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Regole UE sulla cooperazione tra imprese concorrenti

Il 3 gennaio 2011 la Commissione europea ha adottato una Comunicazione e due Regolamenti relativi agli accordi di cooperazione fra concorrenti (c.d. accordi di cooperazione orizzontale).
La comunicazione fornisce linee guida utili alle imprese per strutturare accordi di cooperazione orizzontale senza violare le norme UE in materia di concorrenza.

I due Regolamenti esentano determinati accordi in materia di R&S, specializzazione e produzione dall’applicazione delle norme di concorrenza, accordi che non sollevano problemi sotto tale profilo.

Linee guida sugli accordi di cooperazione orizzontale

La nuova comunicazione della Commissione europea (2011/C 11/1, di seguito, Comunicazione) fornisce un quadro più analitico sulle regole di concorrenza applicabili agli accordi di cooperazione orizzontale tra concorrenti (tra cui lo scambio d’informazioni, di ricerca e sviluppo, di produzione, d’acquisto, di commercializzazione, di joint venture  e di normazione).

Tali guidelines sono dunque utili alle imprese che devono valutare in via autonoma (anche attraverso un’analisi economica), se il loro accordo rispetta le regole di concorrenza ovvero è suscettibile di essere vietato. Infatti, come noto, a seguito dell’entrata in vigore del regolamento 1/2003, non è più previsto un sistema di notifica preventiva e autorizzazione degli accordi tra imprese da parte della Commissione europea o delle autorità nazionali di concorrenza.

Tra le novità della Comunicazione, si segnalano le indicazioni:

  1. sugli accordi di scambio di informazioni tra concorrenti
  2.  sugli accordi di standardizzazione.

Lo scambio di informazioni è sempre stato guardato con sospetto dalla Commissione europea. Anche se alcuni di questi accordi favoriscono l’efficienza ed hanno effetti positivi sul mercato, essi vengono visti in genere come dannosi e atti a favorire allineamenti di prezzi e/o collusione tra concorrenti.

La Comunicazione prevede un’analisi in due fasi per stabilire se lo scambio di informazioni ricada nel divieto di intese e pratiche restrittive della concorrenza sancito dall’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (di seguito, TFUE).

  1. In una prima fase, si verifica se tali scambi, per loro stessa natura, diano luogo a una restrizione della concorrenza (quali, ad esempio, lo scambio di informazioni sui prezzi e sulle quantità).
  2. Se l’oggetto dello scambio non è anticompetitivo, si avrà una seconda fase di analisi degli effetti dell’accordo in base alle caratteristiche del mercato, alla frequenza degli scambi, della natura, storicità e livello di aggregazione delle informazioni scambiate (a un maggior livello di aggregazione delle informazioni scambiate corrisponde un maggior rischio di illecito anticoncorrenziale).

Tra gli esempi utilizzati per far comprendere come condurre tale analisi, la Comunicazione menziona il caso di quattro imprese che controllano tutti i distributori di benzina del paese A (p. 25 della Comunicazione). Queste si scambiano per telefono i prezzi correnti della benzina ritenendo che si tratti di informazioni pubbliche perché esposte sui tabelloni presso ogni distributore. Secondo la Commissione, tale accordo risulta anticoncorrenziale: infatti i dati sui prezzi scambiati per telefono non sono pubblici perché ciascun concorrente per ottenerli in altro modo sarebbe costretto ad un considerevole dispendio di tempo e risorse. Inoltre, lo scambio è sistematico e copre l’intero mercato rilevante, che costituisce un oligopolio rigido, non complesso e stabile.

Gli accordi di standardizzazione (o normazione o normalizzazione) sono finalizzati alla definizione di requisiti tecnici o qualitativi di prodotti, servizi e processi o metodi produttivi attuali o futuri (p. 55 della Comunicazione). Possono riguardare, ad esempio, le dimensioni di un prodotto o le specifiche tecniche di taluni prodotti o servizi, le condizioni per ottenere un determinato marchio di qualità o l’omologazione di un ente di regolamentazione. Fanno parte di tale categoria gli accordi per la definizione di norme di compatibilità ambientale di prodotti o processi produttivi.

