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Rapporto 2012 su economia e finanza dei distretti industriali

Intesa San Paolo ha presentato il quinto rapporto annuale sull’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali italliane. L’analisi ha coinvolto 49.000 aziende.

Il Rapporto analizza i bilanci aziendali degli ultimi quattro anni di oltre 13.000 imprese appartenenti a 144 distretti industriali e di quasi 36.000 imprese non-distrettuali specializzate nei settori produttivi rilevanti per gli stessi distretti e presenta le stime sui risultati di bilancio delle imprese nel 2012 e le previsioni per il biennio 2013-14.

Sintesi dei risultati

  • Migliore andamento delle imprese dei distretti rispetto alle aree non distrettuali: nel biennio 2011-12 crescita del fatturato +3%, contro +1%. Su questo miglior andamento ha inciso la più pronunciata propensione a esportare (il 41% circa delle imprese distrettuali esporta; nelle aree non distrettuali questa quota si colloca al 30%).
  • Il numero di domande di brevetto presentate allo European Patent Office negli ultimi quattro anni ogni 100 imprese è pari a 45 nei distretti e a 32 nelle aree non-distrettuali.
  • Nei distretti il numero di marchi ogni 100 imprese è pari a 40 circa, mentre nei non distretti non supera i 21. Questo risultato si spiega sia con una più alta percentuale di imprese che detiene marchi (11,5 imprese ogni 100 ha registrato almeno un marchio a livello internazionale, contro il 7,4% nel caso delle imprese non distrettuali), sia con un maggior numero medio di marchi per impresa che detiene marchi (3,4 contro 2,8). I marchi detenuti offrono inoltre protezione per un maggior numero di paesi.
  • Le filiere produttive presentano criticità da risolvere. Le imprese subfornitrici possono compensare i vantaggi di costo dei concorrenti dei paesi emergenti con qualità, innovazione, time-to-market.

Gli 11 distretti migliori

  • Distretto specializzato in beni intermedi (la gomma del Sebino Bergamasco)
  • Cinque aree di specializzazione nel sistema moda (l’occhialeria di Belluno, la pelletteria e le calzature di Firenze, la concia e le calzature di Santa Croce sull’Arno, il tessile di Biella, l’abbigliamento del napoletano) Tre distretti agro-alimentari (i vini di Langhe, Roero e Monferrato, il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, i salumi di Parma)
  • Un polo del sistema casa (il marmo di Carrara)
  • Un polo della meccanica (le macchine per l’imballaggio di Bologna).

Previsioni per il biennio 2013-14

Il 2013 dovrebbe caratterizzarsi per una modesta ripresa del fatturato (+1,1% a prezzi correnti). Determinanti nel condizionare il risultato, le attese di perdurante debolezza del mercato interno, soprattutto per i settori produttori di beni di consumo, quali alcuni settori a forte specializzazione distrettuale (mobili, sistema moda e alimentare).

La ripresa dell’attività produttiva è pertanto rinviata al 2014, quando il fatturato delle imprese distrettuali dovrebbe mostrare un aumento del 4,0%. Migliori prospettive di crescita interesseranno la filiera metalmeccanica che trarrà beneficio da una lenta ripresa del ciclo degli investimenti destinati al potenziamento qualitativo e di efficienza del tessuto produttivo italiano e, soprattutto, dall’elevata competitività di molti prodotti italiani sui mercati internazionali.

Le criticità

Le relazioni lungo la filiera tra le imprese dei distretti presentano alcune importanti criticità. Il modello italiano di catena del valore è infatti da tempo messo in discussione dagli effetti della globalizzazione, poiché le imprese committenti sono state spesso tentate di ricorrere a subfornitori localizzati in paesi a basso costo del lavoro.

 Inoltre, nel caso in cui i committenti abbiano iniziato a produrre direttamente all’estero, i subfornitori hanno trovato difficoltà a seguirli. Alcune imprese ne hanno sofferto più di altre: la distanza tra le piccole imprese migliori e quelle peggiori è diventata significativa (circa 21 punti percentuali per l’EBITDA margin: +18,2% vs. -2,7%).

Nel Rapporto, attraverso un’indagine sul campo effettuata in alcuni distretti dell’Emilia Romagna, si è cercato di capire se e quanto alcune competenze dell’impresa subfornitrice rendano strategico per il committente il mantenimento della relazione di fornitura a livello locale. L’analisi si è concentrata sulla dicotomia tra competenze più semplici (la semplice fornitura di capacità produttiva, i bassi costi, …), che fanno correre un maggior rischio di disimpegno del committente, rispetto a quelle che offrono al subfornitore un effettivo “potere di mercato” (capacità innovativa autonoma, integrazione propositiva in un sistema di produzione orientato alla qualità, time-to-market…) e una più alta probabilità di mantenere un legame di lungo periodo.

I dati mostrano che i fornitori più innovativi e qualificati hanno performance nettamente migliori, e che i committenti anche in futuro intendono avvalersi di loro: i minori costi dei subfornitori esteri possono essere più che controbilanciati.

Anche per le imprese di subfornitura è però necessario superare la debolezza finanziaria che caratterizza la media delle PMI italiane, sia attraverso un maggiore equilibrio tra mezzi propri e indebitamento, sia tramite una riduzione dei tempi di pagamento per alleggerire il peso dei crediti commerciali.

Fonte: Intesa San Paolo