiature meccaniche, mentre si è ridotta in misura significativa quella nei settori dei prodotti tessili, degli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, dei mobili e dei prodotti delle altre industrie manifatturiere. Emerge, inoltre, una limitata specializzazione nella carta e prodotti di carta.

Con riguardo ai settori a più elevato contenuto tecnologico, si conferma la persistente despecializzazione nei prodotti chimici, nei computer e prodotti di elettronica e ottica, così come la specializzazione nelle macchine ed apparecchiature elettriche.

L’importanza dell’export per l’Italia

La capacità di aumentare la propensione all’esportazione e di attrarre investimenti esteri produttivi appare un fattore cruciale per sostenere la crescita del Pil nel medio termine.

Nel 2011 la domanda estera netta ha ripreso, dopo molti anni, il ruolo di principale motore della crescita. Il sistema esportatore italiano ha mostrato negli ultimi tempi notevoli capacità di adattamento, ma il confronto europeo mostra per l’Italia un livello di apertura internazionale agli scambi di merci ancora relativamente ridotto, che lascia spazi di miglioramento.

La gran parte delle imprese ha superato nel 2011 i livelli di export raggiunti prima della crisi del 2009: a trainare la domanda estera sono soprattutto i mercati Extra-Ue, su cui riescono ad imporsi le imprese di maggiori dimensioni, mentre su quelli europei sono le piccole e medie imprese ad avere le migliori performance.

Tra il primo semestre del 2009 e il secondo semestre del 2011 l’incremento complessivo in termini di fatturato all’esportazione è stato del 29,6 per cento. Le imprese più dinamiche sono state quelle che esportano in modo prevalente beni intermedi: nell’intero periodo considerato la crescita è stata del 38,2 per cento, dopo aver raggiunto il 48,5 per cento nella prima parte del 2011. Meno dinamiche sono state quelle dei beni durevoli, con una variazione del 12,7 per cento dall’inizio del 2009 e un tasso di crescita annuo del 7,0 per cento.

Le imprese hanno registrato difficoltà maggiori a incrementare le proprie vendite sui mercati comunitari, dove la crescita dall’inizio del 2009 è stata del 21,7 per cento e quella media annua dell’11,9 per cento. Sui mercati extra Ue, invece, le vendite sono risultate in forte aumento (+40 per cento dall’inizio del 2009), con valore medio annuo del 15,2 per cento.

Da segnalare la leadership dell’Italia in nicchie di mercato riconducibili sia ad alcuni beni di consumo (prodotti dell’industria alimentare, medicinali e preparati farmaceutici, mezzi di trasporto n.c.a.), sia a beni strumentali (parti e accessori per autoveicoli e loro motori) e beni intermedi (pitture, vernici e smalti, inchiostri da stampa e adesivi sintetici).

Le potenzialità di crescita del sistema produttivo italiano sui mercati esteri, sono ostacolate dai seguenti fattori strutturali:

  • complessi assetti normativi e inefficienza della giustizia civile
  • servizi logistici non allineati con quelli dei principali paesi europei
  • sistema dei trasporti scarsamente dinamico e ancora troppo dipendente dalla modalità stradale
  • insoddisfacente dinamica della produttività (gli investimenti pubblici sono inferiori alla media europea e le imprese italiane non rinnovano abbastanza i propri modelli organizzativi e non investono in nuove tecnologie)
  • persistenza di un’ampia area di economia sommersa.

Investimenti diretti esteri

Per quanto riguarda la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti diretti esteri (Ide), l’evidenza di livelli molto bassi dell’incidenza degli Ide in entrata sul Pil, così come il modesto contributo delle controllate estere alla formazione del valore aggiunto nazionale, testimoniano della scarsa attrattività del sistema paese, ma rivelano al contempo l’esistenza di ampi margini di miglioramento.

Nell’ultimo decennio l’Italia, partendo da livelli molti contenuti sia di investimenti in entrata che di presenza diretta all’estero, ha rafforzato progressivamente i processi di internazionalizzazione, incrementando di 5,9 punti percentuali l’incidenza sul Pil dello stock di Ide in entrata e di 7,3 punti percentuali lo stock di quelli in uscita.

Per l’Italia, la dinamica degli investimenti esteri in entrata risulta molto contenuta se comparata a paesi europei quali Regno Unito e Francia – che presentano incrementi di circa 20 punti percentuali dello stock di Ide sul Pil – e tuttavia superiore alla Germania.

Fonte: Istat (22 maggio 2012)


Paese: Italia