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Relazione 2011 sulla competitività dell’Unione dell’innovazione

L’UE sta progredendo lentamente verso l’obiettivo di investire il 3% del PIL in Ricerca e Sviluppo (R&S). Aumenta così il divario fra l’UE e i suoi concorrenti a livello mondiale, in particolare a causa della minore entità degli investimenti in R&S delle imprese.

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Il Report di valutazione dell’Unione, che prende in considerazione tutto il ciclo dell’innovazione, fra cui l’impatto della ricerca e dell’innovazione sull’aumento della competitività e sulle risposte alle sfide della società, analizza:

  • le prestazioni dell’UE e degli Stati membri rispetto a 25 indicatori fondamentali di R&S
  • i progressi compiuti verso gli obiettivi principali di R&S a livello d’Unione e nazionale.

Nel periodo 2000-2007, l’intensità di R&S dell’UE ha registrato una stagnazione. Più recentemente, l’intensità di R&S è aumentata dall’1,85% del PIL nel 2007 al 2,01% nel 2009, in seguito alla diminuzione del PIL e al fatto che i finanziamenti pubblici di R&S hanno generalmente goduto di un trattamento prioritario nei bilanci, mentre quelli privati hanno dimostrato notevole resistenza.

Fra il 2000 e il 2009, l’intensità di R&S è aumentata in 24 Stati membri, registrando un’accelerazione nel periodo 2006 - 2009 nella maggior parte degli Stati membri. Ciò nonostante, nel 2009 numerosi Stati membri erano ancora lontani dalle mete nazionali di R&S che si erano prefissati nel 2005.

Confronto internazionale

Fra il 1995 e il 2008, il totale di investimenti nella ricerca in termini reali è aumentato del 50% nell’UE. Tuttavia, gli aumenti registrati nel resto del mondo sono stati più significativi, rispecchiando la trasformazione dell’economia mondiale verso un’economia a più elevata intensità di conoscenze. Nello stesso periodo, gli investimenti nella ricerca:

  • negli Stati Uniti sono aumentati del 60%
  • nei quattro paesi a maggiore intensità di conoscenze dell’Asia (Giappone, Corea del Sud, Singapore e Taiwan) del 75%
  • nei paesi BRIS (Brasile, Russia, India e Sudafrica) del 145%
  • in Cina dell’855%
  • nel resto del mondo di poco meno del 100%.

Ne deriva che una quota sempre maggiore di attività di R&S nel mondo avviene fuori dell’Europa. Nel 2008 meno di un quarto (24%) del totale della spesa di R&S mondiale ha interessato l’UE, contro il 29% nel 1995.

Sulla base delle tendenze attuali, la Cina potrà superare l’UE entro il 2014 in termini di volume di spesa per R&S.

La debolezza dell’investimento europeo in R&S è particolarmente visibile nel settore privato, in cui l’Europa continua a perdere terreno nei confronti degli Stati Uniti e delle principali economie asiatiche.
Nell’ultimo decennio, la spesa di R&S delle imprese dell’UE è rimasta ferma intorno all’1,2% del PIL (1,25% nel 2009), cioè a un livello molto più basso rispetto agli Stati Uniti (2,01% nel 2008), alla Corea del Sud (2,45% nel 2007) e al Giappone (2,68% nel 2007).

Secondo il report i principali ostacoli da affrontare sono l’accesso ai finanziamenti, in particolare al capitale di rischio e il costo alto dei brevetti in Europa (per ottenere e mantenere una protezione brevettuale nei 27 Stati membri dell’UE una Pmi deve sborsare 168.000 Euro in spese legali contro i 4.000 Euro degli USA).

Risorse umane

L’Europa vanta una disponibilità ampia e diversificata di risorse umane, in particolare nel campo scientifico e tecnologico, di cui le imprese non fanno un uso pieno o ottimale.

Il grande numero di ricercatori e la disponibilità di risorse umane qualificate costituiscono un importante punto di forza dell’Europa. Nel 2008 vi erano 1,5 milioni di equivalenti ricercatori a tempo pieno nell’UE, rispetto a 1,4 milioni negli Stati Uniti e 0,71 milioni in Giappone. Tuttavia, in termini assoluti è la Cina il leader mondiale, con 1,6 milioni di ricercatori nel 2008.

Più della metà (54%) dei ricercatori nell’UE appartengono al settore pubblico e solo il 46% a quello privato. Si tratta di una caratteristica esclusiva dell’Europa.

L’UE dovrà creare almeno un milione di nuovi posti di lavoro nella ricerca per raggiungere un’intensità di R&S del 3%. E i sistemi nazionali di ricerca e di innovazione saranno chiamati ad adeguare i profili dei ricercatori alle nuove priorità e alle esigenze del mercato.

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Strategia "Europa 2020"

Nel 2010 l’Unione europea ha varato la strategia Europa 2020 che impegna l’UE e gli Stati membri a rendere l’ambiente economico più aperto all’innovazione, a favorire l’accesso ai finanziamenti privati e a completare lo Spazio europeo della ricerca.

Lo scopo è affrontare sia una sfida di competitività che una sfida culturale (integrando la ricerca e l’innovazione) per favorire le attività economiche a più alta intensità di conoscenze.
Uno degli obiettivi principali della strategia Europa 2020 consiste nel miglioramento delle condizioni per la ricerca e lo sviluppo, al fine di aumentare i livelli complessivi degli investimenti pubblici e privati nel settore al 3% del PIL.

Nel 2010 quasi tutti gli Stati membri dell’Unione europea si sono fissati nuove mete di R&S per il 2020, generalmente ambiziose, ma realizzabili.