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Indagine Assolombarda 2013 sull’internazionalizzazione delle imprese milanesi

Indagine Assolombarda 2013 sull’internazionalizzazione delle imprese milanesi

Assolombarda ha pubblicato il decimo rapporto annuale sui processi di internazionalizzazione delle imprese dell’area milanese nel 2012. 

L’analisi, giunta alla decima edizione, è organizzata in quattro capitoli:

  1. modalità di internazionalizzazione, dall’esportazione  all’approvvigionamento sui mercati esteri
  2. paesi in cui sono presenti le imprese, loro grado di concentrazione geografica e direttrici geografiche di sviluppo nel triennio 2013-2015
  3. ostacoli per le imprese che operano sui mercati esteri
  4. motivi della mancata internazionalizzazione, rilevati tra le imprese  che non hanno rapporti con l’estero.

Il campione

Hanno partecipato alla rilevazione più di 3.500 imprese.

Il 65% delle aziende internazionalizzate corrisponde a realtà di micro e piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), anche se è nelle grandi imprese che si concentra il 73% dei dipendenti.

Suddivisione settoriale: chimico-farmaceutico/gomma (17%), meccanico (16%), metallurgico (11%) e elettronico (10%), settore dei servizi (31%).

Il 63% delle imprese milanesi intervistate sono attive sui mercati esteri (attività di esportazione e importazione, uffici di rappresentanza, filiali di vendita o di assistenza, centri di ricerca, ma anche presenza di tipo produttivo). Le due principali vie di contatto con i paesi esteri corrispondono ai canali dell’export e dell’import, che coinvolgono rispettivamente l’89% e il 62% delle imprese milanesi internazionalizzate.

Il settore più export oriented risulta l’industria meccanica, dove mediamente le aziende esportano più della metà del loro fatturato; seguono elettronica e alimentare, con un peso superiore al 40% e il sistema moda, la cui quota sfiora il 40%.

Nel 2012 solo un terzo delle imprese internazionalizzate (32%) ha registrato un aumento del proprio fatturato rispetto al 2011; per il 31% delle imprese il fatturato è rimasto invariato, mentre il 38% ha assistito ad una sua riduzione. Il fatturato destinato ai mercati esteri è aumentato per il 42% delle imprese e diminuito per il 28%.

Nel 2012 le imprese milanesi internazionalizzate sono attive mediamente in 15 paesi: sono soprattutto le grandi imprese a differenziare il ventaglio di aree in cui operano (mediamente 28 paesi). La maggiore stabilità di alcune aree consente di affrontare investimenti nei mercati considerati più rischiosi, ma non per questo meno interessanti per il business. Questa scelta, invece, diventa più ardua per le imprese di minor dimensione, che spesso concentrano il fatturato estero verso un singolo mercato.

Nel 2012 cresce:

  • la quota di imprese che svolge attività di vendita sui mercati esteri
  • la quota di quelle operanti oltre confine attraverso le filiali commerciali
  • il fatturato proveniente dai mercati esteri, soprattutto quello delle imprese manifatturiere.

Direttrici geografiche dell’export

Secondo quando indicato dalle oltre 650 imprese che hanno fornito informazioni dettagliate sulle direttrici geografiche dell’internazionalizzazione, i primi quattro paesi per presenza nel 2012 appartengono all’Europa: in particolare Francia, Germania e Spagna per l’Area Euro e, di seguito, Regno Unito.

Le imprese milanesi guardano sempre più intensamente verso i mercati oltreoceano. L’interesse è rivolto alle economie avanzate che crescono di più di quella europea, come gli USA, la Cina e la Russia, che hanno tassi di crescita elevati.

Questa tendenza tenderà a consolidarsi nel prossimo triennio 2013-15 a causa della domanda stagnante e delle politiche restrittive di molte economie europee. L’interesse è rivolto in particolare verso l’America Latina e l’Asia, dall’India fino ai nuovi mercati emergenti come, ad esempio, la Corea del Sud.

Principali ostacoli all’internazionalizzazione

Le imprese milanesi, caratterizzate da grande propensione all’export, considerano un ostacolo alla loro internazionalizzazione:

  • la dimensione aziendale (per far fronte a questa criticità le imprese scelgono forme di aggregazione come le joint venture o le reti di impresa)
  • gli elevati costi iniziali che devono essere sostenuti per accedere ai mercati esteri
  • la difficoltà di operare in paesi culturalmente diversi e poco conosciuti.

L’importanza del Sistema Paese

Nel 2012 quasi i due terzi delle imprese milanesi si sono rivolte ad almeno un ente tra le associazioni del Sistema Confindustria, le banche, il Sistema Camerale, la Regione e gli enti preposti al supporto dei processi di internazionalizzazione (ICE, SACE e SIMEST).

Tra questi, sono in particolare le banche e il Sistema Camerale quelli a cui più spesso fanno ricorso le aziende milanesi (16%). Le associazioni del Sistema Confindustria si collocano al terzo posto della graduatoria, segnalate dal 12% delle imprese, precedendo ICE (9%) e Regione Lombardia (6%).

Le aziende che hanno deciso di avvalersi di società di consulenza sono complessivamente il 7% del totale.

Fonte: Assolombarda