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L’interruzione “brutale” delle relazioni commerciali con un partner francese

Autore: Righi Arianna
Nel diritto francese, l’interruzione di una relazione commerciale senza il rispetto di un congruo termine di preavviso e/o fatta abusivamente dà luogo al risarcimento del danno subito dal partner commerciale.

Si invitano gli imprenditori italiani che fanno affari con le società francesi a tenere conto delle specificità del diritto transalpino di seguito illustrate, quando negoziano le clausole dei loro contratti o intendono porre fine alle loro relazioni commerciali con partner francesi.

I. RESPONSABILITÀ PER RECESSO “BRUTALE” DALLE RELAZIONI COMMERCIALI

In applicazione dell’art. L 442-6, I, 5 del Codice di commercio francese, il contraente professionista che recede brutalmente, anche parzialmente, da una relazione commerciale stabile in essere con il suo partner, senza rispettare un congruo preavviso scritto, è tenuto a risarcire il danno subito dal contraente leso.

I tribunali francesi sono intervenuti a più riprese per precisare quali siano le condizioni di applicazione della suddetta norma.

a) Natura della relazione commerciale

La giurisprudenza transalpina ha affermato che le disposizioni della norma in esame si applicano:

  • ad ogni tipo di relazione contrattuale, si tratti di contratti di fornitura di prodotti, di distribuzione, d’agenzia, di franchising, di prestazione di servizi, ecc.
  • a contratti scritti e ad accordi verbali, siano essi a durata determinata o indeterminata
  • a interruzioni parziali o totali di una relazione commerciale
  • solo a relazioni commerciali stabili. Tuttavia, anche una relazione commerciale costituita da singole vendite di prodotti ricorrenti e protrattesi nel tempo potrebbe dar luogo all’obbligo di rispettare un congruo termine di preavviso di recesso.

b) Forma e durata del preavviso

Il recesso è qualificato “brutale” quando non è stato dato alcun preavviso per iscritto, o ancora quando il preavviso che è stato dato non possa ritenersi sufficiente.
Quanto alla forma del preavviso, il recesso preceduto unicamente da un preavviso orale equivale a un recesso senza preavviso, e pertanto a un recesso “brutale”. Occorre quindi comunicare per iscritto al proprio partner commerciale la volontà di recedere dal contratto, di preferenza a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
Il recesso non deve essere motivato e la motivazione non potrà essere invocata al fine di qualificare il recesso come brutale.

Per calcolare la durata minima del preavviso, si deve tener conto:

  • della minima durata prevista da eventuali accordi interprofessionali o decreti del ministro dell’Economia (tuttavia, ad oggi ben pochi accordi e decreti sono stati adottati)
  • della durata della relazione commerciale e, nel silenzio della legge, dei criteri illustrati dalla giurisprudenza, che apprezza liberamente la congruità del preavviso secondo le circostanze del rapporto commerciale (natura esclusiva o meno della relazione commerciale, volume d’affari indotto dal contratto, complessità tecnica dei prodotti, loro notorietà o stagionalità, tempo necessario ad ammortizzare gli investimenti realizzati dal partner commerciale e, soprattutto, il tempo necessario allo stesso per trovare nuovi sbocchi commerciali o per prendere le contromisure atte a riorganizzare la propria attività, a seguito dell’interruzione della relazione commerciale)
  • della circostanza che il distributore che subisce il recesso venda i prodotti contrattuali con il proprio marchio commerciale. In quest’ultimo caso, il termine del preavviso da rispettare deve essere raddoppiato.

Tali fattori, applicati ad ogni caso di specie, permettono di definire congrui termini di preavviso a seconda delle circostanze. Ad esempio, è stato ritenuto che un termine di un anno fosse sufficiente per recedere da un contratto di una durata pari a 15 anni, ma lo stesso termine é stato giudicato ugualmente sufficiente in relazione a un contratto concluso per una durata di 31 anni.

