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Operatori commerciali all’esportazione 2010

Nel 2010 gli operatori commerciali attivi all’esportazione, pari a 205.974 unità, hanno dimostrato capacità di recupero nei mercati esteri.

Rispetto al 2009, anno in cui il numero era sceso al di sotto dei livelli del 2002, si registra un aumento del 6%, mentre rispetto al 2008 la variazione è lievemente positiva (+0,2%). Il valore delle vendite all’estero, misurato in termini nominali e per classi costanti di valore, è in ripresa per tutte le classi di fatturato esportato.

La numerosità degli operatori è tornata ai livelli pre-crisi, ma ciò dipende solo dal recupero degli operatori con una presenza marginale. Il numero di operatori con un fatturato fino a 250 mila euro di vendite all’estero aumenta dell'1,9% mentre risulta in discesa per le classi di valore superiore.

Confronto 2010 - 2008

  • Gli operatori di maggiore dimensione (50 milioni e oltre di fatturato all’export) registrano un -11,2% rispetto al 2008
  • Gli operatori con fatturato all’export tra 5 e 50 milioni di euro registrano un -7,1% rispetto al 2008
  • Gli operatori con fatturato all’export compreso tra 0,75 e 5 milioni di euro all’esportazione -5,8%
  • Gli operatori con fatturato all’export inferiore a 750 mila euro -3,9%.

La concentrazione economica delle esportazioni risulta in aumento dal 2008: la quota dei top 1.000 esportatori è passata dal 48,4% del 2008 al 49,1% del 2010; quasi metà dell’export è effettuato dai primi mille operatori. L’elevata concentrazione economica delle vendite sui mercati esteri viene confermata dalle quote detenute dai primi 100 e primi 20 esportatori.

Analisi settoriale

Il settore merceologico che si caratterizza per la più elevata numerosità di operatori all’export è quello dei macchinari ed apparecchi. La presenza degli operatori in questo settore raggiunge le 42.268 unità. La quota delle esportazioni realizzate dai maggiori (con almeno 50 milioni di fatturato all’export) è pari al 41,6%, mentre la quota di quelle effettuate dai più piccoli (fino a 0,75 milioni) è del 3,7%.

Al secondo posto si collocano i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (gomma, plastica, ceramica ecc.). Per questo comparto la quota delle esportazioni realizzate dagli operatori più grandi è relativamente più bassa (32,7%), mentre risulta più alta quella effettuata dagli operatori con meno di 750 mila euro di export (5,3%).

Altri settori con elevate frequenze di operatori all’export (superiori a 30 mila) sono i metalli e prodotti in metallo e i comparti del tessile ed abbigliamento. Nel primo caso la quota dei grandi esportatori supera il 50% delle esportazioni del settore, mentre nel secondo caso si riscontra una minore concentrazione, in quanto la quota dei grandi esportatori è circa un terzo del totale delle esportazioni settoriali. La quota di fatturato degli operatori della classe inferiore è, invece, tra le più basse per i metalli (3,1%) e tra le più alte per il tessile (5,7%).

I settori dove si superano le 20 mila presenze di operatori italiani all’estero sono gli Altri prodotti manifatturieri (mobili, preziosi, articoli sportivi, giochi, strumenti musicali e apparecchi medicali) e gli apparecchi elettrici. Nel primo settore, la concentrazione economica dell’export nella classe di fatturato più elevata è inferiore e la quota dei piccoli esportatori con meno di 750 mila euro di vendite annue è tra le più alte (7%), mentre nel secondo la quota dei grandi con oltre 50 milioni di vendite all’estero supera il 50% e quella dei più piccoli è uguale a quella del settore dei metalli, pari a 3,1%.

I settori dove la quota di export degli operatori più grandi è in assoluto prevalente sono, nell’ordine, quello dei prodotti petroliferi raffinati (97,5%), dei prodotti farmaceutici (83,6%), dei mezzi di trasporto (73,4%) e dei prodotti chimici (53,8%).

Dall’altro lato, i settori con la minore concentrazione delle vendite all’estero nelle classi superiori di fatturato all’export sono quelli dei prodotti agricoli e della pesca, dove la quota della classe di fatturato più bassa raggiunge il 9,3% e quelle intermedie il 75,3%; il settore degli alimentari e bevande dove prevalgono le classi intermedie (da 0,75 a 50 milioni) con il 60% circa di fatturato; il settore del legno e carta con una quota di piccoli del 5,6% e una quota di medi del 55% circa.

