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L'Ocse segnala i rischi delle "strutture ibride"

L’Ocse ha pubblicato il rapporto “Hybrid Mismatch Arrangements: Tax Policy and Compliance Issues”, sulla pianificazione fiscale aggressiva basata sull’utilizzo dei cosiddetti “ibridi”.

In un contesto economico globalizzato è fondamentale conoscere le dinamiche di interazione dei sistemi fiscali di più Stati coinvolti nelle medesime transazioni internazionali, non solo per eliminare gli ostacoli al commercio e all’investimento, ma anche allo scopo di rimuovere le “falle” che consentano indesiderati salti d’imposta.

Il rapporto Ocse analizza il gap fiscale internazionale generato tramite l'utilizzo di strategie disarmoniche e illustra le strutture che mirano a sfruttare, nelle diverse giurisdizioni coinvolte, le differenze di trattamento fiscale, di strumenti finanziari o forme societarie, al fine di ottenere vantaggi fiscali indebiti.

Le “strutture ibride”

Gli accordi (o strutture) ibridi possono essere ricondotti alle seguenti tipologie:

  • strumenti finanziari ibridi
  • entità ibride
  • trasferimenti finanziari ibridi
  • entità con doppia residenza.

Uno strumento finanziario ibrido è uno strumento finanziario che coinvolge due o più Stati esteri e che, nei singoli ordinamenti giuridici interessati, è fiscalmente trattato in modo diverso (a titolo di esempio, un medesimo strumento può essere qualificato come capitale di prestito in uno Stato e come capitale di rischio in un altro).

Gli strumenti finanziari ibridi contengono normalmente elementi di capitale di rischio (cointeressenza), di capitale di prestito (finanziamento) e/o derivati .

Nel 1994 l’Ocse ha definito i titoli ibridi come “qualunque titolo con caratteristiche tipiche tanto dei titoli partecipativi al capitale proprio quanto del capitale di prestito”

Rientrano in questa categoria, ad esempio, strumenti che, nel contesto finanziario internazionale sono noti come “prestiti” subordinati a lungo termine che fruttano “remunerazioni” dipendenti dagli utili degli emittenti, “azioni privilegiate convertibili” (convertibili, su opzione del titolare, in denaro), obbligazioni convertibili e “quote partecipative convertibili” (questi ultimi strumenti non sono emessi da una società per azioni, ma da una società di persone o da altra entità associativa tra persone fisiche).

Le entità ibride sono soggetti trattati fiscalmente in modo diverso in due ordinamenti giuridici (tipicamente, come entità trasparenti in un ordinamento e come entità non trasparenti nell’altro).

I trasferimenti ibridi sono contratti che, ai fini fiscali, sono trattati in uno Stato come trasferimenti di proprietà di uno strumento finanziario laddove, in un altro Stato interessato dalle medesime transazioni, non vengono considerati come tali (comunemente, nel secondo Stato, sono fiscalmente trattati come prestiti assistiti da garanzia).

Le entità con doppia residenza sono soggetti che risultano residenti ai fini fiscali in due o più Stati.

Obiettivi perseguiti attraverso l’utilizzo degli ibridi

Attraverso complesse transazioni che utilizzano varie forme di strutture ibride si persegue una riduzione del carico fiscale complessivo:

  • doppia deduzione in entrambi gli Stati coinvolti
  • deduzione in uno Stato e non tassazione nell’altro Stato
  • creazione indebiti crediti d’imposta per imposte pagate all’estero.

Il rapporto Ocse sottolinea come la pianificazione fiscale aggressiva realizzata mediante gli accordi ibridi ponga diversi problemi: indebita riduzione del gettito, concorrenza sleale e vantaggi competitivi impropri, scarsa efficienza economica nell’allocazione delle risorse.

Gli analisti invitano infine gli Stati a prevedere norme specificamente finalizzate ad escludere i benefici derivanti da tali strutture e a introdurre obblighi dichiarativi per i soggetti che promuovono o utilizzano gli ibridi (“disclosure rules”).

Hybrid Mismatch Arrangements

Donatantonio Demaio
In collaborazione con Fisco Oggi