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Uganda: opportunità per le Pmi italiane

L’Uganda per rilanciare la crescita economica punta a rafforzare il settore privato e la collaborazione internazionale tra imprese, con un occhio di riguardo per le Pmi italiane.

L’Uganda ha circa 35,2 milioni di abitanti e da circa 20 anni registra un significativo processo di espansione macroeconomica. Nel 2011 l’Uganda ha ridimensionato la crescita a causa delle difficoltà europee e statunitensi che rappresentano importanti mercati di destinazione dell’export. Il tasso di crescita, secondo l’African Development Bank, si è attestato al 4,1% (il più basso degli ultimi 10 anni), mentre per il 2012 e 2013 le previsioni indicano un +4,5% e +4,9%.

Gli indicatori sociali continuano a migliorare: lo Human Development Index nel 2011 ha raggiunto quota 0,446 rispetto al valore 0,422 del 2010.

Nel ranking di World Bank “Doing business 2012” l’Uganda è al 123° posto su 183 Paesi. I fattori più critici sono l’accesso al credito, la difficoltà a gestire il pagamento delle tasse. Per avviare una nuova attività imprenditoriale sono necessarie 16 procedure che richiedono in media 34 giorni.

La Heritage Foundation, nel suo Index of Economic Freedom del 2012, ha assegnato all’Uganda un punteggio di 61,9 in termini di libertà economica, collocandola al 78° posto in assoluto a livello globale e al 7° posto su 46 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, per la facilità con cui si possono fare affari, per l’apertura del mercato, per i diritti di proprietà e per la qualità della politica fiscale e monetaria.

L’Uganda ha bisogno di nuove tecnologie e sistemi per produrre e guarda con molto interesse al modello di sviluppo italiano e alla capacità delle sue imprese di fare sistema. Tra i settori che offrono maggiori opportunità per le Pmi sono:

  • agroindustriale
  • manifatturiero e servizi
  • energia
  • beni di consumo.

Agroindustria

L’attività agricola, finora svolta in grande prevalenza su scala famigliare utilizzando semplici e tradizionali metodi di coltivazione, serve prevalentemente mercati rurali locali. L’Uganda sta però cercando di passare da un’agricoltura di sussistenza a una di tipo commerciale in grado non solo di servire i mercati urbani, ma anche di esportare.

Le colture da esportazione rappresentano oggi il 10% della produzione totale del comparto. Sono innanzitutto la produzione di caffé (principale voce dell’export ugandese e maggiore fonte di introito di valuta straniera) e in aggiunta cotone, te, tabacco, vaniglia, fiori e cacao.

Diversi investitori, sia locali che stranieri, stanno espandendo una serie di iniziative di agricoltura industriale soprattutto nel settore saccarifero e degli oli vegetali.

Per modernizzare ulteriormente il settore agroindustriale sono necessarie macchine per l’agricoltura e fertilizzanti da un lato e macchine e attrezzature per la conservazione, la trasformazione e il confezionamento dei prodotti agricoli.

Una filiera che offre interessanti opportunità è quella lattiero casearia attualmente dominata dai prodotti sudafricani che non possono competere, a livello qualitativo, con la grande tradizione del made in Italy.

Cresce anche l’interesse verso nuove filiere produttive: vaniglia, prodotti di allevamento ittico, fiori recisi, prodotti biologici.

Manifatturiero e servizi

Anche negli altri comparti manifatturieri diverse aziende stanno assumendo una decisa caratterizzazione industriale, nella produzione di mobili, prodotti tessili e abbigliamento e nel settore meccanico.

In espansione (+25% annuo) anche l’industria delle costruzioni che copre una quota pari al 13% del PIL. Lo sviluppo è trainato dal comparto residenziale, grazie alla crescita economica in atto, ma anche da quello infrastrutturale con particolare riguardo alla costruzione di strade.

Il fulcro della crescita economica degli ultimi anni si è concentrato nel settore dei servizi con il grande sviluppo delle attività commerciali e del settore comunicazioni e trasporti che complessivamente coprono una quota pari al 22% del PIL. In forte sviluppo anche il settore turistico che dispone di una decina di Parchi nazionali e di grandi risorse floro-faunistiche.

Energia

L’88% degli ugandesi vive in aree rurali e utilizza in prevalenza legname e carbone di legna con conseguenti danni in termini di deforestazione.

In queste aree, non collegate alla rete, esiste un grande potenziale per l’impiego di energia solare. Secondo i dati forniti dall’Investment Authority locale il livello medio quotidiano di irradiazione a terra è di 5,1 KWh per m2 con 2.500 – 3.000 ore anno di sole.

Il Paese dispone anche di un forte potenziale idroelettrico. Già oggi fornisce energia elettrica alle reti dei Paesi vicini: Kenya, Tanzania, Rwanda e nel prossimo futuro anche alla Repubblica Democratica del Congo con l’entrata in funzione di un impianto idroelettrico a Bujagali (Lago Vittoria) realizzato dall’italiana Salini. Nell’Alto Nilo ci sono molti siti adatti per piccoli impianti idroelettrici.

E il Governo di Kampala punta anche ad avviare la termovalorizzazione di un crescente quantitativo di residui urbani e di biogas da discarica.

L’interscambio commerciale

Negli ultimi anni, sia le esportazioni che le importazioni di merci dell’Uganda sono aumentate a tassi significativi. Le prime grazie al crescente commercio intra-regionale in particolare con Sud Sudan, Kenya e la Repubblica democratica del Congo che si collocano ai primi posti nella classifica dei mercati di destinazione.

Un importante mercato di sbocco per le esportazioni agricole del Paese sono i Paesi del Golfo. Hanno giocato a favore anche gli incrementi verificatisi nelle quotazioni internazionali di alcune ‘commodities’ con particolare riguardo al caffé. I Paesi europei importano dall’Uganda soprattutto prodotti dell’agroindustria inclusa floricoltura.

Anche le importazioni hanno registrato una vivace dinamica, legata alle crescente domanda interna. Tra i Paesi di provenienza ai primi posti si collocano India, Cina, Kenya, Emirati, Giappone. Seguono i Paesi europei guidati, nell’ordine, da Regno Unito, Olanda e Germania.

Accordi commerciali

L’Uganda fa parte, insieme ad altri 17 Paesi, del COMESA il Mercato comune dell’Africa Orientale e Meridionale, all’interno del quale vivono circa 400 milioni di consumatori. Nel medio periodo l’integrazione con le altre due comunità economiche africane (EAC e SADC) dovrebbe dare vita a un'unica grande area di libero scambio da 525 milioni di consumatori.

Gli USA hanno emanato nel 2000 l’African Growth and Opportunity Act (AGOA) che concede un’ampia riduzione delle tariffe all’import per le merci provenienti dai Paesi africani che, come l’Uganda:

  • accettano di ridurre le loro barriere al commercio e agli investimenti degli USA
  • rispettano il pluralismo politico e lo stato di diritto
  • proteggono la proprietà intellettuale
  • tutelano i diritti dell’uomo, dei lavoratori e dei minori.

Uganda Economic Outlook 2012 (African Development Bank).

Vademecum per le imprese italiane (Ambasciata d'Italia a Kampala).


Paese: Uganda