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Legge applicabile alle obbligazioni contrattuali: il Regolamento Roma I

Il 17 giugno 2008 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato il regolamento applicabile alle obbligazioni contrattuali (regolamento CE n. 593/2008 pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 176 del 4 luglio 2008) che sostituirà la Convenzione di Roma del 1980 sulla stessa materia.

La nuova normativa, detta “Roma I”, si compone di 46 consideranda e 29 articoli. Si applicherà ai contratti conclusi dopo il 17 dicembre 2009 in circostanze implicanti un conflitto di leggi (ovvero qualora vi siano elementi di internazionalità: parti stabilite in Stati diversi, obbligazioni contrattuali da eseguire in un altro paese, etc.).

Il regolamento Roma I sarà direttamente vincolante per tutti gli Stati membri della Comunità, compreso il Regno Unito (che vi ha aderito successivamente), con l'unica eccezione della Danimarca, alla quale si continuerà ad applicare la Convenzione di Roma del 1980 sulle obbligazioni contrattuali.

Con l'adozione di tale provvedimento, il sistema di diritto internazionale privato comunitario è stato arricchito di un altro importante elemento che si affianca:

  • (i) al regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni civili in materia commerciale (cd. “Bruxelles I”)
  • (ii) al regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 11 luglio 2007 sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (cd. “Roma II”).

A livello comunitario, il corretto funzionamento del mercato interno esige, infatti, che le regole sul conflitto di leggi in vigore negli Stati membri designino la medesima legge nazionale (materia disciplinata dai regolamenti Roma I e II nei rispettivi settori di applicazione) a prescindere dal paese del giudice adito (il regolamento Bruxelles I detta le regole di selezione del giudice competente e di enforcement delle sentenze) onde favorire:

  • la prevedibilità dell'esito delle controversie giudiziarie
  • la certezza circa la legge applicabile
  • la libera circolazione delle sentenze.

Legge applicabile

La disciplina prevista dal regolamento Roma I ha carattere generale, ciò significa che non si tratta di una codificazione completa, ma che può essere integrata da norme comunitarie specifiche (direttive, regolamenti) in particolari materie (ad es. la direttiva sulla multiproprietà, quella riguardante i viaggi “tutto compreso”, la direttiva MIFID, etc.).

Visto il carattere “universale” del regolamento Roma I (art. 2), le parti potranno designare come legge applicabile al contratto non solo le normative nazionali degli Stati membri, ma anche la legge di uno Stato che non è parte dell’Unione europea.

Il regolamento Roma I prevede, fatte salve specifiche eccezioni (v. infra), che la libertà di scelta della legge applicabile al contratto a opera delle parti debba costituire una “pietra angolare” del sistema di diritto internazionale privato comunitario in ambito contrattuale (considerando 11).

La scelta operata dalle parti in merito alla legge applicabile al contratto internazionale ne determina:

  • l’interpretazione
  • l’esecuzione delle obbligazioni che ne discendono
  • le conseguenze dell’inadempimento di tali obbligazioni
  • il risarcimento dei conseguenti danni
  • l’estinzione delle obbligazioni
  • le conseguenze della nullità del contratto internazionale.

Tale scelta può essere “espressa” o deve “risultare chiaramente dalle disposizioni del contratto o dalle circostanze del caso” (art. 3).
In pratica, la scelta della legge applicabile viene esplicitata in un’apposita clausola, posta usualmente nella parte finale del contratto (subito prima della clausola che riguarda il giudice competente a decidere in caso di controversie), in cui le parti stabiliscono che il contratto sarà regolato dalla legge di un determinato Stato.

Siffatta scelta può riguardare anche soltanto una parte del contratto, ben potendo i contraenti decidere che alcune clausole del contratto saranno regolate dalla legge di uno Stato ed altre dalla legge di uno Stato diverso (cd. “depeçage”). Si tratta, tuttavia, di un’operazione molto complessa per cui è opportuna l’assistenza di un legale.

In ogni caso, qualora tutti gli altri elementi pertinenti alla situazione siano ubicati in un paese diverso da quello la cui legge è stata scelta, tale scelta effettuata dalle parti non potrà pregiudicare l'applicazione delle disposizioni (interne e comunitarie) alle quali non è permesso derogare contrattualmente.

Questa disposizione è volta a scoraggiare la scelta di una legge straniera a contratti che non presentano realmente elementi di internazionalità ed è effettuata al solo fine di sottrarsi a qualche disposizione di legge non “gradita” (si pensi all’indennità di fine rapporto dovuta dal preponente all’agente in forza della normativa comunitaria ed italiana).

Assenza di scelta della legge applicabile

Qualora le parti non vogliano o non possano scegliere la legge applicabile al contratto poiché, ad esempio, le medesime non hanno trovato l’accordo su quale legge indicare, opereranno – automaticamente – i criteri previsti all’art. 4 del regolamento Roma I, che sono volti ad individuare la legge regolatrice del contratto in assenza di scelta. In tale caso, il regolamento Roma I individua espressamente specifiche tipologie contrattuali e stabilisce direttamente quale sarà la legge regolatrice del contratto.

