Il sito per le imprese che operano con l’estero

Italian Business Confidence Survey in the Pearl River Delta

Dezan Shira & Associates ha pubblicato i risultati di un’indagine sulla presenza delle imprese italiane in Cina, nel Delta del Fiume delle Perle. Alla survey, condotta in via telematica dal primo agosto al 15 di dicembre 2011, hanno risposto 125 società italiane localizzate nella provincia del Guandong.

Il contesto territoriale

La provincia del Guangdong, situata nella zona sud della Repubblica Popolare Cinese:

  • dal 1989 ha il Prodotto Interno Lordo più alto rispetto a tutte le altre divisioni provinciali cinesi (nel 2011 il Pil è stato pari a 838 miliardi di dollari, ai livelli di paesi come Olanda e Turchia)
  • ospita gran parte delle aziende che producono per l’export (esprime un terzo del commercio estero cinese) e tre delle quattro Zone Economiche Speciali istituite nei primi anni ottanta
  • è considerata il cuore high-tech della Cina (Shenzhen, Dongguan, Guangzhou, Zhuhai e Huizhou sono centri specializzati nella produzione di beni ad alta tecnologia).

Guangzhou, in italiano conosciuta anche come Canton (capoluogo di provincia del Guandong) e Shenzhen (zona economica speciale per antonomasia), situate alla foce dell’estuario del Fiume delle Perle, sono i due centri principali della Zona Economica del Delta del Fiume delle Perle e ospitano la maggior parte degli intervistati.

Il numero di rappresentanti delle città di seconda fascia è comunque significativo. Nella maggior parte dei casi si tratta di città che ospitano distretti industriali relativi a settori in cui le aziende italiane operano come ad esempio la città di Foshan per la ceramica (12 presenze), Dongguan per le calzature (12 presenze), Zongshan per l’illuminazione e il calzaturiero (10 presenze).

Il Delta del Fiume delle Perle si compone di nove municipalità: Guangzhou, Shenzhen, Dongguan, Foshan, Huizhou, Jiangmen, Zhaoqing, Zhongshan e Zhuhai.

Il campione

Il campione è composto da aziende italiane provenienti da 15 regioni. Le regioni più rappresentate sono Veneto (28 aziende), Lombardia (27), Toscana (17), Emilia Romagna (14) e Piemonte (11) che insieme rappresentano il 77,6% del totale. Il 76% degli intervistati fa business in Cina da meno di 10 anni.

In termini di vendite, il 47,2% degli intervistati dichiara di avere un fatturato a livello mondiale sotto i 10 milioni di euro, mentre il 68,8% rimane comunque sotto i 50 milioni. Il 44,8% riferisce di avere meno di 50 impiegati, mentre le imprese sotto i 250 impiegati raggiungono il 68,8% del totale.

Quasi la metà delle aziende intervistate (45,6%) dichiara di avere la casa madre coinvolta in attività di produzione, mentre un terzo (31,2%) è prevalentemente coinvolto in attività commerciali e solo l’8% nel settore dei servizi.

Le aziende impegnate principalmente in attività di produzione (55 aziende in totale), operano nei seguenti settori: “Moda e tessile” (23,6%) e “Prodotti di ingegneria e macchinari” (23,6%), seguiti da “Chimica e petroli” (12,7%), “Arredamento” (9,1%), “Elettronica di consumo ed elettrodomestici” (9,1%), “Materiali da costruzione” (7,3%) e “Automotive” (5,5%).

Tra gli intervistati coinvolti principalmente in attività commerciali (39 aziende in totale), i settori dominanti sono “Moda e tessile” (35,9%), “Elettronica di consumo ed elettrodomestici” (25,6%), “Materiali da costruzione” (15,4%), “Arredamento” (10,3%), e “Food and beverage” (7,7%).

Oltre la metà delle aziende intervistate (70 aziende, 56%) sostiene di essere presente sul territorio cinese con un investimento reale sul territorio (società a responsabilità limitata):

  • 59 (ossia l’84%) sono a totale partecipazione straniera, senza cioè la presenza di partner cinese
  • 11 (il 16%) sono a capitale misto
  • il 25% opera in Cina tramite un Ufficio di Rappresentanza.

