Il sito per le imprese che operano con l’estero

Dossier Corea del Sud

Interprofessional Network ha predisposto un dossier per i partecipanti alla missione economica italiana in Corea del Sud (20 - 23 novembre 2011) organizzata dai Ministeri degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico, da Confindustria, Abi e Unioncamere. 

Il dossier affronta le tematiche tipiche del doing business in Corea del Sud e contiene le testimonianze di diversi imprenditori che già operano con successo in questo Paese (Loison Pasticceri, Lotto Sport Italia, Pellini Caffè e Veneta Cucine Spa).

La Corea del Sud è la quarta economia dell’Asia dopo Cina, Giappone e India. I 49 milioni di abitanti della Repubblica di Corea – quarto partner commerciale esterno dell’UE dopo USA, Cina e Giappone – hanno raggiunto un reddito pro capite superiore ai 20.500 dollari.

Nel 2010 il Prodotto Interno Lordo della Corea del Sud è cresciuto a tassi superiori al 6% e ci si attende una performance solo leggermente inferiore per il 2011.

Settima al mondo come potenza commerciale e sesta per base industriale e manifatturiera (in entrambi i casi subito prima dell’Italia) la Corea del Sud si accinge a celebrare entro il 2011 il traguardo di un volume complessivo di 1.000 miliardi di dollari per volume di scambi. Il Paese è in vetta alle classifiche per traffico di contenitori e contende alla Cina il primato mondiale della cantieristica navale.

Per la sua posizione geografica e le caratteristiche del suo sistema produttivo costituisce un hub logistico e tecnologico di rilevante importanza strategica.

La vitalità del mondo imprenditoriale coreano si manifesta attraverso la determinazione nel programmare forti investimenti nei settori industriali più avanzati (elettronica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, semiconduttori, schermi al plasma e LCD, telefoni cellulari, robotica, ecc.) a sostegno di imprese multinazionali con vocazione all’esportazione (Samsung, Hyundai, LG, Daewoo, Kia, Posco, etc.).

Le imprese di grandi lavori - all’ottavo posto al mondo per commesse - sono massicciamente presenti in molti Paesi centro asiatici, africani e del Medio Oriente, nella realizzazione di grandi infrastrutture e impianti di estrazione, pompaggio e trasporto di greggio e gas.

Un management preparato ed efficiente si avvale di una manodopera con ottima formazione professionale.

Seoul, scettica sulle reali prospettive dell’Agenda di Doha, ha perseguito una strategia di Accordi di libero scambio con Paesi e blocchi commerciali (ASEAN, Cile): i più recenti con l’Unione Europea (in vigore dal 1° luglio 2011, il più avanzato mai concluso da Bruxelles con un Paese terzo) e con gli Stati Uniti (in attesa di ratifica forse nel corso dell’anno).

L’interscambio commerciale italo-coreano

Nel 2010, le esportazioni italiane verso il paese asiatico sono aumentate del 15,6% rispetto al 2009, raggiungendo la soglia dei 2,5 miliardi di euro. Le importazioni in valore sono aumentate del 38,3%, passando da poco più di 2,1 a quasi 3 miliardi di euro. L’interscambio commerciale complessivo tra i due paesi nel 2010 si attesta quindi sui 5,5 miliardi di euro.

La Corea si colloca, nel primo semestre del 2010, al ventisettesimo posto come fornitore e al trentunesimo posto assoluto come cliente dell’Italia. In entrambi i casi la sua posizione è migliorata rispetto agli anni precedenti, sintomo di una crescita dei rapporti commerciali tra i due paesi.

Per quanto concerne le esportazioni dell’Italia in Corea, i principali settori interessati nel 2010 sono stati: Macchinari e apparecchiature nca; Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili; Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici; Prodotti chimici; Articoli di abbigliamento (anche in pelle e pelliccia); Apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche; Prodotti della metallurgia; Computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi; Prodotti delle altre industrie manifatturiere; Prodotti tessili e Prodotti alimentari.

Il nucleo del nostro flusso di esportazioni è costituito da macchinari, apparecchi elettrici, pelletteria (oltre il 40% dell’export totale). Concorre a ciò il forte appeal del nostro Paese in Corea, sostenendo l’immagine complessiva con l’alta gamma del fashion e l’agroalimentare di qualità. I beni di consumo di lusso, l’arredamento, la cosmesi, la moda hanno buone opportunità commerciali dato il potere d’acquisto che è fra i più alti al mondo e considerata la propensione dei sudcoreani per il wellness e il miglioramento degli standard di vita.

