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Noi Italia 2012

L'Istat ha pubblicato l’edizione 2012 di Noi Italia. Il sito offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti socio economici del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

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Vi proponiamo un abstract delle sezioni dedicate a:

  1. strutture produttive
  2. infrastrutture e trasporti
  3. scienza, tecnologia e innovazione
  4. macroeconomia.

Strutture produttive

Nel 2009 in Italia il tasso di imprenditorialità – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – è appena inferiore al 32 per cento. La propensione all’imprenditorialità risulta elevata in tutte le ripartizioni geografiche, con valori nettamente superiori alla media europea.

In termini di dimensione media delle imprese, l’Italia, con circa 4 addetti, si colloca insieme al Portogallo al penultimo posto nella graduatoria Ue27. In ambito nazionale, il Mezzogiorno si caratterizza per dimensioni medie più contenute e inferiori alla media italiana.

Il turnover lordo delle imprese, che fornisce una misura del grado di dinamicità di un sistema economico, in Italia è pari al 14,9 per cento. I valori sono molto diversificati a livello regionale: una maggiore instabilità si riscontra nel Mezzogiorno, mentre il Nord-est si caratterizza per una minore nati-mortalità delle imprese.

Nel 2009 il livello di competitività delle imprese italiane è in calo e si attesta a 112,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo del lavoro. La diminuzione è maggiore nel Nord-est; più contenuta per le imprese del Centro. Nel confronto europeo, si evidenzia una situazione di sofferenza per l’Italia, che si colloca agli ultimi posti della graduatoria.

La struttura produttiva dell’economia italiana appare altamente diversificata a livello di macro aree regionali. Nel Mezzogiorno prevalgono le micro imprese, sia di servizi, sia dell’industria; nel Nord-ovest predomina la grande industria; nel Nord-est le piccole e medie imprese dell’industria; nel Centro le grandi imprese dei servizi.

Infrastrutture e trasporti

I 6.629 km di autostrade nazionali, pari a 22 km. ogni mille km² di superficie territoriale, rappresentano il 9,2 per cento della rete europea.

Il tasso di motorizzazione è passato da 501 autovetture ogni mille abitanti nel 1991 a 604 nel 2009, con un incremento medio annuo pari all’1,0 per cento, uno dei tassi più alti del mondo e il secondo nell’Ue27.

Il trasporto di merci su strada continua a essere preferito rispetto ad altre modalità di trasporto (ferroviario e navale), con conseguente congestionamento delle strade. I trasporti di merci su strada hanno sviluppato un traffico di circa 180 miliardi di tonnellate-km (anno 2007), con una riduzione del 4,1 per cento rispetto all’anno precedente.
Nel 2009 la Germania si conferma il primo paese dell’Unione europea per trasporto merci su strada con oltre 300 miliardi di Tkm, seguito da Spagna (212 miliardi di Tkm), Polonia e Italia (oltre 180 miliardi di Tkm), Francia (oltre 170 miliardi di Tkm) e Regno Unito (140 miliardi di Tkm). La Polonia risulta anche essere il paese che ha sperimentato la crescita maggiore nel periodo 2006-2009, superiore al 40,0 per cento, contribuendo a spostare, insieme a Bulgaria, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, il baricentro del trasporto europeo verso oriente.

Nel 2008 l’Italia è stato il sesto paese europeo per volume del traffico container via mare (7,9 milioni di Teu) e il secondo per trasporto di passeggeri, con oltre 90 milioni di passeggeri. L’Italia, con il 9,7 per cento del volume totale di container, è preceduta da Germania (19,1 per cento), Spagna (16,6 per cento), Paesi Bassi (13,6 per cento), Belgio (11,9) e Regno Unito (10,6 per cento).
L’hub italiano più importante è il porto di Gioia Tauro, in Calabria, che si posiziona al settimo posto tra gli hub europei, con un volume di container di circa 3,2 milioni di Teu.

L’Italia è al quinto posto in Europa per traffico aereo di passeggeri, preceduta da Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. Questi cinque paesi, nel complesso, assorbono oltre il 70 per cento dei passeggeri dell’Ue (anno 2009).

