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Proprietà industriale: ritorno al processo ordinario

La sentenza della Corte Costituzionale n. 170 del 18 aprile – depositata il 17 maggio 2007 - segna un punto di svolta nella conduzione giudiziale delle controversie di diritto industriale. Si torna al rito civile ordinario che, negli ultimi due anni, aveva ceduto il passo all'assai innovativo (forse anche troppo) rito societario.

La Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale incostituzionalità dell'art. 134 del Codice della proprietà industriale (d. lgs. 30/2005) nella parte in cui stabilisce che nei procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale interferente, la cui cognizione è affidata alle sezioni specializzate istituite con il d. lgs. n. 168/2003, si applichino le norme dettate per il rito societario.

Le difficoltà derivanti dall'applicazione del rito societario ai processi in materia di marchi, brevetti, modelli e concorrenza sleale erano subito apparse notevoli.
L'apprezzabile tentativo di deferire alle parti lo scambio dei rispettivi atti difensivi, alleggerendo la trattazione giudiziale della causa, ha introdotto nella prassi quotidiana una serie di imbarazzanti incertezze applicative, che hanno creato disagio sia nell'avvocatura sia nella magistratura.

I Giudici costituzionali, richiesti di intervenire dal Tribunale di Napoli, hanno riconosciuto che l'introduzione del rito societario per le cause in materia di diritto industriale è stata originata da un eccesso di delega.
L'applicabilità di un rito diverso da quello ordinario, caratterizzato da elementi peculiari rispetto a quest'ultimo, esulava certamente dai principi direttivi contenuti nella legge delega 273/2002 in applicazione della quale lo stesso rito societario era stato esteso alle controversie di proprietà industriale.

La reintroduzione del rito ordinario non rappresenta però un ritorno all'antico tout court. Il processo di cognizione ordinario, infatti, ha a sua volta subito profonde modifiche ad opera della legge 80/2005 e del successivo intervento operato con la legge 263/2005.
Lo scopo che si è prefisso il legislatore, anche in questo caso, è stato quello di creare un sistema più agile e dinamico (sono stati significativamente ridotti sia il numero di udienze, sia il numero massimo delle memorie tra le parti), pur rimanendo nell'alveo del processo civile "ordinario" che, soprattutto in ambito "industrialistico", anche in ragione della alta specializzazione dei magistrati (oggi appartenenti a Sezioni Specializzate), ha sempre dato prova di efficienza.

La novità non potrà che essere salutata con favore, sia dai settori direttamente interessati dalle questioni tecnico-giuridiche in senso stretto, sia dal mondo dell'impresa che potrà tornare a contare su un processo di comprovata affidabilità, oggi opportunamente rivitalizzato.

Avv. Massimiliano Patrini