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Il sistema bancario in Cina

A seguito dell'ingresso nella WTO (sancito l’11 dicembre 2001) la Cina si era impegnata ad aprire il mercato finanziario alle banche e agli investitori stranieri. Vediamo come procede la riforma del sistema bancario introdotta nel 2006.

Tutte le banche cinesi sono regolate dalla People's Bank of China (PBOC) e dalla China Banking Regolatory Association (CBRC) che fanno capo al Consiglio di Stato, organo che detiene il potere esecutivo.
La PBOC è la banca centrale, responsabile della politica e stabilità del sistema finanziario nonché dei depositi e crediti mentre alla CBRC (costituita nel 2003) spetta il compito di monitorare il sistema nel suo complesso e supervisionare le operazioni bancarie.

Il sistema bancario cinese è quindi strutturato su due livelli: da un lato c'è la People's Bank of China, dall’altro le banche di credito ordinario, articolate in un complesso sistema:

  • banche commerciali di Stato, gestite per creare profitto e orientate a scopi di finanziamento delle grandi imprese statali
  • banche statali (Industrial and Commercial Bank, Bank of China, Agricultural Bank of China e China Construction Bank, denominate “Big Four”) che nel 2008 possedevano una quota di mercato pari al 55%
  • banche di interesse nazionale (Policy banks) costituite per garantire i prestiti in base ai piani quinquennali di sviluppo nei settori della politica industriale, del commercio estero, dello sviluppo delle infrastrutture e del settore agricolo mediante l'impiego di fondi di derivazione statale. Le tre principali policy banks (State Development Bank, Import and Export Bank, Agricultural Development Bank) nel 2008 detenevano una quota di mercato pari al 10%
  • banche commerciali costituite come società di capitali nate negli anni Ottanta e Novanta il cui capitale è interamente detenuto dallo Stato
  • banche locali e istituzioni finanziarie minori principalmente costituite dalle cooperative di credito rurale e dalle banche commerciali municipali (in totale circa 100) che erogano finanziamenti alle piccole e medie imprese. La quota di mercato detenuta da questo segmento nel 2008 era pari al 19%
  • banche straniere che, nonostante l'apertura del 2003, occupano una posizione marginale.

Criticità

Le principali criticità dell'apparato finanziario cinese sono il peso dei prestiti in sofferenza e i bassi livelli di adeguatezza patrimoniale delle banche. I prestiti in sofferenza (non performing loans - NPL) nel 2005 costituivano, secondo dati CBRC, il 20% dei prestiti totali (ma secondo gli analisti questa cifra è sottostimata).

Per fronteggiare questo problema nel 2004 furono create quattro società di gestione (una per ciascuna delle Big Four) a cui venne assegnato il compito di raccogliere i NPL, convertirli in equity, emettere prestiti obbligazionari e assistere finanziariamente le società in quotazione.
Il principale strumento utilizzato dalle società di gestione per disciplinare i NPL è stata la vendita all'asta dei beni delle società insolventi cedute. Nonostante i risultati iniziali siano stati incoraggianti, con il passare del tempo l'attività delle società di gestione ha mostrato i suoi limiti.

Il livello di capitalizzazione delle banche commerciali di Stato è estremamente basso (ad esempio la Bank of China si attesta all’8,15% mentre la Agricultural Bank of China non raggiunge neppure l'1.5%). Questa situazione dipende principalmente dal fatto che l'estensione del credito concesso dalle banche non è bilanciato dai ricavi ottenuti dalle attività di prestito.

Nel 2004 è stato lanciato un programma di riforma del sistema bancario, finalizzato a ridurre i NPL delle banche commerciali di Stato mediante la ricapitalizzazione e la cessione di NPL ad investitori stranieri nonché alla preparazione delle banche per la quotazione sui mercati. Le ripetute immissioni di denaro da parte dello Stato finora non hanno sortito gli esiti sperati, al punto che le autorità di Governo hanno incoraggiato le banche commerciali di Stato a gestire in maniera autonoma i propri NPL.

