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World Investment Report 2006

Secondo il Report annuale dell'UNCTAD, il flusso degli IDE globali nel 2005 è aumentato del 29%. Crescono gli investimenti di alcuni Paesi di recente industrializzazione e la cooperazione "Sud – Sud".

Tra i 200 Paesi considerati, in 126 sono cresciuti i flussi di investimento estero. Particolarmente significative le operazioni di Merger & Acquisition (+88% in valore) che hanno quasi raggiunto il valore record registrato alla fine degli anni Novanta.

Inflows

In termini percentuali, i Paesi sviluppati hanno attratto nel 2005 una quota pari al 59% degli IDE globali, quelli in via di sviluppo pari al 36%. La restante quota va attribuita all'Europa dell'Est e alla Comunità degli Stati Indipendenti.

L'Asia nel suo complesso realizza un +20% grazie alla crescita sostenuta del Pil di molti Paesi e a una serie di liberalizzazioni avviate in Cina (settore bancario e turistico), in India (nella distribuzione e nel settore delle costruzioni) e nella Repubblica coreana.
Cina, Hong Kong, Singapore, Indonesia e Vietnam sono sempre più spesso meta di importanti investimenti nei settori innovativi e ad alto valore aggiunto.

Da segnalare la performance del "West Asia" (+85%). Tra i 14 Paesi che formano l'area spiccano gli Emirati Arabi Uniti. In Giappone invece gli afflussi di investimenti esteri sono scesi del 64%.

Nell'Europa dei 15 gli IDE crescono decisamente di più (+109%) che nei 10 nuovi Partner (+19%).
Il Regno Unito (che ha triplicato l'afflusso rispetto al 2004 grazie alla maxi fusione Shell Transport and Trading con l'olandese Royal Dutch Petroleum) guida la classifica mondiale seguito da USA, Cina, Francia (che raddoppia rispetto all'anno precedente), Olanda e Canada.
In Italia nel 2005 si sono registrate importanti acquisizioni straniere nel settore finanziario.

In America Latina bene Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù e Uruguay, modesta crescita in Argentina, in calo Brasile e Cile.
In Messico gli investimenti diretti registrano un -3%, mentre i Caraibi, sede di importanti centri off – shore, sostanzialmente confermano i valori espressi nel 2004.

L'Africa con un incremento pari al 78% registra il suo record storico anche se la sua quota mondiale è ferma al 3%. Bene Sud Africa, Egitto, Nigeria e Sudan; nella repubblica del Congo, in Mauritania e in Gambia l'afflusso di investimenti è più che raddoppiato.

Cooperazione Sud - Sud

Ricordiamo che gli investimenti in uscita non presentano una dinamica speculare rispetto a quelli in entrata perché i Paesi compilano alcuni dati in maniera diversa (non sempre vengono contabilizzati allo stesso modo gli utili rimpatriati dalle multinazionali nel Paese della casa madre o gli utili reinvestiti dalle affiliate estere nei Paesi che le ospitano).

I Paesi di recente industrializzazione e quelli in via di sviluppo sono tornati, dopo un biennio difficile, ai livelli record registrati nel 2000. In particolare, raddoppiano gli investimenti provenienti dall'Estremo Oriente, sostenuti dalla forte crescita economica e dai proventi del petrolio.

I nuovi player a livello globale sono, nell'ordine: Hong Kong, Federazione Russa, Singapore, Taiwan, Brasile e Cina.

Hong Kong, primaria fonte di investimenti esteri tra i paesi di recente industrializzazione, destina buona parte delle sue risorse nei centri finanziari off shore dei Caraibi e della Cina.
La Federazione Russa, che segue a ruota, si concentra su risorse naturali, industria metallurgica e telecomunicazioni.
Singapore e il Brasile invece puntano sui centri off shore.

I Paesi del Golfo non si limitano più a investire i petroldollari in depositi bancari o nelle Borse valori statunitensi, ma hanno iniziato a puntare anche sui servizi sia nei Paesi sviluppati che in quelli di recente industrializzazione.

La ricerca di nuove fonti energetiche ha spinto Cina e India a investire in Africa e America latina (non a caso Algeria, Ciad, Egitto, Guinea Equatoriale, Nigeria e Sudan, i sei Paesi africani produttori di gas e petrolio, hanno catalizzato il 48% degli investimenti esteri del continente).

Molto interessante il fatto che la maggior parte delle risorse investite da questi Paesi finiscono nei Paesi in via di sviluppo contribuendo alla crescita di quella che viene definita la cooperazione Sud – Sud.
Il dinamismo di queste "nuove potenze economiche" sta modificando i tradizionali flussi di investimento globali fino a qualche anno fa controllati in gran parte dalla triade USA, Giappone e Ue.
Un dato su tutti testimonia la nuova situazione: nella classifica "Fortune" delle 500 maggiori imprese a livello mondiale nel 1990 comparivano 19 realtà provenienti da questi Paesi, nel 2005 erano più che raddoppiate toccando quota 47.

World Investment Report 2006