Per quanto riguarda invece le importazioni in Italia dalla Corea, i principali

settori interessati nel 2010 sono stati: Altri mezzi di trasporto; Computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi; Prodotti della metallurgia; Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi; Prodotti chimici; Macchinari e apparecchiature nca; Articoli in gomma e materie plastiche; Coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio; Apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche; Prodotti tessili e Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature.

Con l’entrata in vigore dell’Accordo di Libero Scambio tra Unione Europea e Corea del Sud, la maggior parte delle tariffe sui beni scambiati tra i due paesi viene eliminata o immediatamente o nel giro di alcuni anni, determinando un aumento del 20% dell’interscambio commerciale totale.

Per gli esportatori italiani, in particolare, l’eliminazione di tali tariffe significherà un notevole risparmio nell’esportazione di macchinari (dazio medio pari al 7,3%), di prodotti chimici e farmaceutici (dazio medio del 6,2%), nel settore tessile e dell’abbigliamento.

L’Accordo comporterà anche l’abbattimento delle barriere non tariffarie (concernenti l’obbligo di sottoporre i beni a ulteriori test di prodotto e procedure di certificazione in Corea) in 4 settori fondamentali: elettronica di consumo, automobili, prodotti farmaceutici/dispositivi medici e prodotti chimici (cosmetici compresi), di fatto l’ostacolo più grande all’accesso al mercato coreano nei settori industriali nominati.

Permane invece una serie di complesse norme di controllo sui prodotti agroalimentari, per la volontà delle autorità coreane di impedire l’ingresso di malattie animali. Tuttavia, a seguito dei negoziati condotti dall’Ambasciata italiana con le autorità veterinarie locali, sono stati raggiunti in campo agroalimentare alcuni importanti risultati:

  • a oggi è possibile esportare in Corea Parmigiano Reggiano, Grana Padano e altri formaggi a base di latte crudo nonché carni lavorate come mortadella,
  • zampone, cotechino, prosciutti cotti e crudi
  • non risulta più in vigore il bando coreano sulle importazioni di mozzarella di bufala adottato nel marzo 2008
  • sono state ufficialmente riconosciute le certificazioni di prodotti biologici da parte degli enti italiani autorizzati
  • è stato aperto un contingente per le importazioni della varietà di riso italiano che si usa per preparare i risotti.

Investimenti esteri

Secondo il Ministry of Knowledge Economy coreano18, gli investimenti esteri in Corea del Sud nel 2010 hanno totalizzato 13,07 miliardi di dollari US di cui 3,19 miliardi di dollari US provenienti dall’Unione Europea, che si è riconfermata primo investitore assoluto in Corea con una quota del 29,3%.

Tra i paesi membri dell’UE quelli che hanno investito maggiormente nel periodo 2005-2009 ci sono stati, in particolare, Olanda (quota del 28,1%), Regno Unito (quota del 25,6%), Germania (quota dell’11,1%), Malta (quota del 9,6%), Francia (quota del 9,4%), Belgio (quota del 3,2%), Irlanda e Svezia (quota entrambe del 2,9%) e Spagna (quota dell’1,6%).

I paesi extra UE che hanno investito maggiormente in Corea sono stati, invece, Giappone con 2,08 miliardi di dollari US e una quota del 15,5% e Stati Uniti con 1,97 miliardi di dollari US e una quota del 13,3%. Inoltre, tra i paesi emergenti gli investimenti dalla Cina hanno raggiunto la cifra record di 414 milioni di dollari US (+159,7% rispetto al 2009).

Gli investimenti esteri nel 2010 hanno riguardato principalmente il settore manifatturiero (50,8%, +75,6% rispetto al 2009) e il settore dei servizi (48,2%, -18% rispetto al 2009) e solo per il restante 1% il settore primario.

Fra gli investimenti italiani di rilievo si segnalano quello della padovana Arneg, che produce frigoriferi industriali, quello della multinazionale italo-francese ST

Microelectronics nel settore dei semiconduttori e della Telit Communication Spa, azienda operante nell’ambito della telefonia mobile

I contenuti più tecnici del dossier sono dedicati a:

  • strategie di ingresso nel mercato
  • aspetti legali e tributari
  • opportunità nei settori aerospazio, automotive, beni di consumo di lusso, chimico farmaceutico, dispositivi medici, impianti e macchinari, robotica, automazione e sicurezza, settore navale.

La versione integrale è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

  


Paese: Corea del Sud