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Stima dei conti economici regionali nel 2009

L’Istat rende disponibili le stime a livello regionale, riferite al 2009, di: prodotto interno lordo (Pil), unità di lavoro e valore aggiunto.

La base informativa per le stime regionali diffuse a soli nove mesi dalla fine dell’anno di riferimento è necessariamente meno robusta di quella disponibile per le stime dei conti completi diffusi a distanza di 21 mesi (il Regolamento Comunitario n. 2223/96 sul Sistema Europeo dei Conti SEC95 prevede il rilascio dei dati regionali a 24 mesi dall’anno di riferimento).
Da ciò deriva un inevitabile grado di provvisorietà delle stime, nonché un livello di disaggregazione dei dati molto contenuto.

Nel 2009 il Pil (a fronte di un valore nazionale pari a -5%) si è ridotto:

  • del 6% nel Nord-Ovest
  • del 5,6% nel Nord-Est
  • del 3,9% nel Centro
  • del 4,3% nel Mezzogiorno.

Il Pil per abitante ai prezzi di mercato, misurato dal rapporto tra Pil nominale e numero medio di residenti nell’anno, segna una flessione del 3,7% a livello nazionale. Il calo è più contenuto nel Mezzogiorno (-2,7%) e nel Centro (-2,9%), mentre è più marcato nel Nord-Ovest (-4,6%) e nel Nord-Est (-4,5%).

In valori assoluti il Pil ai prezzi di mercato per abitante del Centro-Nord continua ad essere sensibilmente più elevato di quello del Mezzogiorno: 30.036 euro nel Nord-Ovest, 29.746 euro nel Nord-Est e 28.204 euro nel Centro, contro i 17.324 euro del Mezzogiorno.

Il Nord-Ovest

Il Nord-Ovest è la ripartizione geografica dove la crisi economica si è fatta sentire di più. La flessione del Pil è spiegata principalmente dall’andamento del settore industriale, nel quale il valore aggiunto in termini reali diminuisce del 14,9% contro il -2,8% dei servizi e il -0,6% del settore agricolo. Il calo del Pil è più marcato in Lombardia e Piemonte (rispettivamente -6,3% e -6,2%).

Il Pil per abitante ai prezzi di mercato si riduce del 5% in Lombardia e del 4,6% in Piemonte, contro il -4% della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e il -1,8% della Liguria.

La produttività del lavoro, misurata dal rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro, mostra una flessione del 3,8% in Lombardia e del 3,3% in Piemonte, contro il -2,5% della Valle d’Aosta e il -2,3% della Liguria.

Il Nord-Est

Il calo del Pil, pari al 5,6%, è la sintesi di una caduta marcata del valore aggiunto del settore industriale (-13,5%), di una flessione decisamente più contenuta di quello dei servizi (-2,6%) e dell’apporto positivo del comparto agricolo (+0,5%).

La performance dell’industria risulta particolarmente negativa in Veneto (-14,1%), Emilia Romagna (-13,7%) e Friuli Venezia Giulia (-13,4%). Anche nel settore terziario le regioni maggiormente in difficoltà sono Veneto (-2,2%), Emilia Romagna (-3,1%) e Friuli Venezia Giulia (-3,3%). Il settore agricolo fa registrare in tutte le regioni una dinamica positiva, ad eccezione del Veneto (-2%) e del Friuli Venezia Giulia (-9,7%).

Il Pil per abitante ai prezzi di mercato si riduce del 4,5% nell’intera ripartizione, attestandosi sul valore di 29.746 euro. A registrare la flessione più consistente sono Veneto ed Emilia Romagna (entrambe -4,9%).

La produttività del lavoro diminuisce del 3,7% (-2,9% il dato nazionale), mentre i redditi da lavoro dipendente mostrano una dinamica che è lievemente al di sopra della media nazionale (+2,2% contro 2,1%).

Il Centro

Il Centro è la ripartizione geografica meno colpita dalla recessione. Il Pil diminuisce del 3,9% a sintesi del -7,3% del valore aggiunto del settore agricolo (la media nazionale è pari a -3,1%), del -10,5% di quello industriale (-13,2% il dato nazionale) e del -2,4%del valore aggiunto dei servizi (-2,6% a livello Italia).

Il Lazio presenta i risultati relativamente migliori fra le regioni della ripartizione: il Pil diminuisce del 3,3% in conseguenza di un calo del 4,4% del valore aggiunto del settore agricolo, del 7,2% di quello industriale e del 2,9% del valore aggiunto dei servizi. Al contrario, in Umbria la flessione del Pil, pari al 5,9%, è superiore sia a quella registrata per la ripartizione sia al dato medio nazionale (agricoltura -11,2%, industria -12,9% e servizi -3,5%).

Per il complesso della ripartizione, il Pil per abitante ai prezzi di mercato, pari a 28.204 euro, presenta una variazione negativa (-2,9%) più lieve di quella nazionale (-3,7%) ed è il Lazio, seguito dalla Toscana, a far registrare la riduzione più contenuta, rispettivamente -2,6% e -2,8%.

L’andamento della produttività del lavoro è lievemente superiore al dato nazionale (-2,5% contro -2,9%). Anche in questo caso il contributo del Lazio risulta decisivo, presentando una riduzione ben al di sotto della media nazionale (-2%).

Il Mezzogiorno

In questa ripartizione la flessione del Pil è pari al 4,3%. A tale risultato hanno contribuito le performance negative dell’agricoltura (-4,7%), dell’industria (-11,9%) e dei servizi (-2,6%).

Abruzzo e Campania sono le regioni più colpite dalla recessione: il Pil si contrae rispettivamente del 6,9% e del 5,2%, soprattutto in conseguenza della forte caduta del valore aggiunto industriale, che segna una flessione pari al 14% e 13,8%. In Abruzzo, il settore dei servizi registra un calo più consistente rispetto alla media della ripartizione (rispettivamente -4,6% e -2,6%).

Il Pil ai prezzi di mercato per abitante diminuisce del 2,7%, contro il -3,7% a livello nazionale. E’ ancora l’Abruzzo a registrare, fra le regioni della ripartizione, il calo più marcato, mentre la Calabria è l’unica regione del Paese in cui l’indicatore rimane stabile.

La dinamica della produttività del lavoro, che a livello di ripartizione risulta pari a -1,6%, è in tutte le Regioni meno negativa della media nazionale (-2,9%).

 Fonte: Istat