Peraltro, il rispetto del preavviso convenuto dalle parti nel contratto, non può vanificare quanto previsto dall’articolo L. 442-6, I, 5 del Codice di Commercio in commento. Infatti, in alcuni casi i tribunali francesi hanno considerato che, malgrado il rispetto del termine di preavviso stabilito nel contratto, il recesso era da considerarsi “brutale” in quanto detto preavviso non poteva ritenersi sufficiente.

In ogni caso, l’interruzione delle relazioni commerciali può essere messa in atto senza preavviso in caso di inadempimento dell’altro contraente alle obbligazioni a lui facenti capo o in caso di forza maggiore.

c) Recesso “brutale” nei contratti internazionali

Il fatto che la relazione contrattuale sia disciplinata da un diritto diverso dal diritto francese, non esime i partner commerciali di un imprenditore francese dal rispetto del congruo preavviso scritto di recesso.
Infatti, il recesso “brutale” da una relazione commerciale stabile impegna, ad avviso dei tribunali francesi, la responsabilità extracontrattuale, e non contrattuale, del suo autore.

In conformità con il Regolamento (CE) n° 864/2007 sulla legge applicabile alle obbligazioni non contrattuali (“Regolamento Roma II”), in mancanza di scelta sulla legge applicabile all’obbligazione extracontrattuale, l’azione promossa in seguito al recesso “brutale” o abusivo sarà retta dalla legge del luogo ove si sono prodotti i danni (art. 4.1 del Regolamento Roma II).
Dunque, nel caso in cui il pregiudizio si sia prodotto in Francia, il contraente vittima dello stesso potrà invocare la legislazione francese.

Inoltre, anche nel caso in cui la legge applicabile all’obbligazione extracontrattuale non sia quella francese, il contraente che ha subito il recesso potrebbe nondimeno ottenere il risarcimento invocando l’articolo L.442-6, I, 5 del Codice di Commercio francese, poiché l’articolo L.442-6 è stata dichiarato dai tribunali francesi norma di ordine pubblico. Tale norma potrebbe pertanto essere invocata dal contraente leso davanti ad un tribunale francese, a titolo di disposizione imperativa del foro (art. 16 del Regolamento Roma II).

d) Importo del risarcimento del danno

In generale, i tribunali francesi condannano i responsabili di un siffatto recesso a pagare al contraente che lo ha subito un risarcimento pari all’utile lordo che il partner commerciale avrebbe potuto realizzare per tutta la durata del periodo di preavviso che avrebbe dovuto essere rispettato.
La base che spesso viene utilizzata per un simile calcolo è la media del volume di affari esentasse realizzata dal contraente leso nel triennio precedente il recesso.

II. RESPONSABILITÀ PER RECESSO ABUSIVO DELLE RELAZIONI COMMERCIALI

All’indennità che spetta al contraente che ha subito il recesso in mancanza di un sufficiente preavviso, potrebbe aggiungersene un’altra in caso di recesso abusivo. L’abuso può, ad esempio, risultare dall’intenzione del concedente di evincere il concessionario per profittare della rete di distribuzione messa in opera da quest’ultimo o dalla mancanza di lealtà verso il partner commerciale.

Secondo la giurisprudenza francese, non si può parlare di abuso qualora il recesso sia giustificato dalla riorganizzazione della rete del concedente, né qualora il concedente non abbia fatto credere al concessionario che il contratto sarebbe stato proseguito precedentemente al recesso.

Nel caso di recesso abusivo, il pregiudizio è valutato dai giudici di merito in funzione delle peculiarità della singola fattispecie, in conformità con la disciplina di diritto comune della responsabilità. Esso può includere, ad esempio, non soltanto il pregiudizio materiale sofferto, come la perdita di affari, ma anche il pregiudizio morale per attentato alla reputazione commerciale del contraente cha ha subito il recesso, i costi sostenuti per le ristrutturazioni che il partner ha dovuto mettere in atto in ragione del recesso abusivo, il costo degli investimenti non ancora ammortizzati, ecc.

Arianna Righi


 


Paese: Francia