Il sito per le imprese che operano con l’estero

L’impatto della contraffazione sul sistema Paese

L’impatto della contraffazione sul sistema Paese

Censis e Ministero dello Sviluppo economico hanno presentato il 22 ottobre 2012 uno studio sulla contraffazione che quantifica i danni causati dal mercato del falso all’economia nazionale.

Il fatturato del mercato interno della contraffazione si stima che sia di 6 miliardi e 900 milioni di euro. I settori più colpiti sono quelli dell'abbigliamento e degli accessori (quasi 2,5 miliardi di euro), il comparto Cd, Dvd e software (più di 1,8 miliardi di euro) e quello dei prodotti alimentari (quasi 1,1 miliardi di euro).

Impatto sull’economia italiana

  1. Se fossero stati venduti gli stessi prodotti sul mercato legale si sarebbero avuti 13,7 miliardi di euro di valore di produzione aggiuntiva, con conseguenti 5,5 miliardi circa di valore aggiunto (corrispondenti allo 0,35% del PIL italiano)
  2. La produzione avrebbe generato acquisti di materie prime, semilavorati e/o servizi dall’estero per un valore delle importazioni pari a 4,2 miliardi di euro
  3. La produzione complessiva degli stessi beni in canali ufficiali avrebbe assorbito circa 110.000 unità di lavoro a tempo pieno, pari a circa lo 0,41% dell’occupazione complessiva nazionale.

Riportare sul mercato legale la produzione dei beni contraffatti significherebbe anche avere un gettito aggiuntivo per imposte dirette e indirette legato alla produzione diretta di 1 miliardo e 700 milioni di euro, mentre, se si comprende anche la produzione indotta si arriverebbe a 4 miliardi e 620 milioni di euro, pari all’1,74% del totale del gettito dello Stato relativo alle imposte considerate nello studio.

Oltre agli accessori e all’abbigliamento, oggi si affermano sul mercato del falso nuove merci tra cui i cosmetici. L’UNIPRO - Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche - stima una crescita negli ultimi 10 anni del mercato del contraffatto in questo settore di almeno 15 volte.

Si diversifica anche la qualità delle merci proposte, per cui si va da imitazioni grossolane ad imitazioni perfette. Le copie “Made in Italy” sono generalmente di migliore fattura rispetto a quelle cinesi o comunque di fabbricazione estera; per queste il consumatore più esigente è disposto a sborsare somme più alte.

Nel settore degli articoli in pelle, ad esempio, in Italia esiste una contraffazione “di pregio”, fatta di attrezzati opifici nei quali sono prodotti articoli di alta qualità del tutto simili agli originali, dotati di certificati di garanzia e di autenticità, tagliandi con codici dei prodotti, scatole e bustine con impresso il marchio della griffe, libretti esplicativi della storia del marchio. Tutto ciò rende il falso sempre più indistinguibile dall’originale.

Oltre ai canali classici, che sono le bancarelle, i negozi, i venditori ambulanti, sta iniziando ad affermarsi anche in Italia la vendita su Internet, che, attraverso l’e-commerce e le aste on line, rappresenta un mezzo utile e sicuro, poiché poco regolamentato e difficilmente controllabile, che permette di occultare la propria identità, si avvale di distributori dislocati in qualsiasi parte del mondo e riesce a raggiungere un ampio numero di consumatori a bassi costi.

Non risultano esenti dalla contraffazione neanche i canali di vendita ufficiali: all’oggettiva difficoltà a penetrarvi, data dalla necessità di truffare anche il commerciante o di scendere a patti con esso, fa da contrappeso la maggiore facilità nell’ingannare l’acquirente, meno incline in questi contesti a verifiche  approfondite sull’autenticità del prodotto.

Altri illeciti

  • Contraffazione di design, ovvero riproduzione e commercializzazione di articoli che costituiscono riproduzioni illecite di prodotti coperti da modelli o disegni registrati. Colpisce soprattutto la pelletteria, ma anche gli oggetti d’arredamento, illuminazione, casalinghi.
  • Abuso di indicazioni di origine - Made in Italy e analoghe indicazioni. Si spacciano per italiani prodotti che hanno in tutto o in parte altre origini. Interessa soprattutto il settore alimentare ma anche quello delle calzature, altrettanto sensibile all’Italian sounding.
  • Importazione parallela, ovvero commercializzazione in Italia di prodotti destinati a un Paese diverso e poi venduti da noi, attraverso canali non ufficiali, a prezzi inferiori a quelli normalmente praticati. Riguarda, ad esempio, il settore dei cosmetici.

Il mercato della contraffazione è alimentato dalla presenza di una domanda consistente di acquirenti indifferenti al fatto di compiere un atto illecito. La soddisfazione accomuna gli acquirenti, senza eccezione: per essere riusciti a scovare quello che cercavano, per aver speso poco. L’acquirente non percepisce il danno che si crea all’economia del Paese ed alle aziende produttrici. Manca una visione d’insieme del fenomeno.

Approfondimenti