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La direttiva europea sulla mediazione 2008/52/CE

Il 21 maggio 2008 è stata approvata la Direttiva Europea 2008/52 in materia di conciliazione. Il provvedimento dovrà essere recepito dalle legislazioni nazionali entro 36 mesi dall’entrata in vigore della direttiva.

L’utilizzo di metodi stragiudiziali è particolarmente utile nell’ambito di controversie internazionali in quanto spesso la complessità dei sistemi giuridici e amministrativi degli Stati Membri scoraggia l’esercizio stesso dei propri diritti.
Nulla dovrebbe però impedire agli Stati membri di applicare tali disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.

Il procedimento conciliativo può essere:

  • avviato spontaneamente dalle parti
  • suggerito o ordinato da un organo giurisdizionale
  • prescritto dal diritto di uno Stato membro.

La Direttiva 2008/52/Ce è stata emanata con la finalità di agevolare, in materia civile e commerciale, l’adozione di metodi di composizione della lite alternativi alle ordinarie controversie giudiziarie transfrontaliere, garantendo in questo modo un accesso più rapido e meno costoso alla giustizia.

La mediazione si pone come una delle principali forme di “alternative dispute resolution” (ADR) in cui è prevista la presenza di un soggetto terzo denominato mediatore. Questa figura ha il compito di aiutare (in modo efficace, imparziale e competente) le parti contrapposte a raggiungere un accordo stragiudiziale che soddisfi gli interessi di entrambe le parti.

Per agevolare il ricorso alla mediazione la direttiva:

  • istituisce nella Comunità una normativa minima comune relativamente a un certo numero di elementi chiave nella procedura civile
  • fornisce alle autorità giudiziarie degli Stati membri strumenti efficaci per promuovere l’utilizzo della mediazione, senza renderla obbligatoria o soggetta a sanzioni specifiche.

Ambito di applicazione

L’ambito di applicazione della Direttiva è quello delle controversie transfrontaliere in materia di diritto civile e commerciale. Restano quindi escluse le questioni fiscali, doganali o amministrative, e i procedimenti per responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri.

La Direttiva non trova applicazione neppure alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale, come ad esempio alcune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone o organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia.

Per controversia transfrontaliera si intende una controversia in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede in uno Stato membro (ad esclusione della Danimarca) diverso da quello dell’altra parte nel momento in cui le parti concordano di ricorrere alla procedura conciliativa o viene ordinato il ricorso alla mediazione da un organo giurisdizionale, o l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge a norma del diritto nazionale.

I soggetti in causa possono gestire il procedimento e organizzarlo come desiderano ponendovi eventualmente fine in qualsiasi momento, nel rispetto di eventuali termini di scadenza del processo di conciliazione determinati dal diritto interno. La scelta della procedura conciliativa non impedisce comunque il successivo ricorso alle ordinarie vie giudiziarie.

Per quanto riguarda la figura del mediatore l’art. 4 co. 1 della Direttiva prevede per gli Stati membri l’obbligo di favorire l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei conciliatori nonché la diffusione di un codice europeo di condotta.

Gli Stati membri dovranno inoltre garantire la riservatezza sia dei conciliatori, sia delle parti in causa o di altri soggetti coinvolti nel procedimento di conciliazione non rivelando informazioni raccolte nel corso della mediazione.

Per consentire infine una maggiore efficacia al procedimento conciliativo, la Direttiva prevede all’art. 6 la possibilità per le parti di ottenere che il contenuto dell’accordo scritto risultante da una conciliazione sia reso esecutivo, previa richiesta fatta congiuntamente dalle parti o da una di esse con il consenso espresso delle altre, sempre che naturalmente l’accordo non sia contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta.

La Direttiva precisa inoltre che il contenuto dell’accordo potrà essere reso esecutivo:

  • in una sentenza
  • in una decisione
  • in un atto autenticato da un organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.

La Direttiva incentiva in definitiva il ricorso alla mediazione in materia civile e commerciale, garantendo un’equilibrata relazione tra la stessa e il procedimento giudiziario applicabile.
Oltre ai casi specifici in cui la conciliazione era già obbligatoria, spetta infatti proprio all’organo giurisdizionale investito per legge della causa il delicato compito di favorire l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di informare il cittadino che esiste questa opportunità.

Christian Montana