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Dossier Brasile

Interprofessional Network ha predisposto un dossier per i partecipanti alla missione Governo Regioni in Brasile, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con le Regioni italiane e con il supporto del Sistema Camerale e dell’ICE (21 - 25 maggio 2012).

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Le relazioni tra Italia e Brasile stanno vivendo una fase di forte rilancio e intensità, che poggia non solo sugli storici legami esistenti tra i due popoli, con 30 milioni di brasiliani di origine italiana, e sulle loro naturali affinità culturali e linguistiche, ma anche su concreti interessi economici.

Il Brasile possiede la più diversificata base industriale presente in America Latina, è il maggiore produttore a livello globale di minerali ferrosi, caffè, succo d’arancio, zucchero ed etanolo e infine rappresenta il secondo produttore di scarpe e il terzo di autovetture su scala mondiale.

Il gigante sudamericano continua a crescere economicamente oramai da un decennio: se nel 2010 il PIL è aumentato del 7,5 per cento, nel 2011 si stima che il suo incremento si attesti a circa 3 per cento. Tale percorso di sviluppo ha consentito l’emancipazione di ampie fette di popolazione dalla soglia della povertà e la creazione di una nuova classe media. La presenza di una forte domanda interna ha per così dire reso questo Paese difficilmente permeabile alle ripercussioni negative della crisi economica del 2008-2009.

Tuttavia, l’attuale congiuntura economica internazionale e, in particolare, la crisi europea del debito sovrano hanno portato le autorità brasiliane a strutturare un piano di difesa del proprio sistema economico, che negli ultimi anni si è sempre più specializzato nell’esportazione di materie prime, dirette principalmente verso il mercato cinese (15,1% sul totale dell’export brasiliano).

La contrazione della crescita di Pechino e la sofferenza di parte dell’industria nazionale, con particolare riferimento ai settori chimico e dell’automotive, causata anche dal forte apprezzamento del Real nei confronti delle principali valute internazionali, ha indotto le autorità brasiliane a varare una strategia che privilegi la formazione del capitale umano e che prediliga il trasferimento di tecnologie avanzate che consentano al percorso di sviluppo intrapreso di essere sostenibile nel lungo periodo.

Interscambio commerciale con l’Italia

Se le aziende italiane guardano al mercato brasiliano con rinnovato interesse per via degli elevati tassi di crescita e delle potenzialità esistenti in una pluralità di settori strategici, con la crescita del reddito e della proiezione internazionale, il Brasile rivolge una crescente attenzione alle aree di eccellenza italiane ed al contributo decisivo che il Sistema Italia può dare allo sviluppo economico del Brasile, in termini di tecnologia, innovazione, formazione e modelli di sviluppo.

Nel 2011 l’Italia ha aumentato di circa il 30 per cento le proprie esportazioni in Brasile con beni manufatti e strumentali ad alta intensità tecnologica e con ritmi tendenziali che superano non solo quelli di Francia e Regno Unito, ma anche quelli della Germania.

La performance italiana è stata migliore di quella di tutti i Paesi che la precedono nella classifica dell’export verso il Brasile con l’unica eccezione della Nigeria, che vende in Brasile quasi esclusivamente greggio e suoi derivati. Tale andamento ha permesso al nostro paese di aumentare la quota di mercato, passata dal 2,7% al 2,8%, e di confermarsi l’ottavo fornitore del Brasile e il secondo tra i paesi europei dopo la Germania. Più in generale, l’interscambio commerciale bilaterale ha raggiunto il valore record di quasi 11,7 miliardi di dollari aumentando del 28,5 per cento rispetto al 2010.

I settori significativi in termini di penetrazione commerciale italiana nel mercato brasiliano continuano ad essere quelli della meccanica e delle medie tecnologie. Tradizionalmente si tratta di tutte le varie tipologie di attrezzature e macchinari per l’industria manifatturiera leggera (macchine tessili, per la lavorazione dei metalli, della ceramica, del legno, della pietra).

Pur affermate, ma non quanto le potenzialità del mercato consentirebbero, sono tutte le attrezzature collegate alla filiera dell’agro-industria, dell’alimentare e dell’imballaggio.

Esistono poi ampi margini di penetrazione commerciale in nuove aree di interesse: turismo, aerospazio, ambiente, automotive, marmi e graniti, nautica da diporto, petrolchimica, telecomunicazioni, farmaceutico.  

Il settore dei beni di consumo (principalmente moda, calzature e casa/arredo) e dei prodotti agroalimentari hanno invece delle difficoltà di penetrazione di mercato legate soprattutto all’incidenza dei dazi doganali che generalmente li rendono accessibili solo a una ristretta élite di consumatori.

Un’altra sfida risiede nel trovare spazio nei settori strategici posti al centro dei Programmi di Accelerazione della Crescita. Tali programmi hanno infatti previsto progetti infrastrutturali nei tre macro-settori della logistica, energia e infrastruttura sociale ed urbana; a questi si aggiungono ulteriori risorse finanziarie per sostenere progetti nei trasporti, nell’energia e nell’edilizia.

In vista dei grandi eventi sportivi dei prossimi anni (Coppa del Mondo di Calcio nel 2014 e Olimpiadi a Rio de Janeiro nel 2016), il Paese sta inoltre potenziando porti, aeroporti e linee di trasporto urbane, palesemente insufficienti rispetto ai volumi di domanda previsti.

Investimenti italiani in Brasile

Secondo i dati resi noti dal Banco Central do Brasil e relativi al primo semestre del 2011, i principali Paesi investitori in Brasile sono: Olanda (con una quota del 30%), Spagna (16,1%), Stati Uniti (15,5%) e Giappone (7,3%).

L’Italia è presente in Brasile con oltre settecento filiali e stabilimenti produttivi di imprese italiane e occupa la nona posizione, con quasi 18 miliardi di dollari, nel ranking dei Paesi investitori.

Sulla base della valutazione del rischio politico, economico, finanziario e operativo, il Country Risk Rating assegnato al Paese da SACE è L3, che corrisponde a 3 in una scala da 1 a 9 in ordine crescente di rischio. Il Country Risk Rating assegnato al Brasile dalle principali agenzie di rating internazionale è per Standard & Poor’s BBB, Moody’s BBB- e Fitch BBB-.

La categoria di rischio OCSE è la 3/7 (in questo caso alla prima categoria corrisponde il rischio minore e alla settima il rischio maggiore) e la categoria Consensus è la seconda (indica il ripagamento entro 10 anni).

Il Dossier si conclude con un capitolo dedicato alle esperienze delle seguenti imprese italiane che operano da tempo in Brasile:

  • Acqua Minerale San Benedetto Spa
  • Bonfiglioli Redutores Do Brasil Indùstria E Comèrcio Ltda
  • Lotto Sport Italia
  • Officine Maccaferri Spa
  • Orobica Plast-Gom Srl
  • Pasta Zara Spa
  • Pavan Group
  • RadiciGroup.

Approfondimenti:
http://www.mincomes.it/

 


Paese: Brasile