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SACE: rapporto export 2009

La quinta edizione del Rapporto SACE fornisce previsioni per 43 Paesi di destinazione dell’export italiano e per 13 settori merceologici.

Il Report - che quest’anno si intitola “Cercando nuove fonti di domanda” - parte dal presupposto che la crisi economica e finanziaria globale ha messo in discussione importanti destinazioni dell’export italiano. Le aziende saranno quindi chiamate a migliorare la competitività per difendere le proprie posizioni sui mercati internazionali.

A livello globale, la contrazione degli scambi internazionali, pari al 18% tra aprile 2008 e agosto 2009, è stata più grave rispetto alle precedenti recessioni del 1990-1993 e del 2001-2002, sia in termini di caduta dei volumi sia di tempistica della ripresa.

Tra il secondo trimestre del 2007 e quello del 2009, i tassi di disoccupazione sono aumentati notevolmente, soprattutto nei paesi avanzati. L’andamento della disoccupazione sarà importante per capire sostenibilità e velocità della ripresa.

L’export italiano è orientato proprio verso i paesi che sono stati colpiti prima e di più dalla crisi (il mercato emergente più rilevante per le vendite italiane, l’Europa orientale, è tuttora in forte difficoltà).
La peggiore contrazione delle esportazioni nei paesi emergenti si è osservata in America Latina, con un calo complessivo del 30%. Flessioni delle vendite sono state registrate anche in Asia centro-orientale e nel continente africano, ma con intensità inferiori rispetto alle altre aree.

Nei primi sette mesi del 2009, il decremento del valore delle esportazioni di beni ha riguardato tutti i settori, anche quelli tradizionalmente trainanti dei beni di investimento come la meccanica strumentale.
I beni intermedi hanno registrato i risultati peggiori (-30%, in termini tendenziali), risentendo dell’andamento dei prezzi delle commodity e delle difficoltà dei settori a valle.
I beni di consumo hanno riportato una riduzione nelle esportazioni del 18,6%. Il calo delle vendite è stato invece più contenuto per l’export di beni agricoli, che confermano il carattere anticiclico e la scarsa apertura al commercio internazionale.

Primi segnali di ripresa

Nell’ultimo trimestre del 2009 il PIL mondiale tornerà a crescere, inizialmente a ritmo moderato per poi accelerare e consolidarsi nel biennio successivo. Il recupero completo dei ritmi di espansione pre-crisi avverrà a fine 2011.

Le dinamiche saranno migliori per l’economia statunitense e il Giappone, mentre nell’area dell’euro e nel Regno Unito la velocità sarà minore. La domanda di importazioni da parte di questi paesi si riattiverà a partire dal secondo trimestre del 2010, trainata dalla ripresa degli Stati Uniti.

Le prospettive di sviluppo dei mercati emergenti saranno complessivamente migliori. La domanda di beni dall’estero di Cina, India e Brasile, offrirà un contributo importante al recupero degli scambi globali. Verrà a mancare l’impulso della Russia, la cui uscita dalla crisi sarà più lenta per questioni strutturali del paese.

Il recupero delle esportazioni italiane, in volumi e in valori, non sarà immediato e, solo nel 2011 la dinamica tornerà vicina ai livelli antecedenti la crisi, con espansioni del 5% in termini reali.
Le quote di mercato dell’export italiano, in calo dall’inizio degli anni duemila, subiranno un’ulteriore riduzione. Le esportazioni italiane cresceranno quindi a un ritmo inferiore a quello della domanda mondiale. Le prospettive del fatturato all’estero saranno più deboli nei mercati tradizionali, rispetto a quelli emergenti.

Saranno i beni di investimento, con un contributo in media superiore al 50% alla crescita dell’export italiano nel biennio 2010-2011, a registrare un aumento delle commesse. In particolare, il settore della meccanica strumentale dovrebbe beneficiare sia degli investimenti per espansione dei mercati emergenti sia di quelli per sostituzione nei paesi avanzati.
Anche le esportazioni di metalli, mezzi di trasporto e apparecchi elettrici registreranno performance superiori alla media nel 2010-2011.

