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Il contratto di agenzia in Austria

Autore: Comba Diego

L’Austria ha adeguato la propria legislazione alla direttiva Cee n. 86/653 il 28 gennaio 1993 adottando la legge federale sul rapporto di agenzia. A differenza di quanto previsto da quasi tutti gli Stati comunitari, la legge austriaca vieta espressamente e dichiara nulli i patti di non concorrenza destinati ad avere efficacia per un periodo successivo alla fine del rapporto contrattuale.

Legge applicabile e foro competente

Le parti di un contratto internazionale di agenzia possono scegliere liberamente la legge applicabile al loro rapporto. In mancanza di una clausola contrattuale di scelta, occorre far riferimento al diritto del Paese con il quale il contratto presenta il legame più stretto, che si presume essere quello in cui l’agente ha la propria sede.

La materia dell’agenzia commerciale ha natura contrattuale commerciale, salvo il caso in cui venga rivendicata dall’agente l’esistenza di un rapporto di lavoro. Perciò la competenza spetterà al giudice commerciale (Handelsgerichte) del luogo in cui il contratto ha avuto, o avrebbe dovuto avere, esecuzione.

In un contratto internazionale di agenzia stipulato tra un soggetto italiano e uno austriaco, è possibile:

  • scegliere l’autorità giudiziaria competente
  • prevedere che le eventuali controversie siano decise da un arbitrato internazionale (è in vigore in Austria la Convenzione di New York del 1958 in materia di arbitrato internazionale).

Non esistono particolari requisiti di forma per la conclusione del contratto, salvo il diritto di ciascuna parte di ottenere dall’altra un documento scritto che riproduca i contenuti del contratto.

Obblighi, diritti e poteri dell’agente

L’articolo 5 della legge austriaca prevede espressamente l’obbligo dell’agente di impegnarsi secondo diligenza nell’attività di promozione o nella conclusione di affari nell’interesse del preponente.
L’agente è parimenti tenuto a fornire a quest’ultimo tutte le informazioni necessarie a conoscere le condizioni del mercato e a comunicare tempestivamente la conclusione degli affari per suo conto. Nella pratica, le parti spesso prevedono nel contratto l’obbligo dell’agente di trasmettere periodicamente un resoconto della propria attività (meglio però evitare formulazioni che limitino eccessivamente la libertà organizzativa dell’agente, poiché i giudici potrebbero ritenere che ciò indichi l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato).

Per maturare il diritto alla provvigione, l’agente deve partecipare attivamente alla negoziazione di un affare (secondo l’articolo 8 la semplice indicazione del nominativo di un cliente non è infatti sufficiente affinché l’agente possa pretendere una provvigione).

I poteri di cui l’agente dispone nello stipulare contratti in nome e per conto del preponente vengono disciplinati dettagliatamente. L’agente non ha, salvo espresso conferimento, il potere di rappresentare il preponente. Tuttavia, nel caso l’agente concluda un contratto pur non avendone i poteri, il preponente è tenuto, non appena avutane notizia, a informare l’altra parte contraente del suo mancato consenso all’affare. In caso contrario, sarà obbligato ad adempiere al contratto stipulato a sua insaputa dall’agente.

L’agente non è autorizzato, salvo diversa pattuizione, a incassare i pagamenti della clientela. Anche quando abbia tale facoltà, non può comunque modificare le condizioni di pagamento concordate e, in particolare, non può concedere sconti o concludere transazioni con i clienti. Si noti tuttavia che l’agente che svolge funzioni di commesso viaggiatore, recandosi presso la clientela, viene considerato implicitamente autorizzato a incassare il prezzo delle merci per le vendite da lui concluse e a fissare i termini per i pagamenti.

Sono inoltre previsti particolari poteri in relazione alla garanzia sui prodotti forniti ai clienti. In questi casi infatti l’agente è autorizzato a ricevere i reclami, le denunce di vizi e, più in generale, tutte le dichiarazioni con cui i clienti fanno valere i propri diritti nei confronti del venditore. L’intermediario ha anche la facoltà di controllare lo stato dei prodotti al posto del preponente. Non può tuttavia disporne, salvo che la tipologia dei prodotti sia tale da richiederlo (per esempio in caso di merce deperibile).

Tutte queste regole sono derogabili nel contratto stipulato tra l’agente e il preponente. Occorre tuttavia considerare che al cliente saranno opponibili solo quelle limitazioni dei poteri dell’agente che egli conosceva o avrebbe dovuto conoscere. Si suggerisce pertanto di pattuire con l’agente il suo obbligo di informare tutti i terzi con cui viene a contatto dell’estensione dei poteri di cui è munito.

