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CAFTA: libero scambio tra Cina e Paesi ASEAN

Con l’inizio dell’anno è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra la Cina e l’ASEAN, l’associazione che riunisce i Paesi del sud est asiatico: Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam.

A seguito dell’accordo, denominato CAFTA (China – ASEAN Free Trade Area) è stata costituita la più popolosa area di libero scambio con circa due miliardi di abitanti e un volume di scambi commerciali di oltre 2 miliardi di dollari USA.

Un’area di libero scambio postula tra i Paesi associati la riduzione fino alla eliminazione dei dazi doganali e di ogni altra misura restrittiva di politica commerciale nello scambio dei prodotti originari dell’area. E’ la forma più semplice di integrazione economica, che privilegia i prodotti originari dei Paesi aderenti, ognuno dei quali rimane libero di continuare a conservare i rapporti commerciali con i Paesi terzi.

Il nuovo accordo ha già determinato una sensibile riduzione dei dazi doganali fra i Paesi aderenti e tende alla loro esenzione nel giro di pochi anni (si parla del 2015).

L’accelerazione alla definizione dell’accordo, causata sia dalla volontà di ridurre le politiche protezionistiche adottate a livello mondiale sia dalla recente crisi economica mondiale, ha spinto i Paesi di quell’area a crearsi un proprio spazio, per rendersi più indipendenti dall’economia statunitense e giapponese.

In quest’ottica, dovrebbe essere adottata la moneta unica, che, nelle aspettative cinesi, dovrebbe essere lo yuan. Non mancano però le difficoltà, se solo si tiene conto che la divisa cinese non è convertibile

La nuova realtà economica soddisfa interessi convergenti tra le parti contraenti:

  • la Cina punta all’approvvigionamento di materie prime a basso costo per alimentare la sua smisurata produzione
  • i Paesi dell’ASEAN trovano un dinamico retroterra industriale per il commercio dei loro prodotti (anche se esiste un rischio di subordinazione al colosso cinese di tutta l’economia dell’area).

L’accordo pone infatti di fronte due differenti realtà politiche: da una parte la Cina, che si presenta con una posizione statuale stabile e definita, dall’altra parte i Paesi dell’ASEAN, caratterizzati da Stati di differenti dinamiche e orientamenti politici spesso non convergenti.

Il nuovo quadro commerciale, venuto a delinearsi, merita attenzione anche da parte dei Paesi industrializzati per le ricadute sui rispettivi mercati, di cui alcune si sono già verificate, come, ad esempio, le trattative, in fase avanzata, tra l’ASEAN, l’India, la Nuova Zelanda, l’Australia e con la Corea del Sud, mentre la Cina ha incrementato i suoi rapporti con altri Paesi del sud est asiatico e sud americani e africani, favoriti anche da una certa contiguità geografica.

Trattamento preferenziale e cumulo regionale dell’origine

L’UE è direttamente interessata per gli scambi commerciali sino ad ora sviluppati, per effetto del sistema delle preferenze generalizzate di cui i Paesi ASEAN sono destinatari, con l’esclusione, al momento, soltanto di Myanmar.

Il Reg. (CE) n. 2454/1993 dedica la Sezione 1 del Capitolo 2 alle regole che disciplinano il trattamento preferenziale nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, per effetto del quale i prodotti sono considerati originari del Paese beneficiario, sia quelli ivi interamente ottenuti, sia quelli ottenuti utilizzando materiali originari degli altri Paesi del gruppo, le cui lavorazioni o trasformazioni, conferiscono l’origine.

E’ la regola del cosiddetto cumulo regionale dell’origine, finora in essere soltanto nell’ambito delle preferenze generalizzate. I prodotti ottenuti possono essere esportati verso la Comunità e fruire del trattamento tariffario favorevole, anche se nella loro fabbricazione sono stati utilizzati materiali non originari sottoposti a lavorazione o trasformazione nel Paese esportatore. Si pensi ai prodotti ottenuti, ad esempio, nelle Filippine, di cui acquistano l’origine nell’ambito del CAFTA, pur avendo impiegato materiali cinesi per effetto del CAFTA.

In vista di paventate irregolarità, l’UE aveva effettuato il tentativo presso i Paesi ASEAN di rinegoziare nuove regole in tema di cooperazione, senza raggiungere alcun risultato, ad eccezione di quanto avvenuto con Singapore.

L’accordo CAFTA detta regole sostanzialmente analoghe a quelle delle preferenze generalizzate con i Paesi in via di sviluppo, considerando originari di uno dei Paesi aderenti i prodotti ivi interamente ottenuti oppure quelli ottenuti con l’utilizzo di materiali originari degli altri Paesi dell’accordo, nel rispetto essenzialmente di due condizioni:

  • il valore aggiunto del prodotto finito rispetto al valore dei materiali impiegati
  • il salto di codice, ovverosia l’attribuzione di una voce doganale diversa da quella dei materiali impiegati.

L’accordo ha elaborato un elenco delle lavorazioni minime idonee a conferire l’origine ai prodotti ottenuti in un Paese dopo l’esecuzione delle lavorazioni dei materiali non originari.

La prova, che consente l’agevolazione daziaria, è costituita dalla presentazione nel Paese d’importazione del certificato FORM.E, rilasciato dal Paese di esportazione.

Rispetto al sistema delle preferenze generalizzate adottate dall’UE, il CAFTA prevede anche che i prodotti originari possano transitare verso altri Paesi per subire ulteriori lavorazioni, a condizione che esse siano insufficienti a conferire l’origine, come, ad esempio, le semplici operazioni di imballaggio.

Conclusioni

L’accordo è partito in sordina, senza clamori o proclami propagandistici, ma sarebbe opportuno non sottovalutare l’avvenimento.

L’UE, direttamente interessata, deve attivarsi per porre in essere misure adeguate a prevenire il rischio di frodi commerciali ad opera dei Paesi della zona e, particolarmente, della Cina. Infatti, è fin troppo facile prevedere che molti prodotti, esportati come prodotti originari dei Paesi ASEAN, possano beneficiare del trattamento daziario favorevole, essendo originari di Paesi in via di sviluppo, ottenuti secondo le regole adottate dal CAFTA, sopra esposte, con l’impiego di prodotti cinesi.

I mercati comunitari possono essere inondati da questi prodotti, che scortati dal FORM.A rilasciato dagli stessi esportatori, fruiscono dei benefici daziari con la conseguenza che i produttori comunitari potrebbero subire gravi pregiudizi economici, specialmente in un periodo in cui l’economia stenta ancora a riprendersi, in presenza di pratiche irregolari.

Di certo, una intensificazione delle regole sulla mutua assistenza amministrativa e la previsione di più accurati controlli potrebbero costituire una remora ad attività commerciali truffaldine, poste in campo da operatori con pochi scrupoli.
Occorre in definitiva una sinergia tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati, supportati da un efficace ed efficiente fondamento normativo.

Alessandro Lomaglio
 


Paese: Cina, Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Vietnam