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Milano produttiva 2010

Il Rapporto sull’economia milanese della Camera di Commercio di Milano giunge quest’anno alla ventesima edizione.

La prima parte del Rapporto indaga le evoluzioni in atto nel sistema economico, mentre la seconda osserva le dinamiche oggi presenti nel contesto urbano, partendo dalla constatazione che Milano deve trovare “nuovi modi di essere città terziaria e di muoversi e agire nelle reti lunghe del capitalismo globale”.

Milano continua ad essere uno dei centri più prosperi d’Europa in termini di ricchezza pro capite, ma il processo di trasformazione in atto sta creando una città a doppia velocità, in cui cresce la disuguaglianza sociale ed economica.

Per l’economia milanese il 2009 si è caratterizzato per una netta flessione della produzione industriale (-8,8%), -11,9% l’artigianato manifatturiero, -5,9% i settori del terziario.

Segnali positivi provengono dai dati dell’industria manifatturiera del primo trimestre 2010, che registrano, in ambito provinciale, un recupero sia della produzione industriale (+2,7% nei confronti del precedente trimestre e +1,7% su base annua) sia del fatturato (+2,4% su base trimestrale e +2,1% su base annua), stimolato in particolare da una ripresa delle vendite verso l’estero (+3,7% rispetto al trimestre precedente e +2,7% su base annua).

I segnali quantitativi sono, inoltre, supportati dalle aspettative degli imprenditori, che stimano nella seconda parte del 2010 una ripresa della produzione e della domanda, in particolare di quella estera, mentre è incerto
il dato sull’occupazione, le cui aspettative, seppure in miglioramento, si collocano ancora in un’area negativa.

Commercio estero

Sia pur nel quadro di un forte ridimensionamento, l’export milanese ha mostrato valori leggermente migliori della media italiana, subendo un calo nel 2009 del 17,5%. L’import ha fatto, invece, segnare una contrazione del 15,4%.

Per quanto riguarda le direttrici geografiche degli scambi, sono cresciute le esportazioni solo verso la Cina (+4,4%) e il Giappone (+2,9%). Cala nettamente l’export verso tutti i mercati tradizionali (-24,9% verso l’Unione Europea e -18,7% verso gli Stati Uniti).

Francia, Germania e Stati Uniti rimangano i principali mercati di sbocco del sistema produttivo milanese. Si stanno però affermando nuove linee di tendenza verso una maggiore differenziazione delle destinazioni commerciali, con un crescente peso delle economie emergenti.

Dinamiche settoriali dell’interscambio

Il settore manifatturiero ha subito una flessione del 17,1% (nel 2008 la variazione rispetto all’anno precedente era stata di -0,9%), a conferma delle difficoltà riscontrate dalle imprese industriali. Nel campo dei servizi si è, invece, registrata una significativa crescita delle esportazioni nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche e una caduta nei servizi di informazione e comunicazione (-28,9%) e nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (-22,4%).

Entrando nel dettaglio del comparto industriale, si osserva che il sottosettore che più pesa sul volume delle esportazioni milanesi è ancora quello della meccanica (pari all’11% sul totale dell’export nel manifatturiero), che però nel 2009 ha subito, rispetto all’anno precedente, un calo del 15% come conseguenza di una forte flessione del flusso verso la Germania.

Calano le esportazioni anche in un comparto tradizionalmente anti-ciclico come quello dell’industria alimentare (-10,7%), che nel 2008 aveva manifestato una dinamica molto positiva.

Le esportazioni crescono solo nella farmaceutica (+11,8%, con un significativo incremento verso Germania e Giappone), evidenziando la tenuta di un settore che ha saputo mantenere un’elevata propensione all’investimento in ricerca e sviluppo anche in un periodo di crisi.

In difficoltà appare, invece, il comparto tessile e abbigliamento (-20%, cresce il volume degli scambi solo in direzione della Cina, crolla invece in direzione dei mercati maturi dell’Unione Europea).

Sul fronte dell’import, analogamente a quanto registrato per l’export, si osserva un aumento del flusso solo in riferimento al comparto farmaceutico (+7,2%). Calano fortemente le importazioni nei settori dei prodotti in metallo (-44%), della meccanica (-30,7%) e degli apparecchi elettrici (-23,9%).

Il saldo commerciale resta negativo ma, nel contesto di un generale ridimensionamento del volume degli scambi sia in entrata sia in uscita, si osserva una lieve diminuzione del disavanzo (da 28 milioni di euro nel 2008 a poco meno di 25 milioni nel 2009).

Investimenti esteri

Per quanto riguarda i flussi in uscita di investimenti produttivi, le imprese milanesi attive all’estero sono circa 790 (13% del totale nazionale, molte sono PMI) e generano un’occupazione di 173 mila dipendenti e un fatturato di oltre 53 miliardi di euro.
Esse sono presenti soprattutto nei settori manifatturieri a medio-alta e alta intensità tecnologica (farmaceutica, chimica fine, strumentazione, meccanica, elettromeccanica), nel commercio all’ingrosso e nelle costruzioni.

La struttura geografica delle attività partecipate all’estero dalle imprese locali evidenzia alcuni tratti distintivi, che differenziano il contesto milanese da quello delle altre imprese italiane: pesano meno i paesi dell’Europa centrale e orientale, l’Africa settentrionale e l’Asia orientale, mentre aumenta la rilevanza delle aree avanzate (Europa occidentale, Nord America, Oceania), dell’America Latina, del Medio Oriente e dell’Asia centrale.
Ciò si spiega, almeno in parte, con il fatto che, comparativamente alle imprese del resto del paese, è meno frequente il ricorso a IDE finalizzati alla delocalizzazione di attività produttive in paesi a basso costo.

Sul fronte dei flussi in entrata, si rileva che le imprese multinazionali estere presenti a Milano sono quasi 1.900 (45% del totale nazionale) e generano un’occupazione di poco meno di 290 mila dipendenti e un fatturato di 170 miliardi di euro. La ripartizione settoriale di tali imprese si estende a tutti i settori di attività, confermando la polisettorialità dell’economia milanese.

Riguardo all’origine geografica delle partecipazioni estere, sono prevalenti gli investitori che originano dalla triade delle aree industrializzate (Europa occidentale, Nord America e Giappone). Si osserva, comunque, una crescita delle partecipazioni provenienti dai paesi emergenti.

Le iniziative dei paesi emergenti, sia greenfield sia tramite acquisizioni di attività preesistenti, si concentrano in particolare nel tessile-abbigliamento e nella meccanica.

A cura del Servizio Studi e Supporto Strategico della Camera di Commercio di Milano: Roberto Adamoli, Aurora Caiazzo, Federica Flaminio, Ivan Izzo.

Milano produttiva 2010