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Consignment stock: risoluzione 5 agosto 2008

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 5 agosto 2008 introduce alcune importanti novità: la detraibilità IVA all’import anche sui beni in deposito. Inoltre l’eventuale restituzione dei beni è considerata esportazione.

Il contratto di consignment stock si basa sul trasferimento di beni di proprietà del fornitore presso un deposito del cliente, il quale ha la facoltà, in base alle sue esigenze, di effettuare prelievi in qualsiasi momento.
Il diritto di proprietà sui beni si trasferisce in capo al cliente solo nel momento del prelievo.

Con il contratto di consignment stock, il compratore ha quindi il vantaggio di spostare in avanti nel tempo il momento dell’uscita finanziaria, dato che, in assenza del prelievo, nonostante egli abbia la disponibilità della merce in magazzino, non sarà tenuto ad effettuare alcun pagamento.

Precedenti risoluzioni

L’amministrazione finanziaria ha già avuto modo in passato di occuparsi degli effetti fiscali derivanti dall’adozione del sistema di consignment stock.

  • In particolare, con riferimento a una cessione nei confronti di un operatore stabilito in un paese terzo è stato chiarito che all’atto dell’invio all’estero dei beni e del conseguente espletamento delle formalità doganali di esportazione si è in presenza di una cessione a titolo oneroso delle merci in uscita, cessione che è realizzata secondo un procedimento che si perfezionerà solo in un secondo momento, all’atto del prelievo dal deposito (risoluzione del 5 maggio 2005, n. 58).
  • A conclusioni analoghe, peraltro, era giunta con riferimento a contratti di consignment stock stipulati nei confronti di operatori stabiliti all’interno della comunità europea (risoluzione del 18 ottobre 1996, n. 235). In questo caso sebbene si sia in presenza di un’unica operazione, la cessione intracomunitaria si considera effettuata non all’atto dell’invio nel territorio di altro Stato membro, bensì nel momento in cui si produce l’effetto traslativo della proprietà per l’acquirente, vale a dire all’atto del prelievo dei beni dal deposito ad opera di quest’ultimo. Ne consegue che solo al verificarsi del prelievo viene a costituirsi il plafond di cui all’articolo 8, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972.

Risoluzione n. 346 del 5 agosto 2008

È stato chiarito che, salvo casi di esclusione indicati nel Codice Doganale Comunitario, in generale, per i beni importati, anche se non a titolo definitivo, l’Iva deve essere accertata, liquidata e riscossa in dogana all’atto della loro introduzione nel territorio nazionale.

Inoltre, la circostanza che le disposizioni in materia doganale consentono a soggetti diversi dal proprietario effettivo delle merci di operare in dogana in nome proprio e per conto del proprietario, consente di affermare che la proprietà dei beni importati non è condizione necessaria per ottenere la detrazione dell’Iva pagata. Occorre che i beni o servizi acquisiti presentino un nesso immediato e diretto con l’oggetto dell’attività d’impresa, ossia siano ad essi inerenti.

Da quanto detto, anche nel caso esaminato in cui la merce viene importata in virtù di un contratto di consignment stock, in base al quale l’acquirente italiano acquisterà la proprietà dei beni solo al momento del loro prelievo dal deposito, (e quindi in un momento successivo rispetto al transito delle merci in dogana) il depositario ha, da un lato, l’obbligo di assolvere l’Iva in dogana e, dall’altro, il diritto di esercitare la detrazione dell’Iva medesima ai sensi dell’articolo 19 del Dpr n. 633 del 1972, previa annotazione della bolletta doganale nel registro di cui all’articolo 25 del medesimo decreto.

All’atto del prelievo delle merci dal deposito in Italia:

  • l’operazione dovrà essere documentata dal cedente con il titolo certificativo previsto nel paese del cedente
  • la società depositaria emetterà autofattura, nella quale indicherà l’ammontare corrisposto e l’Iva relativa, nonché gli estremi della bolletta doganale con cui i beni sono stati introdotti e quelli di registrazione nel registro degli acquisti.

L’autofattura andrà annotata nel registro delle vendite e degli acquisti in una separata colonna appositamente contrassegnata, assolvendo l’unica funzione di documentazione dell’operazione di acquisto ai fini delle imposte sui redditi, posto che ai fini Iva l’imposta è già stata assolta ed annotata all’atto dell’importazione.

E’ stato precisato che qualora il prezzo corrisposto al momento dell’acquisto definitivo sia superiore a quello indicato in dogana al momento dell’introduzione delle merci nel territorio dello Stato, l’importo medesimo, da documentare e annotare integralmente nel registro delle fatture emesse e delle fatture d’acquisto, concorrerà alla liquidazione solo per la differenza corrisposta.

Diversamente, nell’ipotesi di restituzione dei beni ricevuti in deposito al fornitore l’operazione dovrà essere considerata una cessione all’esportazione e, pertanto, dovrà essere documentata con fattura non imponibile ai sensi dell’articolo 8 del D.p.r. n. 633 del 1972.

Con riferimento, infine, alla possibilità di annotare le movimentazioni dei predetti beni in conto deposito (introduzione e prelievi) nel registro di cui all’articolo 50, comma 5 del D.L. n. 331 del 1993, al fine di vincere le presunzioni di acquisto e di cessione, è stato chiarito che tale registro è destinato ad accogliere le movimentazioni in entrata e in uscita dei beni che vengono trasferiti da un paese all’altro della “Comunità” a titolo non traslativo della proprietà.

Ancorché le annotazioni prospettate dal contribuente possano, in via di fatto, risultare funzionali alla predetta esigenza, il registro è specifico e non può essere utilizzato per annotare beni diversi da quelli comunitari.

Nel caso di specie, la natura di bene di terzi in conto deposito dovrà risultare dalla bolletta d’importazione da annotare nel registro di cui all’articolo 25 del D.p.r. n. 633 del 1972 al fine di esercitare il diritto alla detrazione.
Ciò non toglie che il contribuente possa istituire un registro di carico e scarico della merce movimentata nel deposito a seguito del contratto di consignment stock, da tenere e conservare ai sensi dell’articolo 39 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Gian Luca Giussani