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Obbligo di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti

La nuova legge “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari” - approvata il 18 gennaio - obbliga le aziende italiane a indicare in etichetta la provenienza degli alimenti.

L’Italia, che ha una grande tradizione in tema di sicurezza alimentare, ha deciso di legiferare “autonomamente” in uno scenario che vede l’Europa ancora distante dalle richieste di trasparenza dei consumatori.

Duplice l’obiettivo:

  1. far sapere al consumatore se ciò che mangia è realmente prodotto in Italia
  2. consentire alla filiera agricola italiana di contraddistinguere il proprio valore e contrastare la concorrenza sleale di chi spaccia in tutto il mondo falso “made in Italy”.

L’articolo 4 della nuova legge prevede l’obbligo di indicare sull’etichettatura dei prodotti alimentari (commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati):

  • le indicazioni previste dall’articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni
  • l’indicazione del luogo di origine o di provenienza
  • e, in conformità alla normativa dell’Unione europea, l’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati (OGM).

Per i prodotti non trasformati il luogo d’origine riguarda il paese di produzione.
Per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo dove è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata.

Anche la comunicazione commerciale non potrà più indurre in errore il consumatore sull’origine degli alimenti.

L’articolo 2 istituisce infine il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata dei prodotti agroalimentari. I produttori aderendo al Sistema, su base volontaria, potranno utilizzare l’apposito logo che certificherà la qualità superiore a patto che:

  • applichino la disciplina di produzione integrata che prevede tra l’altro un basso uso di sostanze chimiche
  • si sottopongano ai relativi controlli di Organismi terzi accreditati.

Chi commercializza prodotti privi dell’indicazione d’origine rischia una sanzione fino a 9.500 euro.

I decreti interministeriali dei Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole, che definiranno le modalità per l’indicazione obbligatoria e le disposizioni relative alla tracciabilità dei prodotti agricoli, saranno emanati entro sessanta giorni dall’approvazione della legge. Decorsi novanta giorni dall’entrata in vigore dei decreti di attuazione avrà effetto l’obbligo dell’etichettatura.

Il confronto sulle modalità attuative dell'obbligo di etichettatura è iniziato il primo febbraio 2011 con i prodotti lattiero-caseari come latte a lunga conservazione e formaggi. Secondo dati diffusi dalla Coldiretti, attualmente tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro venduti in Italia sono stranieri senza indicazioni per il consumatore come il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle vendute in Italia.

Ricordiamo infine che latte fresco, passata di pomodoro e carne di pollo sono da tempo etichettati in Italia sulla base di norme nazionali che obbligano ad indicare l’origine con il consenso dell’Unione europea.

Nel sito Unionalimentari – Confapi si legge un commento critico di cui riportiamo una sintesi:

“Il Disegno di Legge che impone a livello nazionale l’indicazione in etichetta dell’origine delle materie prime utilizzate, presenta numerose lacune: innanzitutto rischia di aggravare l’industria alimentare italiana con costi e minore competitività rispetto ai competitors esteri, inoltre può creare fraintendimenti nei consumatori e a venire meno sono proprio la sicurezza e la ricerca della qualità che la norma si è posta come obiettivo da raggiungere.

Il Disegno di Legge è obbligatorio solo per le imprese nazionali e non per tutti i prodotti commercializzati in Italia; questo comporta che le altre aziende comunitarie sono libere di commercializzare gli stessi prodotti senza alcuna precisazione in merito all’origine/provenienza...

L’Italia sembra ostinata verso un percorso solitario, non prendendo in considerazione il dibattito attuale presso il Parlamento Europeo circa il nuovo regolamento sull’etichettatura dei prodotti, che sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi comunitari ove attualmente è previsto l’obbligo d’indicare l’origine o la provenienza solo qualora l’omissione possa indurre in errore l’acquirente circa l’origine o la provenienza.

Nel caso in cui si arrivi rapidamente alla definizione di decreti attuativi, c’è il rischio che a questi cambiamenti si aggiungano ulteriori necessità di etichettatura dovute al nuovo Regolamento sull’etichettatura in discussione a Bruxelles. Le imprese, quindi, si troveranno ad affrontare dei cambiamenti che potranno anche essere rivisti a breve dalla normativa europea”.