Scienza tecnologia e innovazione

Nel nostro Paese la spesa per ricerca e sviluppo incide per l’1,23 per cento del Pil (anno 2008), valore distante dai paesi europei più avanzati, ma non lontano dall’obiettivo fissato a livello nazionale per il 2020 (1,53 per cento). La debolezza italiana si conferma anche nel settore privato con un rapporto tra spesa in R&S delle imprese e Pil pari a 0,65 per cento, al di sotto della media europea (1,21 per cento).
In termini assoluti, le regioni che spendono di più in ricerca e sviluppo sono la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia-Romagna e il Veneto.

La quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che si connette a Internet tramite la banda larga è all’incirca l’83 per cento, valore poco al di sopra della media europea (anno 2009).

Anche gli addetti alla ricerca e sviluppo (in unità equivalenti a tempo pieno) – 4,0 ogni mille abitanti – sono al di sotto della media europea (4,9) e con forti disparità territoriali.

Nel triennio 2006-2008, rispetto a quello precedente, la quota di imprese innovatrici registra un incremento di oltre tre punti percentuali (da 27,1 a 30,7 per cento). In ambito europeo, l'Italia si colloca poco al di sopra del valore medio dell’Unione. In termini sia di numero di innovazioni introdotte, sia di spesa sostenuta, emerge una decisa concentrazione del fenomeno nelle imprese di grande dimensione del settore industriale.

Il numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche è ancora piuttosto basso (circa 12 ogni mille abitanti tra i 20 e i 29 anni) e inferiore a quello medio europeo (anno 2008).

Macroeconomia

Nel 2009 il Pil pro capite ai prezzi di mercato è diminuito del 5,7 per cento in termini reali. Le differenze regionali permangono sensibili e il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord si mantiene pressoché invariato.

La composizione della domanda interna – consumi e investimenti – è in Italia allineata alla media europea: circa l’80 per cento delle risorse è destinata ai consumi e il 20 per cento agli investimenti.

All’inizio degli anni 2000 l’Italia aveva una produttività per ora lavorata in linea con la media dei paesi Ue15 e superiore a quella di Spagna e Regno Unito. A partire dal 2001 l’Italia ha progressivamente perso terreno rispetto agli altri paesi Ue15 (nel 2009 la produttività del lavoro è del 10 per cento inferiore rispetto alla media Ue15), mentre Spagna e Regno Unito hanno recuperato posizioni e nel 2009 sono molto vicini alla media Ue15.

Nel 2009 il tasso di inflazione si attesta allo 0,8 per cento, valore leggermente inferiore alla media Ue27 (1,0 per cento). Tuttavia, nel corso del 2010 si è assistito a una graduale ripresa dell’inflazione: ad ottobre il tasso acquisito per l’anno è stato pari all’1,5 per cento.

Il grado di integrazione commerciale tra i paesi dell’Ue27 è molto elevato: circa due terzi delle esportazioni di questi paesi sono diretti verso altri paesi Ue. La tendenza a privilegiare il commercio all’interno dell’Unione è relativamente più accentuata nei paesi più piccoli e, soprattutto, in quelli di recente accesso. L’Italia insieme ai maggiori paesi dell’Unione (ad eccezione della Spagna) mostra invece un’apertura relativamente maggiore verso i paesi extra-Ue.
In particolare, nel 2009 l’Italia detiene il 7,6 per cento dei flussi di esportazioni intra-Ue e l’11,3 per cento delle esportazioni dei paesi Ue verso il resto del mondo. Entrambe le quote sono diminuite rispetto al 2000, ma quella intra-Ue in misura maggiore. Tra le principali economie europee solo la Germania rafforza la propria posizione sia all’interno, sia all’esterno dell’Unione, mentre Regno Unito e Francia mostrano una performance peggiore di quella italiana. Il gruppo di paesi entrati nell’Unione dopo il 2002 ha, invece, progressivamente rafforzato la propria posizione, arrivando a rappresentare nel 2009 poco più del 13 per cento delle esportazioni intra-Ue.

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Paese: Italia