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I vantaggi della registrazione dei marchi

Le imprese italiane per affermare la propria posizione e difenderla in un contesto sempre più competitivo, dovrebbero avere maggiore consapevolezza dei vantaggi della registrazione, sia in ambito nazionale e comunitario, sia sui  mercati internazionali.

Alla fine del 2011, il numero di marchi comunitari (CTM) depositati presso l’Agenzia di Alicante (UAMI) ha superato quota 1 milione (per l’esattezza 1.031.507). Di questi il 18% è proprietà di titolari USA (186.371 CTM dal 1996 alla fine del 2011), seguiti dai tedeschi (178.627 CTM), inglesi (109.481 CTM) e dagli italiani che con 81.400 CTM si piazzano al quarto posto, superando sia gli spagnoli (79.909 CTM) sia i francesi (70.759 CTM).

Le società con sede in Svizzera hanno depositato 30.497 marchi (8° posto), seguite dalle giapponesi con 25.513 marchi (9° posto). Le cinesi sono al 22° posto con 7.088 marchi comunitari depositati. Sommando i marchi dei titolari cinesi con quelli delle società di Hong Kong (5.773) e di Taiwan (7.247) i marchi depositati da società dell’area asiatico/cinese raggiungono un totale di 20.108. La Corea del Sud è solo al 25° posto con 3.989 depositi comunitari.

Le società con sede legale in Italia che detengono il maggior numero di marchi  comunitari sono: Banca Intesa San Paolo (956 marchi), Barilla (550), Artsana (218), Banca Mediolanum (181), Piaggio (169), Trudi (155) e Ferrari (154).

La statunitense The Procter & Gamble con 2.130 marchi, la Svizzera Novartis  con 2009 seguita, tra le altre, dalla Deutsche Telekom con 1.645 CTM sono tra le società che depositano più marchi comunitari. Tra le società USA troviamo  la Mars (1.099), la Johnson & Johnson (927), la Microsoft (756) e l’IBM (740). Tra le tedesche, invece, dopo la compagnia telefonica nazionale, si assestano la Daimler (1.283), la Basf (876), la Bosch und Siemens (827) e la Lidl (791).

Emerge con chiarezza che i numeri delle società statunitensi, svizzere e tedesche sono nettamente superiori a quelli dei titolari italiani. Per quanto i numeri dei depositi delle società con sede legale in Italia abbiano un trend in crescita, il minor numero di marchi protetti a nome degli italiani è spesso sintomatico di una minore attenzione delle imprese nazionali verso gli strumenti legislativi di tutela della proprietà industriale, che pure costituisce uno dei maggiori valori aziendali.

È un aspetto anomalo, soprattutto in Italia paese in cui l’attenzione per l’eccellenza e per il made in Italy dovrebbe far raggiungere primati ben maggiori.

L’importanza del marchio nella lotta alla contraffazione

La registrazione serve per tutelare il marchio e per proteggerlo. Permette infatti al titolare di avere un diritto di esclusiva sul segno distintivo da lui creato e usato. Il titolare di un marchio registrato può impedire a terzi l’uso e la registrazione di denominazioni simili, in caso sussista un rischio di confusione.

Alcune legislazioni, tra cui quella italiana, inoltre, permettono l’accesso alla procedura di opposizione amministrativa solo ai titolari di marchi registrati. In altre parole, se non si ha la registrazione non ci si può opporre alla concessione di successivi marchi confondibili con il proprio.

Anche una causa in Tribunale può diventare onerosa da un punto di vista probatorio se non si ha un marchio registrato. La tutela del marchio di fatto (marchio non registrato) è infatti decisamente più limitata rispetto a quella del titolo registrato. In alcuni Stati esteri (es. Cina) è sostanzialmente impossibile agire contro ipotesi di contraffazione se non si ha almeno il marchio registrato nel Paese.

La Registrazione Comunitaria presso l’UAMI permette di avere un unico titolo valido in tutta l’Unione Europea, a un costo decisamente più contenuto di singole registrazioni nazionali. Esiste poi anche la Registrazione Internazionale (Accordo e Protocollo di Madrid) che permette di gestire le fasi di deposito, registrazione e rinnovo a livello centralizzato presso il WIPO con un notevole risparmio di costi.

Senza contare che la registrazione comunitaria dei marchi permette di accedere anche alla tutela doganale a livello UE. Il titolare di un CTM può infatti presentare un’unica domanda di intervento che permetta alle Dogane di controllare l’immissione in commercio nel territorio comunitario di merci contraffatte, cioè in violazione del marchio comunitario registrato. Analoghe procedure esistono anche a livello nazionale nei singoli Stati, ma è comunque possibile accedervi solo se si è titolari di un marchio registrato.

