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Registro beni da esporre in fiera in un Paese Ue

L'invio di beni per esposizione in fiere organizzate in Stati membri comunitari comporta la tenuta di uno specifico registro, sulla cui utilizzazione non tutti gli operatori nazionali sembrano adeguatamente informati.

La normativa di riferimento è rappresentata dall'art. 50, comma 5, del D.L. n. 331/1993, ai sensi del quale "i movimenti relativi a beni spediti in altro Stato della Comunità economica europea o da questo provenienti in base ad uno dei titoli non traslativi di cui all'art. 38, comma 5, lettera a), devono essere annotati in apposito registro, tenuto e conservato a norma dell'art. 39 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633".

I trasferimenti di beni cui si riferisce la norma, in sostanza, sono quelli connessi ai "regimi sospensivi" che disciplinano le situazioni in cui le movimentazioni fisiche dei beni, sia strumentali sia costituenti oggetto di vendita, non comportano alcun fenomeno traslativo del diritto di proprietà.

L'art. 38, comma 5, lett. a), del D.L. n. 331/1993 stabilisce che non costituisce acquisto intracomunitario l'introduzione nel territorio dello Stato dei seguenti beni:

  • 1. beni oggetto delle operazioni di perfezionamento o di manipolazioni usuali ai sensi, rispettivamente, dell'art. 1, c. 3, lett. h), del Regolamento del Consiglio delle Comunità europee 16 luglio 1985, n. 1999, e dell'art. 18 del Regolamento dello stesso Consiglio 25 luglio 1988, n. 2503 (se i beni sono successivamente trasportati o spediti al committente, soggetto passivo d'imposta, nello Stato membro di provenienza o per suo conto in altro Stato membro)
  • 2. beni temporaneamente utilizzati per l'esecuzione di prestazioni
  • 3. beni che, se importati, beneficerebbero dell'ammissione temporanea in esenzione totale dai dazi doganali.

Nella variegata casistica della categoria di beni indicata al punto n. 3 rientrano anche i beni destinati ad essere presentati o utilizzati in occasione di esposizioni, fiere e manifestazioni.
L'invio di beni merce o di beni strumentali in una fiera tenuta in uno Stato membro comunitario rientra, quindi, fra i trasferimenti in regime sospensivo oggetto di annotazione nel registro di cui all'art. 50 del D.L. n. 331/1993.

Il registro

Le annotazioni riguardano sia l'invio dei beni ai locali della fiera all'estero, sia il ritorno in Italia degli stessi beni.
Tali annotazioni devono essere effettuate in modo puntuale, idoneo a descrivere:

  • i beni oggetto di movimentazione, con l'indicazione della loro natura, qualità e quantità (numero di esemplari o peso), o con l'indicazione dei numeri di serie o di altri riferimenti specifici che li identifichino esattamente
  • la data in cui i beni vengono spediti o trasportati nello Stato membro in cui si tiene la fiera
  • la data del loro rientro nel territorio dello Stato
  • gli estremi dei documenti di trasporto relativi (es: D.D.T. - C.M.R.).

Quanto alla compilazione del documento di trasporto eventualmente emesso ai sensi dell'art. 1, comma 3, del D.P.R. n. 472/1996 (cosiddetto D.D.T. ), si sottolinea che lo stesso, essendo riferito a trasferimenti di beni che non implicano effetti traslativi della proprietà, deve indicare la causale del trasporto.
Al riguardo, potranno essere utilizzate espressioni del tipo: "invio di beni per esposizione presso la fiera di ........., in ........., della durata di ......... giorni dal ......... al ..........".

Non vi è poi alcun obbligo di compilazione dei modelli Intrastat per i beni destinati a rientrare dalla fiera.
La circolare ministeriale n. 13 del 23 febbraio 1994 specifica, infatti, nel paragrafo 15.1 che, per i beni inviati per fiere e mostre, "gli elenchi riepilogativi devono essere compilati, agli effetti fiscali e statistici, solo in caso di cessione o acquisto dei beni e con riferimento al periodo di registrazione della relativa fattura".

