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Il piano energetico del Sudafrica

Nel corso del forum sull’energia “African Energy Indaba” (Johannesburg, febbraio 2013) sono emerse due tendenze: una maggiore propensione alla realizzazione di progetti di dimensione continentale e una particolare attenzione del Sud Africa alla loro armonizzazione con i piani nazionali. 

I Capi di Stato africani hanno recentemente approvato 15 progetti energetici prioritari che si vorrebbe completare entro il 2020, per un costo complessivo previsto di oltre 40 miliardi di dollari, con l’obiettivo di:

  • migliore l’accesso alle fonti energetiche
  • rafforzare la sicurezza dei paesi beneficiari
  • sostenere l'integrazione regionale e lo sviluppo del mercato energetico transfrontaliero.

I progetti sono di varia natura: un oleodotto, un gasdotto, nove progetti idroelettrici considerati prioritari in virtù del basso impatto ambientale e dell'attuale scarso sfruttamento di questa fonte energetica che non va oltre il 7% del potenziale del continente (i progetti in cantiere intendono far arrivare questa percentuale al 60%).

Il Governo sudafricano si è inoltre impegnato, con un MoU, a contribuire alla realizzazione del "Grand Inga Hydro Electrical Project", progetto attualmente allo studio nella Repubblica Democratica del Congo, e di quattro elettrodotti.

A riguardo, merita segnalare il corridoio Nord-Sud tra Egitto e Sud Africa con diramazioni in alcuni paesi dell'Africa orientale e quello tra Angola e Sud Africa, con diramazioni in paesi occidentali e centrali del continente.

La loro realizzazione verrà sostenuta e finanziata dall'Unione Africana, dalla Nepad Planning and Coordination Agency (NPCA) e dalla Banca Africana di Sviluppo.

Piano energetico del Sudafrica

L'accento sullo sviluppo delle infrastrutture, comprese quelle energetiche, come base per una crescita duratura è la base della politica economica sudafricana.

Il Paese non è ancora riuscito a:

  • portare i servizi di base a quelle comunità soprattutto rurali, ma anche di molte periferie urbane, diciotto anni dopo la fine dell'apartheid anche se nel 2012 sono state posate 675 km di linee ad alta tensione che hanno collegato oltre 200 mila nuclei familiari alla rete elettrica
  • ridurre le elevate emissioni determinate da una dipendenza ancora molto alta dal carbone (il Paese è, oggi, il 12imo inquinatore mondiale).

Mix energetico

Il mix energetico elaborato dalle Autorità con l'Integrated Resource Plan 2 prevede anche la realizzazione di scaldaacqua solari per le comunità rurali, la realizzazione dei primi 28 progetti “rinnovabili” approvati (tra i cui vincitori vi è anche un progetto italiano, condotto dalla ditta Moncada, del valore di circa 200 milioni di euro).

Con una dotazione di 80 milioni di euro, di cui 40 saranno utilizzati per progetti di energia pulita, già approvati da municipalità, organi statali, comunità locali e dal settore privato il Sudafrica ha costituito il National Green Fund.

Il Governo è inoltre impegnato a finalizzare entro l'anno la terza gara d'appalto per 1.111 MW del progetto "Renewable Energy Independent Power Producer Programme" (REIPPP), il cui valore globale è di 3.725 MW; alla rete elettrica nazionale saranno aggiunti, entro il 2016, 2.614 MW di energie rinnovabili.

Alta l'attenzione anche nei confronti del gas naturale (5% dell'energia di nuova generazione dal 2011 al 2030) e del nucleare (23%): si tratta di percentuali fissate nel 2011, che potrebbero essere riviste (bisogna infatti considerare le possibili prospettive aperte dalle recenti scoperte di gas nel nord del Mozambico).

Il Sud Africa sta inoltre analizzando la fattibilità di trivellazioni nel bacino del Karoo, dove sono stati scoperti interessanti giacimenti di shale gas, gas naturale intrappolato in rocce impermeabili argillose formatesi milioni di anni fa. Secondo le stime, si tratterebbe del quinto giacimento al mondo per riserve stimate di questo tipo di gas (circa 485 trilioni di piedi cubici, pari a circa 767 anni di riserve).

La prospettiva alletta il Governo, che vede tra l'altro la possibilità di portare ricchezza nella Provincia dell'Eastern Cape, una delle più arretrate definita un "Energy hub". Tuttavia, sono al momento proprio gli abitanti delle zone rurali tra i più scettici sulle trivellazioni, che muterebbero il paesaggio della zona a seguito della fratturazione idraulica delle rocce.  Oltre ad opposizioni locali, si registra il dibattito sorto nel mondo scientifico sugli effetti che l'estrazione può avere sul clima (nelle prime fasi di estrazione si libera nell'atmosfera una piccola quantità di gas metano, uno dei principali responsabili dell'effetto serra).

Quanto al nucleare, il Governo ha mostrato la chiara intenzione di voler andare avanti nell'impostazione dell'IRP 2, documento di poco precedente l'incidente di Fukushima. Gli eventi in Giappone hanno rallentato i programmi, che prevedevano la produzione di ulteriori 9,6GW di energia atomica tramite la costruzione di sei nuove centrali nucleari.

L'Esecutivo ha chiesto ad Eskom (la società controllata pubblicamente che gestisce buona parte della produzione e tutta la distribuzione elettrica del Paese) una valutazione sugli eventuali rischi per la centrale nucleare attualmente in attività a Koeberg, circa 30 km da Cape Town.

Inoltre il Sud Africa è stato il primo Paese con una capacità nucleare a sottoporsi, dopo Fukushima, ad un'analisi indipendente dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA).  I risultati sono stati consegnati a febbraio e si attende ora un'indicazione del National Nuclear Energy Executive Coordination Committee, presieduto dal Vice Presidente della Repubblica Motlanthe, che peraltro si è pronunciato in questi giorni favorevolmente sulla continuazione del progetto nucleare.

Fonte: www.infomercatiesteri.it


Paese: Sudafrica
Settore: Energie, ambiente