La registrazione del marchio, quindi, oltre a consolidare e proteggere il marchio dell’impresa (brand), rappresenta lo strumento di base per la lotta alla contraffazione.

Cosa succede  fuori dall’Unione Europea

La consapevolezza dell’importanza della registrazione dei marchi è un aspetto ben chiaro in altre giurisdizioni ed in particolare in Cina e nei Paesi della cosiddetta area BRIC. Le statistiche dei depositi effettuati in alcuni Paesi  parlano chiaro (fonte: “2011 Trademark Report” edito da Thomson  Reuters - 2012).

  • In Cina viene depositato il maggior numero di marchi (nel 2009 quasi 800.000, nel 2010 è stata superata quota 1.000.000,  nel 2011 ne risultano solo 600.000, ma il dato è forse da aggiornare). Sintomatico è che la maggior parte dei depositi effettuati presso l’Ufficio marchi cinese riguardi l’abbigliamento (classe 25), seguita dal settore informatico, elettronico, tecnologico (classe 9), da quello alimentare (classe 30) e da quello termo-idraulico ed  illuminazione (classe 11).
  • Negli USA i numeri sono più bassi: nel 2009 circa 250.000, nel 2010  circa 300.000 e nel 2011 il dato pare costante (300.000 circa). I settori merceologici in cui vengono depositati più marchi sono quello informatico, elettronico, tecnologico (classe 9), seguito dall’abbigliamento (classe 25) e dalle classi dei servizi come la classe 35 (business and advertising consulting), 41 (intrattenimento e servizi di formazione) e 42 (servizi vari resi da professionisti, anche in ambito informatico/web consulting).
  • In India sono stati depositati circa 100.000 marchi nel 2009, circa 180.000 nel 2010 e ne risultano solo 100.000 nel 2011, ma anche in questo caso il dato è da aggiornare alla fine dell’anno. L’India è interessante in quanto la maggior parte dei marchi è nel settore farmaceutico (classe 5), seguito da quello informatico, elettronico, tecnologico (classe 9), alimentari (classe 30) e servizi (classi 35, 41 e 42).
  • In Brasile il numero di depositi è oscillato tra i 90.000 e i 100.000 tra il 2009 e il 2011. Le aree di maggiore interesse per i titolari di marchi sono soprattutto quelle dei servizi (classi 35, 41 e 42), seguite dall’abbigliamento (classe 25) e dal settore informatico, elettronico, tecnologico (classe 9).

I depositi di marchi in Italia

Il confronto con i dati dei depositi in Italia completa il quadro della necessità di una maggiore sensibilizzazione alla registrazione nel nostro Paese: nel 2011 sono stati depositati solo 56.523 marchi presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (il dato comprende i primi depositi, rinnovi e marchi collettivi (fonte Unioncamere – comunicato dell’11/05/2012). Solo il 68% sono primi depositi (38.660 domande di registrazioni di nuovi marchi), mentre il rimanente 32% (17.863 casi) sono  rinnovi di registrazioni già concesse.

In Italia le dieci società che hanno depositato più marchi (primi depositi) sono Reti Televisive Italiane  con 144 domande, Poste Italiane (89), Barilla (64), Ferrero (45), Bottega Verde (44), Intesa San Paolo (42), Lotterie nazionali (42), Unicredit ( 39), Officina Comunicazione (35), Società Esercizi Aeroportuali SEA ( 33).

Conclusioni

Registrare un marchio è il primo passo necessario per avere adeguati strumenti per proteggersi e con i quali poi agire e combattere le ipotesi di contraffazione e pirateria. In altri Stati, soprattutto quelli emergenti, il concetto è chiaro e le imprese sono assolutamente consapevoli dell’importanza della registrazione. In Italia esistono ancora molte realtà economiche che, pur avendo un’ottima e consolidata posizione sul mercato, sottovalutano il problema. Le conseguenze possono essere seriamente dannose.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha anche messo a disposizione dei fondi per incentivare la registrazione dei marchi all’estero: il Bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2012 prevede  la concessione di agevolazioni per la registrazione di marchi comunitari e internazionali a favore di micro, piccole e medie imprese.

Le risorse disponibili ammontano complessivamente a € 4.500.000,00. Possono essere chieste agevolazioni per la registrazione di marchi comunitari e di marchi internazionali. Maggiori informazioni disponibili sul sito http://www.progetto-tpi.it/

Raffaella Barbuto