Il registro di cui all'art. 50, comma 5, del D.L. n. 331/1993, regolarmente annotato, funge anche da valido strumento per vincere le presunzioni di cessione e di acquisto di beni di cui al D.P.R. 10 novembre 1997, n. 441, con cui è stata completamente riordinata l'intera disciplina delle presunzioni in materia di I.V.A. con la conseguente sostituzione delle regole contenute nel previgente art. 53 del D.P.R. n. 633/1972.
Proprio in merito a tale funzione, potrebbero sorgere perplessità in capo agli operatori nazionali sull'applicabilità o meno dell'intero impianto normativo del D.P.R. n. 441/1997, compresa la facoltà ivi prevista agli artt. 1, comma 5 (per le presunzioni di cessione) e 3, comma 2 (per le presunzioni di acquisto), di utilizzare, in alternativa al registro, i documenti di trasporto regolarmente annotati con la corretta causale.

Si tratta, in sostanza, di stabilire se, analogamente a quanto previsto dalla normativa interna ordinaria, può essere omessa la tenuta del registro anche per i movimenti dei beni a titolo non traslativo della proprietà tra Stati membri comunitari.

Al riguardo, in assenza di prese di posizioni chiare sull'argomento da parte dell'Amministrazione finanziaria, si ritiene, in via interpretativa, che il predetto registro previsto dall'art. 50, comma 5, del D.L. n. 331/1993 debba comunque essere istituito e questo per una serie di motivazioni.

In primo luogo, si rileva come l'art. 56 del D.L. n. 331/1993 contenga una norma di rinvio alle disposizioni di cui al D.P.R. n. 633/1972, ma solo per quanto non è diversamente disposto nello stesso decreto sull'I.V.A. comunitaria.
Tale disposizione, più volte richiamata nella circolare ministeriale n. 13 del 23 febbraio 1994, è stata usata dall'interprete ministeriale per confermare l'applicazione di norme ordinarie contenute nel decreto I.V.A. anche nell'ambito specifico delle operazioni intracomunitarie.

Da ciò è lecito desumere come la disciplina istituita con il D.L. n. 331/1993 abbia la natura di normativa speciale, con regole proprie applicabili anche in deroga alla legislazione ordinaria.
In tale ottica, la disposizione di cui all'art. 50, comma 5, del D.L. n. 331/1993 rappresenta la norma specifica prevista per le movimentazioni di beni in regime sospensivo in ambito comunitario.

Inoltre, occorre sottolineare come siano specifiche anche le ipotesi ivi indicate, mediante un diretto richiamo ai trasferimenti di beni di cui all'art. 38, comma 5, lett. a), dello stesso decreto.
Il predetto art. 50, comma 5, non prevede modalità alternative alla tenuta del registro, limitandosi a stabilirne l'obbligo.

In secondo luogo, si ritiene che le finalità sottese all'istituzione del registro, considerate dal legislatore con il D.L. n. 331/1993, non siano in via principale quelle dell'identificazione di uno strumento idoneo a vincere le presunzioni di cessione e di acquisto, quanto, piuttosto, quelle di fornire un valido supporto per controllare i movimenti di beni nell'ambito del territorio comunitario soprattutto alla luce della caduta delle barriere doganali.

Tali finalità sono le stesse poste alla base dell'istituzione dei modelli Intrastat, nella costruzione di un quadro complessivo ed articolato di monitoraggio dei trasferimenti di beni.

Sulla base di tali considerazioni, si ritiene opportuno, in via interpretativa, quantomeno a fini prudenziali, istituire l'apposito registro di cui all'art. 50, comma 5, del D.L. n. 331/1993 per i trasferimenti di beni inviati in fiere tenute in Paesi comunitari, ed annotare su di esso esclusivamente le movimentazioni che avvengono fra Stati membri della U.E.

Massimo Sirri e Riccardo Zavatta