La vendita di NPL a investitori stranieri è stata frenata dal fatto che la legge cinese ha imposto la cessione di NPL in moneta locale contro investimenti stranieri in dollari. Ma è del tutto improbabile che le aziende debitrici insolventi (a cui appartengono i NPL ceduti) possano realizzare ricavi in dollari americani e, quand'anche ciò avvenisse, siano disposte a utilizzare i dollari ricavati per ripagare debiti in yuan.

La ricapitalizzazione delle tre principali banche cinesi è iniziata nel 2003: la PBOC nel 2004 trasferì i fondi delle proprie riserve internazionali presso una nuova entità creata appositamente per agire come holding company nella gestione delle tre banche statali che, dal canto loro, hanno trasformato la loro struttura da WOSB (banca a capitale interamente detenuto dallo Stato cinese) a uno status di shareholding che ha permesso agli azionisti (diversi dallo Stato) di detenere partecipazioni nelle banche suddette.
Il tetto massimo di partecipazione al capitale di banche cinesi da parte di banche straniere è stato innalzato al 20% mentre la partecipazione del singolo investitore è attualmente pari al 25%.

La riforma del 2006

Nel novembre 2006 il Consiglio di Stato cinese ha promulgato la normativa sulle Foreign Invested Banks che presentano numerose e importanti novità rispetto al corpo normativo del 2001. Attualmente le banche straniere operanti sul mercato cinese possono assumere una delle seguenti forme:

  1. WOFE bank: banca a capitale interamente detenuto da stranieri (la disciplina del 2006 prevede che l'investitore straniero operi nella qualità di commercial bank)
  2. JV bank: costituita tra un'istituzione finanziaria straniera e una società cinese
  3. Foreign Bank Branch e i RO of a foreign bank sono state create dalla riforma del 2006, posto che prima di allora alle banche era vietata l'esercizio di profit activities ed era concessa unicamente l'apertura di un ufficio di rappresentanza sul territorio cinese.

Le principali novità apportate dalla riforma del 2006 sono le seguenti:

il capitale minimo registrato richiesto per le WOFE bank e le JV bank è stato innalzato a 1 miliardo di RMB (contro i 300 milioni richiesti anteriormente al 2006) mentre la soglia minima di capitale per le Foreign Bank Branch è salito a 200 milioni di RMB

  • le banche straniere possono operare senza limiti sulle tipologie di operazioni ed aree geografiche (prima della riforma alle banche straniere era concesso di operare solamente nelle 20 principali metropoli cinesi)
  • le WOFE banks e le JV banks possono condurre operazioni di wholesale e retail nella divisa cinese
  • è stato abolito il limite per cui ogni deposito in valuta straniera ottenuto da una banca ad investimento estero non doveva eccedere il 70% dei suoi assets in valuta straniera complessivamente detenuti in Cina.

Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una progressiva integrazione tra le banche cinesi e quelle straniere: ben 19 investitori esteri hanno acquistato partecipazioni in 16 banche cinesi, determinando investimenti stranieri diretti nelle banche locali per un totale pari al 15% del loro patrimonio. Questo processo riguarda anche le quattro banche
commerciali di Stato che hanno iniziato da alcuni anni un processo di privatizzazione e di quotazione sul mercato mobiliare.

Per effetto di questa integrazione le banche straniere operanti in Cina possono oggi commercializzare i loro prodotti e servizi con il segmento corporate, beneficiando della sempre più estesa rete di sportelli delle banche locali.

Il sistema bancario cinese è ora chiamato a fare un salto di qualità per soddisfare non solo i clienti che si attendono i classici servizi di accesso al credito e gestione del risparmio, ma anche quelli interessati a prodotti strutturati (trust, asset management…) tipici di un mercato maturo e competitivo.

Avv. Giampaolo Naronte


Paese: Cina