Analisi geografica

La più elevata numerosità di operatori attivi all’esportazione si riscontra nell’Unione europea dove, nel 2010, si rilevano oltre 155 mila presenze, con una quota sul totale dell’export pari al 58,3%. Germania, Francia, Spagna e Svizzera sono i mercati più presidiati.

Nell’ambito dell’area Ue27 si rileva il maggior numero di paesi, ben 13 su 26, con oltre 20.000 presenze di esportatori italiani. Al secondo posto si posizionano gli Altri paesi europei non appartenenti all’Ue con la metà delle presenze (79.644) che si registrano sui mercati Ue. Per questi paesi è più alta la quota delle esportazioni delle classi estreme: gli operatori più piccoli esportano il 5,7% e quelli più grandi il 51,3%.

Seguono i paesi dell’Asia orientale, che diventa nel 2010 la terza area di destinazione degli operatori commerciali italiani, superando l’America settentrionale di circa 1.500 presenze. In entrambe le aree la quota di piccoli operatori copre il 3,5%, mentre in America settentrionale è prevalente la quota di grandi imprese con il 54,5% dell’export.

Altra area di frequente destinazione degli operatori all’export è il Medio Oriente con 32 mila presenze circa ed una quota detenuta dai grandi operatori relativamente meno importante (49,8%).

In Africa settentrionale, dove la diffusione degli operatori ha raggiunto le 27 mila presenze circa, la quota di grandi operatori è la più alta e rappresenta il 55% circa delle esportazioni.

Tra i paesi più importanti come partner commerciali (peso sull’export nazionale di almeno lo 0,5%), l’Algeria, con 3.832 operatori presenti, si caratterizza per un valore medio delle esportazioni per operatore molto elevato (730 mila euro circa) e per il valore mediano più alto (circa 66 mila euro), seppure contenuto in valore assoluto. Germania, Stati Uniti d'America e Cina seguono con valori medi all’export tra i 620 e i 630 mila euro. Tra questi paesi il valore mediano più alto si registra per la Cina, con 35 mila euro esportati dall’operatore “rappresentativo”, mentre la dimensione mediana degli operatori in Germania è più bassa, con un valore di 18 mila euro.

I paesi dove si registrano i valori mediani più alti, oltre ad Algeria e Cina, sono Russia e Iran, rispettivamente con 38 e 39 mila euro. Nel primo caso, però, le presenze sono circa 19 mila, mentre nel secondo caso vi è una minore diffusione degli operatori, con circa 5 mila presenze.

Valori mediani inferiori a 8,9 mila euro si registrano per Irlanda, Lituania, Malta, Estonia, Lettonia, Bulgaria e Lussemburgo, a testimonianza del fatto che gli operatori si caratterizzano per un volume di vendite più basso.

Dimensioni medio-basse delle vendite (mediana tra 8,9 e 12,2 mila euro) si registrano per Austria, Romania, Nigeria, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Finlandia, Slovenia, Cipro, Slovacchia, Albania e Danimarca.

Dimensioni medio-alte (tra 12,2 e 18,2 mila euro) degli operatori all’export si osservano, oltre che per la Germania, anche per Regno Unito, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia e Norvegia.

I primi 4 paesi in ordine di presenze degli operatori sono:

  • Germania (70 mila)
  • Francia (68 mila)
  • Spagna (48 mila)
  • Svizzera (47 mila).

Le dimensioni maggiori in termini di valore mediano, insieme alla Russia, si osservano per la Turchia dove si superano i 30 mila euro per l’operatore rappresentativo.

La Spagna, la Svizzera e la Polonia sono i mercati dove maggiore è il grado di eterogeneità delle vendite realizzate da operatori italiani. Il valore rappresentativo per operatore in Spagna si avvicina ai 20 mila euro e rappresenta la dimensione più ampia, insieme alla Francia (21 mila euro), tra quelle registrate per i paesi dell’Ue.

Analisi territoriale

Le regioni caratterizzate da una maggiore presenza di operatori sono la Lombardia, con circa 58 mila operatori all’export, il Veneto con oltre 28 mila, l’Emilia Romagna con circa 23 mila, la Toscana con 21 mila circa e il Piemonte con 17.821 presenze di operatori all’export.

La dimensione media degli operatori è più alta per la Sardegna (oltre 4,6 milioni di euro), segue la Basilicata con 2,6 milioni, la Sicilia con 2,5, l’Abruzzo e la Val d’Aosta: la dimensione media maggiore degli esportatori di queste regioni é in parte spiegata da una peculiare specializzazione settoriale. Seguono Piemonte con 1,9 milioni di euro, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Lazio.

Fonte: Istat (13 luglio 2011)