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Compravendite con soggetti esteri in triangolazione

Accade spesso che gli operatori economici coinvolti siano tre, dando così luogo ad operazioni triangolari con l'intervento di almeno due soggetti esteri. In queste situazioni è opportuno conoscere preventivamente gli aspetti di tassazione ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.

In caso contrario, gli operatori economici corrono il rischio di dover corrispondere l'I.V.A, in base alla normativa nazionale sugli acquisti effettuati in Italia, senza averlo preventivato in fase contrattuale.

Un caso interessante, al riguardo, è rappresentato dall'operazione triangolare in cui interviene un soggetto residente in un paese extracomunitario come promotore dell'operazione.

Consideriamo l'esempio di un operatore economico sloveno, il quale acquisti i beni da un soggetto italiano, dando incarico a quest'ultimo di consegnarli direttamente al suo cliente finale in Francia. In tale fattispecie di operazione triangolare, con l'intervento di due operatori non residenti, l'impresa italiana fornitrice dei beni effettua una cessione ad un soggetto extracomunitario (sloveno) con consegna ad un soggetto comunitario (francese).

Quali sono le problematiche fiscali connesse alla fatturazione da parte dell'impresa italiana?

  • Non è un'operazione di esportazione, in quanto i beni non sono diretti in un paese al di fuori della Comunità economica europea, essendo spediti direttamente in Francia. Il soggetto italiano non può ricorrere alla fatturazione in regime di non imponibilità ai sensi dell'art. 8, comma 1, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972.
  • Non è nemmeno una cessione intracomunitaria, in quanto il soggetto acquirente è residente in un paese non appartenente alla C.E.E. e non possiede quindi un codice identificativo I.V.A. comunitario. L'operatore economico nazionale non può effettuare una cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell'art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331/1993.
  • Non è altresì ipotizzabile una triangolazione comunitaria, poiché in tal caso è necessario l'intervento di soggetti passivi I.V.A. appartenenti a tre diversi Stati comunitari.

Poichè i beni sono nazionali e si trovano nel territorio dello Stato al momento della vendita, l'operatore economico italiano dovrà quindi inevitabilmente emettere fattura con l'addebito di I.V.A. nei confronti del suo acquirente extacomunitario (sloveno). Se tale situazione non viene prevista e regolamentata in fase contrattuale, il soggetto extracomunitario si vede aumentare i costi dell'operazione. Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che l'I.V.A. addebitata in fattura non può essere recuperata dall'operatore extracomunitario ai sensi dell'art. 38-ter, del D.P.R. n. 633/1972. L'imposta non è recuperabile perchè l'acquirente extracomunitario - secondo quanto espressamente affermato nella circolare ministeriale n. 13 del 23.02.1994, paragrafo 16.3 - "nel disporre il trasferimento dei beni al proprio cliente (...), pone in essere una cessione di beni esistenti nel territorio dello stato e perciò rilevante ai fini dell'imposta" (art. 7, secondo comma del D.P.R. n. 633 del 1972).

Possibili accorgimenti

La situazione sopra delineata può essere evitata ricorrendo, al momento della redazione del contratto, a specifici accorgimenti previsti dalla normativa I.V.A. Il soggetto extracomunitario potrebbe nominare un proprio rappresentante fiscale ai fini I.V.A. in Italia ai sensi dell'art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972. In questo caso, l'operatore non residente effettua un acquisto rilevante ai fini dell'I.V.A. italiana nel territorio dello Stato ed esegue una cessione intracomunitaria nei confronti del proprio cliente francese, avendo anche la possibilità di ricorrere all'operazione di triangolazione interna in regime di non imponibilità ai sensi dell'art. 58, comma 1, del D.L. n. 331/1993. Nella triangolare interna intervengono infatti due soggetti entrambi identificati ai fini I.V.A. in Italia (il fornitore italiano ed il rappresentante fiscale dell'operatore extracomunitario ed un soggetto estero destinatario finale dei beni, rappresentato nel caso specifico da un operatore comunitario, il francese).

Affinché il fornitore nazionale possa fatturare la cessione in regime di non imponibilità al soggetto acquirente con partita I.V.A. italiana, ai sensi dell'art. 58 sopra citato, è necessario che i beni non vengano consegnati nel territorio dello stato, ma vengano spediti o trasportati direttamente nello stato comunitario ove risiede il cliente destinatario finale, a cura o a nome del fornitore italiano su incarico conferitogli dal soggetto acquirente. L'acquirente con partita I.V.A. italiana (rappresentante fiscale del soggetto extracomunitario) effettua a sua volta una cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell'art. 41, comma 1, del D. L. n. 331/1993. Tale procedura è peraltro confermata dalla circolare ministeriale n. 13 del 23.02.1994 nel paragrafo 16.3 più sopra richiamata.

Riccardo Zavatta