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Misure restrittive nei confronti dell'Iran

L’Italia è stata, nel 2011, il primo partner commerciale europeo dell’Iran, con un totale di 7.193 milioni di euro, seguita da Spagna (4.669 milioni), Germania (3.800 milioni) e Francia (3.405 milioni). L’Italia ha però sofferto sia della crisi economica, sia del pacchetto di sanzioni contro l'Iran adottato dall'Unione Europea.

L’UE, con la decisione 2012/35/PESC del Consiglio del 23 gennaio 2012, ha emanato il regolamento 267/2012 del 23 marzo - abrogando il precedente regolamento 961/2010 - e definisce un nuovo regime sanzionatorio e nuove regole per gli scambi commerciali con Teheran.

Poi è stato emanato il Regolamento UE 945/2012 che integra ed aggiorna la lista delle persone / entità sottoposte ad embargo.

Infine con la “Comunicazione agli operatori Iran 2013" sono state aggiornate le indicazioni operative del regolamento (UE) n. 267/2012 del 23 marzo 2012. 

Restrizioni

  • Divieto di fornire, vendere o trasferire in Iran ulteriori prodotti, materiali, attrezzature, beni e tecnologie che potrebbero contribuire ad attività iraniane connesse con l'arricchimento, il ritrattamento o l'acqua pesante, nonché allo sviluppo di sistemi di lancio di armi nucleari o all'esercizio di attività connesse con altre questioni su cui l'AIEA ha espresso preoccupazione o che ha identificato come questioni in sospeso, ovvero ad altri programmi relativi ad armi di distruzione di massa (allegati I e II)
  • Obbligo di un’autorizzazione preventiva per l’esportazione di tutta una serie di ulteriori beni e tecnologie di duplice utilizzo (allegato III)
  • Divieto di acquisto, importazione o trasporto dall'Iran di petrolio greggio e di prodotti petroliferi, nonché di prodotti petrolchimici (allegati IV e V)
  • Divieto di vendita, fornitura o trasferimento all'Iran di ulteriori attrezzature e tecnologie fondamentali che potrebbero essere utilizzate in settori chiave dell'industria del petrolio e del gas naturale o dell'industria petrolchimica, oltre al divieto di nuovi investimenti nel settore petrolchimico in Iran (allegato VI).

Fatti salvi i beni e i destinatari vietati dal nuovo regolamento UE n. 267/2012, gli scambi commerciali con l'Iran sono però ancora possibili. Per l'esportazione di beni occorre comunque attenersi a un'attenta regolamentazione.

