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Italia Multinazionale 2010

Il Rapporto dell’ICE sull’andamento degli investimenti diretti esteri in entrata e in uscita evidenzia che l’Italia sta recuperando posizioni.

Nel biennio 2007-2008, dopo anni di stagnazione, c'è stata una ripresa delle iniziative delle maggiori imprese italiane. Anche il 2009, sulla base delle analisi preliminari, si caratterizza per una sostanziale tenuta del processo nonostante la crisi. Tra il 2007 e il 2008:

  • il numero delle filiali all’estero di imprese italiane è cresciuto del 2,3 per cento, portandosi a quasi 23.000
  • analogo incremento ha interessato il numero degli addetti, stimabile in 1.350.000 unità
  • il fatturato generato da queste succursali (che ha superato, nel 2008, i 460 miliardi di euro) è cresciuto del 4,2 per cento rispetto all’anno precedente (a fronte di una crescita inferiore delle esportazioni italiane di beni e servizi).

La presenza all’estero dell’Italia sta quindi lentamente diventando più simile a quella dei suoi maggiori partner internazionali sia per tipologia dei protagonisti sia per direttrici geografiche dell’investimento. Anche se la strada è ancora in salita…

Per l’Italia, il rapporto tra lo stock di IDE in uscita e il PIL per il 2009 è del 27,4% pari alla metà di quello riferito alla media dell’Ue-27 (55%). Il fatto che le imprese italiane ricorrano a forme di internazionalizzazione “leggere” (come gli accordi produttivi e commerciali), non giustifica questo divario poiché si tratta di forme di investimento complementari e non sostitutive degli IDE. 

Le partecipate da imprese italiane risiedono:

  • per il 41% nei Paesi dell’Ue-15 (9.346 unità al 1° gennaio 2009)
  • nell’Europa centro-orientale per il 17% (4.040  unità)
  • in Nord America opera invece l’11,4% del totale (2.592 unità)
  • in America Latina l’8,8% (1.993 unità).

La presenza in Asia e Pacifico, sebbene sotto la media, si sta rafforzando grazie a una crescita media che tra il 2001 e il 2009 è stata del 55% per numero di imprese partecipate e del 57% in termini di fatturato (2.215 in Estremo Oriente, il 9,8% del totale, di cui 1.030 in Cina). 

Attrattività degli IDE

Più critica la situazione dei flussi in entrata. Il rapporto tra stock di IDE in entrata e PIL è più basso della media mondiale (18,6% contro 30,7% nel 2009). Le imprese italiane partecipate dall’estero nel 2008 sono state poco più di 7.600, gli investitori circa 4.200 e i dipendenti 932.000. Il fatturato è stato pari a circa 497 miliardi di euro.

Su un totale di 4.190 investitori esteri nel nostro paese al 1° gennaio 2009, circa 3.000 provengono da paesi europei. Quasi un quarto delle imprese provengono dal nord America.

La distribuzione sul territorio nazionale delle imprese estere con partecipazioni nell’industria manifatturiera vede la seguente situazione:

  • regioni del Nord-Ovest 56%
  • regioni del Nord-Est 26%
  • regioni del Centro (12%).

Continua ad essere marginale il numero di partecipazioni nel Mezzogiorno (tra il 1986 e il 2009, il numero di imprese partecipate è aumentato solo del 7,8% e il peso rimane esiguo, 6,1%). 

Settori

Il manifatturiero rappresenta un settore prioritario sia per gli investimenti in uscita (con circa 6.400 imprese estere partecipate, oltre 880mila dipendenti e 205miliardi di euro di fatturato al 1° gennaio 2009) che per quelli in entrata (2.500 imprese, 517 mila dipendenti e 212 miliardi di euro di fatturato).

Va sottolineata anche l’importanza degli investimenti in e out nel commercio all’ingrosso che superano il manifatturiero in termini di numero di imprese (non invece per numero di dipendenti e fatturato).  

L’indagine è stata realizzata con la collaborazione dei Professori Sergio Mariotti e Marco Mutinelli del Politecnico di Milano. 

Informazioni:
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