Muovendo dal presupposto che, in generale, gli accordi di standardizzazione determinano effetti positivi sul mercato, nella Comunicazione si indicano i criteri in base ai quali gli stessi risultano compatibili con le norme di concorrenza (c.d. zona di sicurezza). Ciò si verifica, in particolare, qualora gli standard oggetto degli accordi:

  • siano definiti attraverso procedure aperte e trasparenti
  • non siano obbligatori per le imprese partecipanti
  • risultino effettivamente accessibili a ogni impresa.

Regolamento di esenzione degli accordi di R&S

Il Regolamento UE 1217/2010 prevede un ambito di applicazione più esteso rispetto al passato: esso copre sia le attività di R&S svolte in comune, sia i cosiddetti accordi di “ricerca a pagamento” nei quali una parte finanzia le attività di R&S svolte dall’altra.

Come in passato, per beneficiare dell’esenzione, le imprese concorrenti (effettive o potenziali) che siano parti dell’accordo devono avere una quota congiunta inferiore al 25% del mercato rilevante.

Inoltre, è stato rivisto l’elenco delle restrizioni “hard-core”, ossia quelle restrizioni che non possono beneficiare di esenzioni per categoria. Non costituisce più restrizione fondamentale della concorrenza l’accordo che limita o esclude il diritto di una parte a vendere attivamente i prodotti frutto dell’attività di R&S nei territori o ai clienti assegnati ad un’altra parte per lo sfruttamento (cfr. art. 5 del Regolamento e considerando 15).

Le parti possono dunque prevedere che solo una di esse produca e distribuisca i prodotti in virtù di un licenza esclusiva concessa dalle altri parti, senza limiti di tempo.

Regolamento di esenzione degli accordi di specializzazione

Il Regolamento UE 1218/2010 è rimasto sostanzialmente invariato, anche se sono stati meglio definiti alcuni termini. In particolare, tale regolamento contiene una definizione degli accordi di specializzazione unilaterale, reciproca e comune (art. 1).

  • Per «accordo di specializzazione unilaterale» s'intende qualsiasi accordo tra due parti operanti nello stesso settore merceologico, in forza del quale l’una si obbliga a cessare (in tutto o in parte) o ad astenersi dalla fabbricazione di determinati prodotti e ad acquistarli dall’altra parte che si impegna a fabbricarli e fornirli.
  • Per «accordo di specializzazione reciproca» s'intende qualsiasi accordo tra due o più parti operanti nello stesso settore merceologico, in forza del quale esse si obbligano a cessare la fabbricazione di prodotti distinti e ad acquistarli dalle controparti le quali si impegnano a fabbricare e fornire loro i prodotti in questione.
  • Per «accordo di produzione comune» s'intende qualsiasi accordo in forza del quale due o più parti convengono di fabbricare in comune determinati prodotti.

Tale regolamento continua ad applicarsi agli accordi tra parti la cui quota di mercato congiunta non superi il 20% del mercato rilevante.

Qualora l’accordo abbia ad oggetto un prodotto intermedio (ossia, un prodotto che le parti dell’accordo usano incorporandolo in altri prodotti), nel calcolare la quota di mercato del 20% si dovrà considerare anche i mercati dei prodotti a valle, ovverosia dei prodotti fabbricati utilizzando tale prodotto intermedio.

I due regolamenti sono entrati in vigore il 1° gennaio 2011, con un periodo transitorio di due anni, durante i quali i regolamenti precedenti (Regolamenti 2658/2000 e 2659/2000) rimarranno in vigore per gli accordi che ne soddisfano le condizioni, ma che non rientrano nel campo di applicazione dei nuovi.

Avv. Mariangela Balestra e Avv. Renzo Maria Morresi

Fonti normative:  Link