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Esportazioni dei sistemi locali (2009 – 2011)

Secondo dati Istat tra il 2009 e il 2011, in un contesto di aumento complessivo delle esportazioni nazionali del 28,8%, le vendite all’estero dei prodotti dei sistemi locali del made in Italy aumentano del 29,7%. Nel biennio considerato le esportazioni risultano in crescita per 583 sistemi locali su 686.

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La nuova metodologia di stima delle esportazioni nazionali di beni a livello locale utilizza i Sistemi Locali del Lavoro*(Sll) come unità di analisi e consente di stimare il valore delle esportazioni per ciascuno dei 686 Sll (definiti in occasione dei Censimenti generali del 2001) superando i limiti delle ripartizioni territoriali di tipo amministrativo.

L’analisi delle esportazioni nazionali secondo la specializzazione prevalente nei sistemi locali del lavoro fornisce un quadro di sintesi utile ad approfondire i rapporti tra specializzazioni merceologiche e performance locale dell’export.

I dati del 2009 confermano la forte concentrazione territoriale delle vendite all’estero: i primi 172 sistemi locali hanno generato il 91,8% del totale delle esportazioni. Fra i sistemi che apportano il contributo più significativo alle esportazioni nazionali:

  • 117 sono localizzati al Nord
  • 35 al Centro (soprattutto in Toscana e nelle Marche)
  • 20 nel Mezzogiorno.

Tra i 117 localizzati al Nord, poco più della metà (59) si trovano nel Nord-est dove i più importanti – con valori di vendite all’estero superiori a 2,5 miliardi di euro – sono quelli di Bologna, Verona, Padova, Parma e Modena (aree urbane senza specializzazione), Sassuolo (materiali da costruzione), Reggio nell’Emilia (fabbricazione di macchine), Vicenza (legno, mobili e oreficeria), Treviso e Castelfranco Veneto (abbigliamento).

L’altra metà è localizzata nel Nord-Ovest (58). Tra questi i più rappresentativi, oltre a Milano (area urbane ad alta specializzazione con 27,8 miliardi di export) e Torino (sistema dei mezzi di trasporto con 11,7 miliardi di export), sono Bergamo, Brescia, Lecco, Chiari, Sesto Calende, Vigevano e Varese (sistemi della fabbricazione di macchine con un totale delle esportazioni di 21,2 miliardi), Busto Arsizio e Como (sistemi del tessile), Seregno (legno e mobili) e Genova (area urbana prevalentemente portuale), tutti con vendite all’estero superiori ai 2,5 miliardi di euro.

Tra i 172 maggiori esportatori, 35 sistemi locali sono ubicati nell’Italia centrale, in massima parte (18) concentrati in Toscana, tra cui si segnalano Firenze e Massa e i sistemi del made in Italy di Arezzo, Prato e Lucca, ciascuno con valori all’export superiori a un miliardo di euro. Seguono le Marche con 9 sistemi locali, di cui 8 del made in Italy (Fabriano, Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Recanati, Fano, Jesi e Pesaro) e uno portuale (Ancona).

I 20 sistemi locali del Mezzogiorno annoverati nel 25% dei maggiori esportatori appartengono in prevalenza ai gruppi della manifattura pesante. Quelli con valori di export più elevati sono Siracusa e Cagliari (con l’89 e l’88% di export di prodotti della raffinazione del petrolio), Napoli (sistema portuale con il 21% di export costituito da aeromobili), Atessa (autoveicoli), Bari (sistema portuale con il 47% costituito da medicinali e preparati farmaceutici), Taranto (sistema della produzione e lavorazione dei metalli) e Melfi (autoveicoli), che rappresentano più del 50% delle esportazioni della ripartizione. Inoltre tra i principali sistemi locali del Mezzogiorno si segnala l’area urbana di Pescara, i sistemi portuali di Salerno e Brindisi, Torre del Greco (78% di export di prodotti farmaceutici), Nocera Inferiore (84% di frutta e ortaggi lavorati e conservati), Vasto (sistema dell’agroalimentare, ma con esportazioni prevalenti di prodotti in vetro), i sistemi specializzati urbani a bassa specializzazione di Caserta, Nola, Catania, Avezzano e infine quelli del made in Italy di Barletta (calzature), Gioia Del Colle (mobili) e Giulianova (abbigliamento).

Tra i sistemi locali con la più alta propensione all’export, 42 sono in Lombardia, 28 in Piemonte, 22 in Emilia-Romagna e 21 in Veneto.