Nell’area asiatica l’export continuerà a crescere più che altrove a tassi medi dell’8,3% nel 2010-2011, grazie soprattutto al contributo della Cina. In America Latina il recupero delle vendite sarà particolarmente veloce, crescendo del 10% in Brasile e in Messico nel 2011. Anche in Europa centro-orientale si osserveranno dinamiche positive, seppure più moderate rispetto al passato (6,5% nel 2010-2011).

Competitività dell’Italia

Dal lato della competitività, le previsioni per l’Italia presentano un quadro non molto favorevole. I costi del lavoro relativi italiani sono attesi in aumento del 6% circa tra l’inizio del 2008 il 2010. Questo aumento sarà solo parzialmente riassorbito tra il 2010 e il 2011 e ne deriverà conseguentemente un peggioramento della competitività di prezzo per le esportazioni italiane.

In un contesto di domanda debole, la leva competitiva è fondamentale per cercare di mantenere le proprie posizioni inalterate in termini di quote di mercato e per garantirsi un flusso di ordinativi tale da riuscire a superare le difficoltà della congiuntura mondiale. Una conferma della perdita di competitività di prezzo per l’Italia risulta anche dal tasso di cambio effettivo reale, che è previsto in aumento.

Negli anni della ripresa guidata dall’export la competitività non di prezzo, attraverso l’”effetto qualità” ha più che compensato la minore competitività di prezzo. Oggi ci sono dubbi sul fatto che possa continuare a farlo nello
scenario post-crisi. L’attuale apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro potrebbe avere effetti più negativi rispetto a quelli prodotti nel 2007, minando ulteriormente la competitività delle nostre merci.

Le quote di mercato mondiali delle merci italiane continueranno a scendere. Nel contesto della ripresa globale il ritmo di espansione del nostro export non riuscirà, tuttavia, a tenere il passo con gli sviluppi delle esportazioni globali (l’aumento di quote, in valore e in volume, verificatosi nel 2007 ha avuto una natura temporanea).

  • Si stima che nel 2009 la quota dell’export italiano in valore rimarrà invariata, al 3,6%, mentre quella delle vendite all’estero in volume si attesterà al 3,4% (3,5% l’anno precedente).
  • Nel 2010 si dovrebbe invece avere una riduzione dell’export in valore accompagnata da un aumento dell’export in volume facendo sì che, le due quote, per la prima volta in sei anni, si attestino al medesimo livello pari a 3,5%. Questo allineamento tra quote in valore e volume non si ripeterà nel 2011 in cui la diminuzione della quote dell’export in volume sarà superiore a quella delle esportazioni in valore.

In ogni caso il differenziale tra le due quote si restringerà, in media, nel periodo 2010-2011, fornendo così supporto all’idea che l’uscita dalla crisi potrebbe cambiare le dinamiche della leva competitiva non di prezzo delle imprese italiane, sostenuta in modo rilevante dal fattore qualità negli anni recenti.

Dinamiche settoriali

La ripresa avrà una diffusione settoriale relativamente elevata, seppure con alcune differenze. In particolare il tasso di crescita del settore agricolo, anche se in accelerazione rispetto al risultato del biennio 2008-2009, sarà il più basso (+2,9%, in media). Così come questo raggruppamento soffre meno delle fasi di ciclo economico negativo, esso beneficia anche in misura minore delle fasi più espansive.

Seguiranno, nell’ordine, i rialzi per le esportazioni italiane di beni di consumo (4,3%), intermedi (5,8%) e di investimento (7,2%). Questi ultimi saranno quindi i più reattivi perché caratterizzati dalla presenza di settori non solo più internazionalizzati, ma anche più diversificati nel proprio export verso i mercati a maggiori opportunità.
In tali settori vi è la presenza di un maggior numero di imprese, in Italia, la cui competitività è elevata. Questo sarà indubbiamente un punto di forza in termini di capacità di intercettazione della rinnovata domanda mondiale. Si
prevede una dispersione minore, rispetto alla precedente fase di ripresa dell’export del 2006-2007, per le dinamiche delle esportazioni di beni di consumo, intermedi e di investimento.

Il ritorno delle vendite italiane all’estero di beni nei vari raggruppamenti ai livelli pre-crisi richiederà tuttavia tempo. In tutti e quattro i gruppi principali, infatti, i livelli di export raggiunti nel 2008 saranno superati non prima del 2012.

A cura dell’Ufficio Studi Economici di SACE

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