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Regime tributario applicabile alle royalty

Gli accordi di licenza di brevetto unitamente a quelli di licenza di know-how, rappresentano uno strumento contrattuale tipico che permette alle imprese di essere presenti indirettamente in un mercato estero, senza avervi costituito società o sedi secondarie per lo svolgimento in proprio dell'attività produttiva o commerciale.

Assumono particolare importanza gli aspetti di tassazione internazionale, sia a livello di imposte dirette sia in relazione alla disciplina IVA. Esamineremo di seguito le problematiche in tema di imposta sul valore aggiunto, con riferimento agli adempimenti per le imprese residenti che sfruttano licenze di brevetto concesse da società estere, per la fabbricazione e commercializzazione di beni in Italia, le quali devono quindi corrispondere royalties a soggetti non residenti a titolo di corrispettivo.

La normativa IVA di riferimento, ai fini della determinazione del regime tributario applicabile alle royalties nei rapporti con soggetti non residenti, è rappresentato dall'art. 7, comma 4, lett. d), del D.P.R. n. 633/1972. Tale articolo annovera infatti nelle fattispecie di cui alla lettera d) "le prestazioni di servizi indicate al n. 2) del secondo comma dell'art. 3", ai sensi del quale costituiscono prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo, "le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d'autore, quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili... omissis...".

Le licenze d'uso riguardanti i brevetti di prodotto o di processo, concesse da operatori economici per l'utilizzo in campo industriale, rientrano quindi a pieno titolo fra le prestazioni di servizi sopra indicate. Nel caso di specie, tali prestazioni di servizi trovano la loro disciplina ai fini dell'imposta sul valore aggiunto esclusivamente nell'art. 7, del D.P.R. n. 633/1972, in quanto le stesse non rientrano tra quelle tassativamente indicate nell'art. 40 del D.L. n. 331/1993, convertito dalla legge n. 427/1993, le quali sono assoggettate, al verificarsi di determinati presupposti soggettivi e oggettivi, alla specifica normativa riservata alle operazioni intracomunitarie.

Quanto al criterio di territorialità, lo stesso è definito in modo articolato nella lettera d) del quarto comma dell'art. 7 già citato, e prevede la verifica di un requisito soggettivo e di un requisito oggettivo. Il primo è rappresentato dal domicilio (o residenza) del soggetto passivo IVA committente del servizio, mentre il secondo è costituito dal luogo in cui il servizio stesso viene utilizzato. In sostanza, le prestazioni di servizi consistenti nella concessione in licenza d'uso dei brevetti, si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono prestate a favore di soggetti domiciliati nel territorio stesso, o a soggetti ivi residenti che non hanno stabilito il domicilio all'estero, e sono utilizzate in Italia od in altro Stato membro della Cee. Nel caso specifico, il soggetto committente è un operatore economico nazionale che utilizza il servizio in Italia e, pertanto, trova completa realizzazione la fattispecie disciplinata nella predetta lettera d), del quarto comma, dell'art. 7, del D.P.R. n. 633/1972, risultando del tutto ininfluente l'esame del disposto normativo di cui alle successive lettere e) ed f) del medesimo quarto comma, sempre relative agli stessi servizi, ma riguardanti i casi di servizi resi a soggetti domiciliati o residenti in altri Stati membri della Cee (lett. e) oppure in altri paesi extra-Cee (lett. f).

Applicazione dell'imposta e adempimenti contabili

Non vi è dubbio che l'operatore economico nazionale, licenziatario della concessione d'uso del brevetto per la fabbricazione e la successiva vendita dei prodotti nel territorio italiano, stia utilizzando il servizio nel territorio dello Stato, sia che si voglia privilegiare l'aspetto prettamente oggettivo e materiale, rappresentato dall'ubicazione degli stabilimenti dove viene svolta l'attività produttiva, sia che si preferisca adottare la diversa ottica del luogo di sfruttamento commerciale dei beni ottenuti grazie al brevetto in licenza. In quest'ultimo caso, infatti, la licenza è concessa limitatamente alla vendita dei beni in Italia. Da ciò deriva che, essendo verificati entrambi i requisiti soggettivo e oggettivo, la prestazione di servizi si considera effettuata nel territorio dello Stato, con la conseguenza che la stessa è rilevante ai fini IVA in Italia, e, questo, indipendentemente dal fatto che il soggetto prestatore del servizio (società estera) sia comunitario o extracomunitario. Quanto sopra implica che il luogo di tassazione delle royalties è l'Italia e, al fine di rendere soggetta ad imposta la relativa prestazione di servizi, in mancanza di una stabile organizzazione o di un rappresentante fiscale nominato in Italia dalla società estera (comunitaria o extracomunitaria), dovrà provvedere direttamente l'operatore economico nazionale mediante emissione di autofattura, secondo quanto stabilito dall'art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972. L'autofattura, da emettere in unico esemplare ai sensi dell'art. 21, comma 5, del D.P.R. n. 633/1972, dovrà essere annotata sia nel registro IVA delle vendite sia nel registro IVA degli acquisti.

Riccardo Zavatta