Linee guida per l’esportazione di beni in Iran

  1. Un primo aspetto da tenere in considerazione riguarda i beni dual use per i quali spetta alle imprese esportatrici effettuare una prima valutazione delle caratteristiche e degli utilizzi dei componenti dei beni esportati, per capire quali rientrino nelle restrizioni. Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico è disponibile un approfondimento utile al fine di interpretare correttamente se un determinato bene rientra o meno nell’ambito delle restrizioni “dual use”.
    Per facilitare e velocizzare i controlli alle esportazioni, il consiglio è quello di far accompagnare le merci da un tecnico aziendale (vale a dire un tecnico di prodotto capace di analizzare e fornire adeguate spiegazioni) e/o da altri documenti che possano comprovare l'esportabilità dei beni.
    A tal riguardo si precisa che il Regolamento (UE) N. 388/2012 del 19 aprile 2012 ha modificato il regolamento (CE) n. 428/2009 che ha istituito un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso.
  2. Un secondo aspetto a cui attenersi è quello di verificare se i prodotti oggetto di vendita in Iran ricadono nel “divieto di vendita, fornitura o trasferimento all'Iran di ulteriori attrezzature e tecnologie fondamentali che potrebbero essere utilizzate in settori chiave dell'industria del petrolio e del gas naturale o dell'industria petrolchimica, oltre al divieto di nuovi investimenti nel settore petrolchimico in Iran (allegato VI).
  3. Riguardo alla procedura finanziaria, i trasferimenti di denaro superiori a 10.000,00 Euro con soggetti iraniani sono sottoposti ad autorizzazione, anche se avvengono in forma non elettronica. Occorre presentare una richiesta di autorizzazione al Comitato di Sicurezza Finanziaria del Ministero dell'Economia, il quale si pronuncia quasi sempre con esito positivo. Il Comitato ha 28 giorni per rispondere, dopo di che vale il silenzio-assenso; normalmente comunque il Comitato risponde prima del termine.
  4. Un altro aspetto importante delle esportazioni verso l'Iran sono le certificazioni richieste: tutte le merci pagate attraverso Lettera di Credito vanno accompagnate da certificazione di sicurezza su campioni di beni spediti; quelle pagate con pagamento anticipato possono chiedere certificazioni caso per caso. Si consideri che negli ultimi anni difficilmente si è riusciti ad operare tramite Lettera di credito in quanto le banche non operano con gli istituti iraniani.
  5. Bisogna infine verificare se vi possano essere dei limiti alla commercializzazione in Iran derivanti dal fatto che l’acquirente e/o l’utilizzatore finale dei prodotti compaiano o meno nell’Elenco delle persone e delle entità colpite da embargo o restrizioni da parte della comunità Internazionali (Allegato IX del regolamento 267/2012). Trattasi di misure di carattere soggettivo: listening di un soggetto di un’entità determina immediatamente un embargo totale, finanziario e commerciale.

Fermo restando il rispetto della normativa e delle linee guida, si raccomanda, altresì di inserire nei contratti e, più in generale in ogni singolo ordine e conferma d’ordine e/o proposte di vendita, una clausola di esonero di responsabilità in caso di impossibilità all'esportazione dovuta al non ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Tale clausola consentirà all’impresa esportatrice, qualora venisse colpita da un provvedimento della pubblica amministrazione, di non essere considerata inadempiente e di non poter così essere oggetto di alcuna richiesta di risarcimento danni da parte del compratore.

Si consiglia altresì di far dichiarare dal compratore che i prodotti oggetto della vendita sono destinati a un uso esclusivamente di natura civile e comunque non collegata ad alcun tipo di attività militare e che né egli né l’utilizzatore finale compare nell’Elenco delle persone e delle entità colpite da embargo o restrizioni da parte della comunità Internazionale.

Concludendo è bene sottolineare che il titolare dell’Autorizzazione all’esportazione è l’esportatore. Egli deve essere assolutamente cosciente di cosa sta dichiarando, quando afferma che il proprio prodotto non rientra tra quelli individuati dal Regolamento (UE) N. 388/2012 come duali.

L’esportatore deve inoltre dimostrare di avere fatto “una verifica costantemente aggiornata sul proprio partner”, che lo ha condotto ad appurare che quest’ultimo non è presente tra gli organismi banditi.

Dalla nostra esperienza emerge, invece, che gli esportatori non hanno piena consapevolezza che il listening di un’entità determina immediatamente un embargo totale. Potrebbe pertanto accadere che, nonostante l’ottenimento delle eventuali autorizzazioni finanziarie (vale a dire quelle relative allo scongelamento e messa a disposizione dell’esportatore dei fondi ai sensi dell’art. 25 del Regolamento), successivamente si verifichi l’inserimento del partner commerciale e/o final user e/o intermediario nell’elenco delle entità bandite; in tal caso, l’esportatore rischia di non poter portare a compimento l’operazione commerciale in quanto vietata dalla normativa.

Si invitano, pertanto gli operatori a controllare e verificare l’ALLEGATO IX (Elenco delle persone e delle entità di cui all'articolo 23, paragrafo 2 ) inserito nel regolamento 267/2012.

Giuseppe De Marinis


Paese: Iran