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World Investment Report 2008

Secondo il Report 2008 dell'Unctad gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) sono cresciuti del 30% nel 2007 e hanno superato il record registrato nel 2000 malgrado la crisi finanziaria USA abbia iniziato a manifestarsi nel secondo semestre.
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Gli ottimi risultati del 2007 hanno interessato praticamente tutte le regioni del mondo: i Paesi più avanzati, quelli in via di sviluppo e le economie in transizione dell’Europa sud orientale e della Comunità degli Stati Indipendenti.

Gli Stati Uniti continuano ad essere il principale polo di attrazione a livello mondiale (anche grazie al deprezzamento del dollaro nei confronti delle principali valute), seguiti da Regno Unito, Francia, Canada e Paesi Bassi.
Da segnalare l’ottima performance del Giappone che da più di 10 anni non otteneva risultati simili.

Molto bene anche i Paesi in via di sviluppo (+21% rispetto al 2006) che hanno raggiunto la cifra record di 500.000 milioni di dollari. A questo risultato hanno contribuito in maniera trasversale l’Asia e l’Oceania, l’America Latina e i Caraibi e l’Africa. Massimo storico anche per i Paesi più arretrati.

Per quanto riguarda gli investimenti in uscita, al comando sempre gli Stati Uniti (+42% rispetto al 2006) seguiti da Francia, Germania e Spagna.
L’Unione Europea ha praticamente raddoppiato gli investimenti all’estero rispetto al 2006 (1.142.000 milioni di dollari).

Cresce il peso specifico dei Paesi in via di sviluppo grazie agli ingenti investimenti delle multinazionali asiatiche.
Le fusioni e acquisizioni transfrontaliere hanno superato del 21% il record registrato nel 2000. Questo dato dimostra che le imprese di tutto il mondo hanno continuato a incrementare la propria dimensione per meglio competere nello scenario internazionale.

Nel primo semestre 2008, a seguito della crisi finanziaria innescata dai mutui ad alto rischio americani, i valori delle fusioni e acquisizioni si sono ridotti del 29% rispetto al primo semestre 2007.

Europa sud orientale e Comunità Stati Indipendenti

Nel 2007 gli investimenti diretti stranieri nell’Europa sud orientale e nei Paesi CSI sono aumentati del 50% rispetto al 2006 (da sette anni il trend in quest’area è positivo).

Tre Paesi in particolare hanno catalizzato l’85% dei flussi in entrata: Federazione Russa, Kazhakistan e Ucraina in particolare nei settori energetico, delle materie prime, dei servizi e automobilistico. La maggior parte di questi investimenti proviene dai Paesi Ue.

Da segnalare gli ingenti investimenti che la Federazione Russa ha realizzato all’estero (46.000 milioni di dollari, più del doppio rispetto al 2006).

Asia

Il forte sviluppo industriale, la maggior liberalizzazione economica e la più stretta integrazione commerciale dell’Asia hanno contribuito alla crescita degli investimenti stranieri nell’area.
Ancora una volta la Cina è il Paese asiatico che ha saputo attrarre maggiori risorse, seguito dall’India. Ma il trend è stato positivo in tutta l’area Asean.

Le imprese asiatiche continuano ad investire all’estero (150.000 milioni di dollari nel 2007) nei settori finanziario, energetico, delle telecomunicazioni e per acquisire brand e tecnologie innovative.

Medio Oriente

Tre Paesi dell’area nel 2007 hanno saputo attrarre i 4/5 degli investimenti stranieri totali: Arabia Saudita, Turchia e Emirati Arabi Uniti. Nel Qatar gli investimenti stranieri sono stati 7 volte superiori rispetto a quelli registrati nel 2006.
Le politiche di diversificazione industriale hanno spinto i maggiori produttori di petrolio dell’area a investire pesantemente all’estero (44.000 milioni di dollari) anche grazie all’intervento dei Fondi sovrani.

Le prospettive in quest’area sono positive fondamentalmente per due motivi: la crisi finanziaria dei subprime USA non ha avuto un forte impatto nell’area e i progetti infrastrutturali e di diversificazione produttiva sono ancora molto numerosi.

Africa

Il 2007 è stato un anno particolarmente positivo per l’Africa che ha saputo attrarre 53.000 milioni di dollari sfruttando l’andamento dei prezzi dei prodotti primari e introducendo nuove politiche nei confronti degli investimenti esteri.

Anche qui le prospettive sono buone, perché il prezzo dei beni primari continuerà ad essere alto e le imprese che operano in questo settore stanno reinvestendo buona parte degli utili.