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Gestire l'innovazione per conquistare i mercati esteri

Con innovazione, termine spesso abusato da politici, accademici e altre figure che tanto innovative non sono, non intendiamo la ricerca e sviluppo formalizzata (possibile generalmente solo nelle aziende più grandi o avanzate), ma tutte le attività che consentono di adeguare i prodotti e i processi organizzativi e produttivi alle esigenze dei mercati e dei clienti.

Qualche anno fa suscitò grande interesse un libro di Richard Florida, ricercatore americano che si occupa di politiche pubbliche per l'innovazione e la competitività, intitolato "L'ascesa della nuova classe creativa".
La tesi sostenuta dall'autore è che i presupposti del successo economico di un'area economica e geografica risiedono nella contemporanea presenza di alcuni fattori sintetizzati nella formula delle 3 T:

  • Talento
  • Tolleranza
  • Tecnologia.

Florida ha provato a valutare questi fattori ottenendo una serie di classifiche di creatività (e quindi a parer suo di competitività a lungo termine) per le città americane che fotografano la situazione attuale e le potenzialità di crescita.

La nostra ipotesi è che questi fattori, che sono rilevanti per un territorio e la sua comunità, siano traslabili, mutadis mutandis, in comunità più piccole come le organizzazioni aziendali.

Siccome la globalizzazione rende permanente il cambiamento, l'internazionalizzazione dell'impresa non può limitarsi all'estensione all'estero delle vendite domestiche, ma deve permeare tutti i settori aziendali.
L'innovazione diventa necessaria per adattarsi rapidamente ai nuovi mercati e reagire alla competizione che si fa aspra anche sui mercati interni.

Le aziende sono però sospettose nei confronti di questo termine che qui intendiamo come l'insieme delle attività necessarie ad adeguare i prodotti e i processi organizzativi e produttivi alle esigenze dei mercati e dei clienti. Inoltre in molte aziende l'innovazione è un processo episodico o fortuito che sta magari alla base della costituzione dell'impresa.
Ma in tempi turbolenti come quelli attuali è pericoloso affidarsi al colpo di genio subitaneo che può anche non arrivare ed è opportuno pianificare, organizzare e sfruttare l'innovazione, in una parola gestirla sistematicamente.

A questo proposito, il modello delle 3 T può fornire utili suggerimenti anche alle organizzazioni, soprattutto a quelle che abbiano deciso di affrontare attivamente la globalizzazione.

Il modello delle 3T in azienda

Il Talento, che costituisce una delle tre T, viene spesso messo in relazione al livello di scolarità dei dipendenti. Moltissimi imprenditori non credono però che un maggior numero di laureati significhi maggior talento in azienda (come le statistiche sulla disoccupazione intellettuale confermano).

In realtà nelle Piccole e Medie Imprese (PMI) le mansioni di "concetto" che il laureato ambisce a ricoprire sono poche e le possibilità di carriera ancora minori.
Il talento potenziale di un laureato viene così frustrato dalle limitate opportunità disponibili. Se si aggiunge che autorevoli studi indicano che il picco negativo di creatività si raggiunge al termine del percorso universitario, si capisce come specie nelle PMI non necessariamente l'inserimento di laureati comporti un'iniezione di talento.

Cos'è quindi il talento?
Il talento in azienda può essere espresso come inventiva e spirito di iniziativa: la volontà di imparare e impegnarsi e la capacità di relazionarsi con gli altri sono qualità molto importanti che non si imparano facilmente. Il talento va quindi ricercato già in fase di selezione del personale.

La Tolleranza è un fattore non sempre presente nella cultura aziendale nostrana, ma che costituisce un approccio efficace per promuovere nel personale la diversità di origini, culture ed esperienze. Il "caos" che ne deriva costituisce il contesto nel quale si sviluppa il confronto e quindi la creatività.

La diversità è il frutto di una cultura aziendale aperta a opinioni e idee diverse e disponibile al rischio e all'errore a tutti i livelli di management. Questo richiede autostima e flessibilità in ognuna delle persone coinvolte, ma il cambiamento è percepibile anche all'esterno dell'azienda e può riflettersi in nuovi segmenti di clientela.

Negli ultimi anni la terza T, la Tecnologia, in alcune realtà ha assunto un ruolo salvifico (con conseguente delusione successiva) mentre in altre viene osteggiata. Ma la tecnologia è al tempo stesso il risultato e la premessa dell'innovazione: incorpora il sapere e costituisce uno straordinario fattore competitivo, specie per coloro che non possono godere di posizionamenti strategici particolarmente favorevoli.

La tecnologia è presente nel prodotto, nel processo produttivo e nei processi gestionali, in questi ultimi sotto forma di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT).
Le ICT sono alla base di molti servizi innovativi, e costituiscono un ottimo supporto per facilitare la condivisione delle informazioni, lo scambio di esperienze e il rapido coinvolgimento nelle decisioni.

Le soluzioni di collaborazione aiutano a lavorare insieme valorizzando il talento di ciascuno, ma funzionano dove c'è tolleranza, ovvero dove le persone sono incoraggiate a dare il meglio di sé.

Migliorare la capacità di innovare dell'azienda

Coloro che volessero aumentare la capacità di gestire l'innovazione possono concentrarsi sue tre aree:

  • tecniche di creatività
  • sistemi di gestione della conoscenza
  • metodi di valutazione e gestione di progetto.

Le tecniche di creatività individuali o di gruppo non servono solo per operazioni astratte o di tipo artistico, ma sono la premessa per la progettazione e l'azione concreta. Il problem solving, le tecniche analitiche come lo SCAMPER e morfologiche come il TRIZ o anche il più conosciuto brainstorming, aiutano a trovare nuove soluzioni attraverso un miglioramento graduale o con un percorso più intuitivo e immediato.

I sistemi di gestione della conoscenza sono costituiti dagli elementi organizzativi, procedurali e tecnologici che consentono di valorizzare le competenze e le esperienze presenti in azienda. Essi possono basarsi sulle persone disponibili (esperti) o su conoscenza formalizzata (database) in funzione della strategia adottata e rappresentano per l'impresa il miglior investimento a lungo termine.

Le tecniche di gestione di progetto sono utili anche quando l'innovazione ha carattere di attività continuativa. Essa deve essere legata a obiettivi specifici per i quali sono allocate risorse precise, altrimenti sono una tassa della quale tutti farebbero a meno. La valutazione dei progetti è inoltre fondamentale per analizzare costi e benefici di un'innovazione in caso di opzioni alternative per scegliere quella che massimizza i ritorni.

In definitiva i concetti di Talento, Tecnologia e Tolleranza mantengono, a nostro avviso, la validità riscontrata per città e regioni anche nelle realtà aziendali ed evocano pratiche manageriali sperimentate che possono essere acquisite rapidamente e con successo da ogni organizzazione.

Michele Coletti