Dinamica territoriale delle esportazioni

Per poter disporre di indicazioni negli anni successivi al 2009, caratterizzati da una ripresa delle vendite all’estero dopo la crisi globale, è stata realizzata una stima ampiamente rappresentativa delle imprese esportatrici del 2009 e dei nuovi operatori all’export del 2010 e del 2011.

Fra il 2009 e il 2011, a fronte di un aumento complessivo delle esportazioni nazionali del 28,8% (+15,6% nel 2010 e +11,4% nel 2011), l’analisi secondo la specializzazione produttiva prevalente mette in evidenza un aumento delle vendite all’estero dei sistemi del made in Italy del 29,7%, con un contributo alla crescita del 45%.

La crescita delle esportazioni dei sistemi del made in Italy è molto più sostenuta sui mercati extra Ue, con incrementi del 34,7%, ma con un contributo alla crescita relativamente più basso (40,8%).

I sistemi locali che presentano le variazioni più consistenti sono quelli della manifattura pesante con un incremento medio del 36,5%, più forte verso i paesi non Ue (+44,3%). I sistemi non manifatturieri mostrano un incremento del 28%, con una differenza di performance meno marcata tra i mercati Ue (+26,3%) e quelli non Ue (+29,9%).

Nel dettaglio delle tipologie di specializzazione dei sistemi del made in Italy, il contributo maggiore alla crescita delle esportazioni nazionali perviene dai sistemi della fabbricazione di macchine con quasi 5 punti percentuali e con un incremento di fatturato sui mercati esteri del 31,6% (+34,6% sui

mercati extra Ue). Aumenti consistenti, superiori al 50%, si registrano per Vigevano e Orzinuovi (Lombardia), Pinerolo e Ciriè (Piemonte) e Copparo (Emilia-Romagna). L’unico dato negativo si rileva per il sistema di Gualdo Tadino in Umbria (-10,4%).

Un altro contributo rilevante arriva dai sistemi del legno e dei mobili (che includono anche specializzazioni produttive relative alla lavorazione dei metalli e di oreficeria) con un incremento del 29,6% (+36,2% verso i mercati extra Ue). Per questi sistemi, i principali incrementi sono segnati dai metalli di base preziosi (sistemi locali di Arezzo e Vicenza) e dagli articoli di gioielleria, bigiotteria e pietre preziose lavorate (sistema locale di Alessandria). Dei sistemi che esportano prevalentemente mobili solo Pesaro registra una performance superiore alla media (+38%).

Si segnala, inoltre, la performance sopra la media dei sistemi specializzati nell’abbigliamento (+34,3%), con incrementi maggiori sui mercati extra Ue (+51,3%). Le variazioni più importanti, in ordine di contributo alla crescita, si registrano per Este (+45,9%, con le macchine per impieghi speciali quale prodotto che ha contribuito di più alla crescita), Empoli (+35,1%), Badia Polesine (+68,1%) e Teramo (+63,5%).

Per quanto concerne i sistemi della manifattura pesante si segnala il forte incremento dei sistemi della chimica e del petrolio (+53,7%, anche per effetto del forte incremento dei prezzi dei prodotti energetici), in particolare verso i paesi extra Ue (+67,1%). I contributi maggiori arrivano dai sistemi locali di Siracusa (+79,2%), Frosinone (+80,8%) e Novara (+39,5%).

Fonte: Istat 30 aprile 2012

* Sistemi locali del lavoro (Sll)

Sono aggregazioni di comuni contigui (non necessariamente appartenenti alla stessa regione o provincia), costruite sulla base di un’analisi degli spostamenti giornalieri della popolazione per motivi di lavoro, i quali sono rilevati in occasione dei Censimenti della popolazione.

Un Sll è una regione funzionale, che si definisce come un’area di “auto-contenimento” dei flussi di pendolarismo: identifica, cioè, un insieme di comuni legati da significative relazioni di interdipendenza.

La scelta della griglia territoriale di riferimento dei sistemi locali consente di analizzare la geografia economica e sociale non soltanto a un dettaglio maggiore di quello consentito dalla griglia amministrativa rappresentata dalle regioni e dalle province, ma anche secondo una suddivisione del territorio che scaturisce dall’autoorganizzazione delle dinamiche relazionali, con particolare riferimento agli ambiti di vita riferiti alla residenza e al luogo di lavoro. Il quadro che ne emerge è più ricco di quello consentito dalle analisi condotte a una scala meno fine, nelle quali inevitabilmente le differenze territoriali vengono celate dalla situazione media regionale o provinciale.