Ne discende che il contratto sarà diversamente regolato a seconda della specifica tipologia contrattuale tra quelle indicate dal regolamento Roma I all’art. 4, comma 1, lett. a) – h): 

  •  vendita di beni
  • prestazione di servizi
  • vendita/locazione immobiliare
  • franchising
  • distribuzione
  • vendita di beni all'asta
  • vendita multilaterale di strumenti finanziari.

In particolare, nel caso di vendita di beni o di prestazione di servizi si applicherà, rispettivamente, la legge del paese di residenza abituale* del venditore o del prestatore di servizi.

In materia di franchising troverà applicazione la legge del paese di residenza abituale dell'affiliato e, in materia di distribuzione, sarà applicabile quella del paese di residenza abituale del distributore.
In tali due ultimi casi, vi è un contrasto con la prassi internazionale - diretta a non frantumare la legge applicabile alle catene di franchising e di distribuzione – che considera applicabile, rispettivamente, la legge del paese di residenza del franchisor e del concedente.

Qualora invece si versi in materia di diritti reali o di locazione aventi ad oggetto immobili il relativo contratto sarà disciplinato dalla legge del paese in cui l'immobile è situato.

Il contratto di vendita di beni all'asta sarà disciplinato dalla legge del paese nel quale ha luogo la vendita. Per i contratti (multilaterali) di acquisto di strumenti finanziari, se predisposti in base a criteri non discrezionali e disciplinati in base ad un'unica legge, sarà applicabile tale legge.

In sostanza, e in ciò risiede la novità rispetto alla Convenzione di Roma del 1980, la nuova normativa del regolamento Roma I trasforma in regole rigide le norme (flessibili) della Convenzione di Roma del 1980, che hanno generato non poche incertezze interpretative.

Diversamente, se il contratto non rientra tra quelli specificamente indicati dal regolamento Roma I (contratto innominato) ovvero si tratta di un contratto misto o complesso (vale a dire riguardante, allo stesso tempo, diversi tipi contrattuali), si dovrà fare riferimento alla legge del paese nel quale la parte che deve fornire la prestazione caratteristica del contratto ha la residenza abituale (art. 4, comma 2).

Quando dal complesso delle circostanze del caso concreto risulta chiaramente che il contratto presenta collegamenti manifestamente più stretti con un paese diverso da quelli indicati si applicherà la legge di tale paese e, quindi, non opereranno i criteri visti per i singoli tipi contrattuali (art. 4, comma 3).
Se, infine, la legge non può essere determinata in base ai criteri sopra visti, il medesimo sarà disciplinato dalla legge del paese con il quale presenta il collegamento più stretto (art. 4, comma 4).

Tutela delle parti “deboli”

Il regolamento Roma I tiene in grande considerazione anche la tutela degli interessi dei soggetti considerati deboli. In tema di (i) contratti conclusi dai consumatori (art. 6), (ii) di contratti individuali di lavoro (art. 8), (iii) di contratti di assicurazione (art. 7) e (iv) di contratti di trasporto passeggeri (art. 5) - queste due ultime categorie non erano contemplate dalla Convenzione di Roma del 1980 - vigono, infatti, regole speciali. Conseguentemente, i criteri sopra esaminati sono derogati dalle norme previste per la singola categoria di soggetto ritenuto meritevole di speciale protezione.

Norme inderogabili

Il regolamento Roma I attribuisce inoltre rilevanza alle norme di applicazione necessaria della legge del tribunale adito, alle norme di applicazione necessaria della legge in cui le prestazioni del contratto devono essere eseguite (art. 9) ed all’ordine pubblico del tribunale adito (art. 21).
La trattazione di tali concetti, data la loro complessità, esula dalla presente trattazione.

In questa sede ci limitiamo a rilevare che per norme di applicazione necessaria il regolamento Roma I indica quelle disposizioni il cui rispetto è considerato cruciale per la salvaguardia di interessi pubblici (riguardanti l’organizzazione politica, sociale ed economica) al punto che lo Stato ne esige l'applicazione a tutte le situazioni rientranti nel loro campo di applicazione, qualunque sia la legge applicabile al contratto.

Altre novità

Anche dal lato delle singole obbligazioni si registrano ulteriori innovazioni. Rispetto alla Convenzione di Roma del 1980, che già trattava della cessione del credito e della surrogazione legale, il regolamento Roma I aggiunge norme specifiche in materia di:

  • surrogazione convenzionale (art. 14)
  • obbligazioni solidali (art. 16)
  • compensazione (art. 17), chiarendo alcuni dubbi precedentemente sorti in materia.

Avv. Andrea Antognini

* Per residenza abituale di società, associazioni e persone giuridiche si intende il luogo in cui si trova la loro amministrazione centrale (salvo assuma rilevanza l'attività specifica di una sede, filiale od agenzia).

Per residenza abituale delle persone fisiche, che agiscono nell’ambito delle loro attività professionali (altrimenti si tratterebbe di consumatori), si intende il luogo in cui è ubicata la loro sede di attività principale (art. 19).