Non è previsto un obbligo espresso a carico dell’agente di astenersi dallo svolgere attività in concorrenza con quella del preponente. Per effetto del suo dovere di proteggere gli interessi del proprio preponente, si ritiene comunque che l’agente abbia l’onere di evitare che i nuovi incarichi da lui assunti interferiscano significativamente con il rapporto di agenzia già instaurato. Si suggerisce comunque di prevedere chiaramente nel testo contrattuale se l’agente abbia o meno un obbligo di non svolgere attività concorrenziali a favore proprio o di altre aziende.

Si noti che, a differenza di quanto previsto da quasi tutti gli Stati comunitari, la legge austriaca vieta espressamente e dichiara nulli i patti di non concorrenza destinati ad avere efficacia per un periodo successivo alla fine del rapporto contrattuale.

Obblighi e diritti del preponente

Così come l’obbligo di non concorrenza a carico dell’agente, anche il dovere del preponente di concedere l’esclusiva a favore dell’agente non è previsto nella normativa austriaca. L’articolo 8 paragrafo 4 prevede che, nel caso venga esplicitamente affidato in esclusiva a un agente una zona determinata, ovvero un gruppo di clienti, questi avrà diritto alla provvigione su tutti gli affari conclusi in tale zona o con tale clientela. La stessa regola si applica in relazione ai contratti stipulati con clienti espressamente assegnati all’agente.

La remunerazione dell’agente può consistere in provvigioni (caso più frequente) ovvero in un’altra forma di compenso. In particolare, è previsto espressamente il caso dell’agente remunerato in tutto o in parte con una partecipazione agli utili derivanti dagli affari. In tal caso, il compenso dell’agente viene liquidato dopo la fine dell’esercizio sulla base del bilancio annuale del preponente.

Il tasso della provvigione è lasciato alla libera contrattazione delle parti. In mancanza di un patto tra i contraenti, si applica il tasso provvigionale per il settore che interessa, in uso nel luogo di residenza dell’agente. Salvo diverso accordo contrattuale, la provvigione deve essere calcolata sull’intero importo addebitato al cliente. Non sono quindi deducibili gli sconti concessi dal preponente, a meno che non siano stati previsti al momento della conclusione dell’affare o corrispondano agli usi commerciali, e tanto meno si possono defalcare gli sconti per pagamenti anticipati. Non si possono parimenti escludere le spese accessorie quali quelle per il trasporto, imballaggio, dazi e imposte, tranne nel caso siano addebitate separatamente.

La provvigione deve essere pagata su tutti gli affari stipulati grazie all’intervento diretto dell’agente (solo nel caso di espresso conferimento del diritto di esclusiva l’agente avrà diritto alla provvigione anche sugli affari diretti conclusi dal preponente nella zona o con il gruppo di clienti affidati all’agente).

All’agente spettano inoltre le provvigioni anche su affari conclusi successivamente al termine del rapporto contrattuale se dovuti principalmente alla sua attività e conclusi entro un termine ragionevole dalla cessazione del contratto, ovvero, se derivanti da ordini vincolanti di un cliente, giunti al preponente o all’agente prima della fine del rapporto.

In ogni caso è consentito alle parti di dilazionare il termine in cui la provvigione diviene esigibile, al più tardi al momento in cui il cliente abbia o avrebbe dovuto eseguire la sua prestazione, vale a dire, nella maggioranza dei casi, quando abbia pagato. L’agente non matura la provvigione solo se, e nella misura in cui, sia certo che il contratto con il cliente non verrà eseguito, sempre che ciò non sia dovuto a una causa imputabile al preponente. Si noti che la legge austriaca stabilisce in modo inderogabile che il preponente possa rifiutare la provvigione all’agente soltanto qualora provi di aver adottato tutte le ragionevoli misure per indurre il cliente a pagare.

La legge austriaca prevede, con un’altra norma inderogabile, che l’agente abbia la facoltà di chiedere anticipi in ragione dei costi sostenuti e delle aspettative di provvigione.

Fatti salvi gli eventuali usi del settore commerciale interessato, la normativa vieta espressamente all’agente di ricevere compensi dai clienti con cui tratti, in assenza del consenso del preponente. In tali casi, quest’ultimo ha il diritto di esigere dall’agente i compensi ricevuti e di farsi risarcire i danni ulteriori.

L’agente non ha diritto di richiedere il rimborso dei costi generali e delle spese sostenute nello svolgimento della sua attività. Tuttavia, in assenza di usi particolari o di diverse pattuizioni contrattuali, il preponente dovrà rifondere le somme spese dall’agente a seguito di istruzioni particolari del preponente stesso.

L’agente ha diritto di richiedere un estratto conto e ogni altro elemento utile a verificare l’ammontare provvigionale. In caso di mancata consegna o se vi siano fondati dubbi circa la sua veridicità, l’agente può domandare giudizialmente di esaminare o, in alcuni casi, di far esaminare da terzi, i libri contabili del preponente.

Risoluzione del contratto e indennità di fine rapporto

Le parti di un contratto di agenzia possono liberamente stabilire se il loro rapporto avrà una durata a tempo indeterminato o determinato. In quest’ultimo caso la legge austriaca prevede, in conformità alla direttiva, che, se il contratto concluso per un periodo fisso continua a essere eseguito dopo la sua scadenza, si trasforma in rapporto a tempo indeterminato.

Se il contratto non ha una scadenza prefissata, ciascuna parte può porre termine al rapporto mediante disdetta da inviare nel rispetto dei seguenti tempi minimi di preavviso:

  • un mese per il primo anno
  • due mesi per il secondo
  • tre mesi per il terzo
  • quattro mesi per il quarto
  • cinque mesi per il quinto
  • sei mesi a partire dal sesto anno.

Le parti possono comunque stabilire termini di preavviso superiori purché il termine da rispettare da parte del preponente non sia inferiore a quello per l’agente.

Il contratto di agenzia può comunque essere risolto prima del termine, ovvero senza rispetto del periodo di preavviso, qualora ricorra una giusta causa di risoluzione.

Circostanze di giusta causa di cui può avvalersi il preponente:

  • Sopravvenuta incapacità dell’agente a svolgere le sue funzioni
  • commissione da parte dell’agente di atti che lo rendano indegno della fiducia del preponente (accettazione di compensi da parte di clienti, trasmissione di ordini fittizi…)
  • rifiuto o omissione dell’agente di svolgere la propria attività a favore del preponente
  • compimento di atti di violenza fisica o di denigrazione nei confronti del preponente
  • apertura di una procedura fallimentare a carico dell’agente commerciale.

Circostanze di giusta causa di cui può avvalersi l’agente:

l’agente diviene incapace di svolgere la sua attività

  • il preponente riduce o rifiuta immotivatamente le provvigioni dovute, ovvero viola altri importanti obblighi contrattuali
  • il preponente commetta atti di violenza fisica o di denigrazione nei confronti dell’agente
  • il preponente cessa di svolgere la sua attività nel settore commerciale in cui operava l’agente.

Qualora la risoluzione in tronco sia imputabile alla colpa di una parte, quest’ultima può essere tenuta a risarcire il danno subìto dall’altro contraente. Si segnala, in particolare, che, in caso di risoluzione illegittima, la parte che ne è vittima ha la facoltà di chiedere il solo risarcimento del danno oppure la condanna dell’altra parte a proseguire nel rapporto fino alla sua normale scadenza.

Tutti i diritti derivanti dal rapporto contrattuale cadono in prescrizione in un termine di tre anni che decorre generalmente dalla fine del rapporto. Fa eccezione il diritto all’indennità di fine rapporto che si estingue se l’agente non la richiede entro un anno dalla data di risoluzione del contratto. L’agente, fino al soddisfacimento delle sue pretese, ha inoltre un diritto di ritenzione anche sul campionario consegnatogli dal preponente.

L’Austria ha ritenuto di optare per sistema di indennità di clientela previsto nell’articolo 17, comma 2, della direttiva Cee n. 86/653. L’agente di commercio ha dunque il diritto inderogabile di ricevere alla cessazione del rapporto un’indennità se e nella misura in cui:

  • egli abbia portato al preponente nuovi clienti, ovvero abbia allargato in modo significativo il volume d’affari con i clienti già esistenti
  • ci si debba aspettare che il preponente oppure il suo successore possano beneficiare in modo sostanziale di tali relazioni d’affari anche dopo il termine del rapporto contrattuale
  • il pagamento dell’indennità sia ragionevole, considerate tutte le circostanze e in particolare le provvigioni non più dovute all’agente sugli affari con i clienti in questione.

In mancanza di accordi più favorevoli all’agente, l’importo dell’indennità può ammontare al massimo a un anno di provvigioni calcolate sulla media degli ultimi cinque anni di attività dell’agente ovvero, se il rapporto è durato meno, sulla media annuale per il periodo in cui è rimasto in vigore.

Il terzo comma dell’articolo 24 stabilisce i casi in cui non sussiste il diritto dell’agente all’indennità:

  • è stato l’agente a risolvere il contratto, a meno che egli non sia più in grado di proseguire la sua attività a causa dell’età o di malattia (si ricordi che anche il decesso non fa venir meno l’indennità, che spetterà agli eredi dell’agente)
  • la risoluzione non è dovuta a un giustificato motivo imputabile al preponente, anche se tale motivo non rientra tra le circostanze elencate quale giusta causa di risoluzione in tronco.

Si può ritenere che il mancato raggiungimento di un minimo contrattuale, se pure darà facoltà al preponente di risolvere il contratto, non farà venir meno il diritto dell’agente all’indennità, tranne nel caso in cui si possa dimostrare una grave carenza nel rispetto degli obblighi di promozione degli affari.

L’agente infine non ha diritto all’indennità se cede a un terzo i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto in base a un accordo raggiunto con il preponente in occasione della cessazione del rapporto.

Avv. Diego Comba


Paese: Austria