Nonostante si tratti prevalentemente di PMI, quasi la metà degli intervistati (46%) ha dichiarato di avere una o più sussidiare in altri paesi oltre che Cina e Italia, in particolare  in:

  • Europa Occidentale (32 risposte), con Spagna e Germania ai primi posti con rispettivamente 9 e 7 presenze, seguite da Francia e UK con 4 presenze ciascuna
  • Stati Uniti (22 presenze)
  • America Latina (19 presenze con Brasile e Messico ai primi posti con 7 e 5 rispettivamente)
  • India (10 presenze)
  • Europa dell’Est (12 presenze)
  • Medio Oriente (10 risposte con Turchia al primo posto con 4 presenze).

Perché la Cina?

La ragione principale che spinge le imprese italiane ad investire in Cina sembra essere l’opportunità di accedere al suo enorme potenziale di mercato interno.

Dall’altro lato, come secondo e terzo motivo, gli intervistati indicano “per seguire clienti” e “per seguire fornitori”.

  • Seguire i clienti, significa generalmente essere in grado di vendere direttamente in Cina e in valuta locale, non solo beni di consumo, ma spesso anche prodotti industriali (macchinari e attrezzature, prodotti chimici) e/o semilavorati (componenti elettroniche, pelletteria, accessori moda, ecc.).
  • Chi indica “per seguire i fornitori” fa generalmente riferimento alla necessità di acquistare in loco in valuta locale o per questioni di logistica, di controllo qualità e così via.

Anche la variabile costi sembra essere ancora una motivazione trainante, anche se non la principale: sebbene ormai il mercato cinese sia diventato interessante di per sé (e non solo come centro di produzione a basso costo), le voci “per ridurre costi di produzione”, “per rimanere competitivi in Italia” e “per ridurre i costi in generale” si piazzano al quarto, quinto e settimo posto.

Perchè il Delta del Fiume delle Perle?

Alla domanda «Perchè si è scelto il Delta del Fiume delle Perle per investire? », alla prima e terza posizione troviamo, in linea con la domanda precedente, motivazioni logistiche (principale localizzazione di fornitori e clienti). In seconda, quarta, quinta, sesta e ottava posizione, troviamo motivazioni legate alla competitività dell’area quali le infrastrutture, la posizione geografica, il mercato interno, la presenza di manodopera specializzata e a basso costo e il livello di internazionalizzazione e di apertura di quest’area rispetto ad altre aree del Paese.

Problematiche attuali

La gestione delle risorse umane è una delle sfide principali per tutte le aziende, straniere e locali, operanti in Cina e le aziende italiane non sembrano fare eccezione.

Le 121 aziende rispondenti indicano nella «Mancanza di personale cinese qualificato» e nell’«Elevato ricambio del personale» i problemi maggiori. Seguono i «Problemi di comunicazione » e le «Pressanti richieste di aumento salariali».

Tra i problemi della gestione quotidiana delle attività di business nella Repubblica Popolare Cinese, gli intervistati segnalano anche «Cambi regolamentativi», spesso inizialmente sottovalutati, ma che rischiano di portare a infiniti problemi e ritardi operativi; «Costi che aumentano più velocemente dei ricavi» a causa sia dell’aumento generalizzato dei prezzi e dei salari ma anche all’apprezzamento del RMB, per chi per esempio produce in Cina in RMB per rivendere all’estero in USD o Euro, non a caso al quarto posto si piazza proprio la voce «apprezzamento RMB».

Alla domanda “State considerando di spostarvi da qualche altra parte”?, solo il 14% dei rispondenti ha dato risposta affermativa, indicando come meta il Vietnam (3 risposte), il Brasile (2), l’India (2) e gli Stati Uniti (2).

Al Report - curato da Rosario Di Maggio e realizzato in collaborazione con la Fondazione Italia Cina - è allegato un video con la testimonianza di tre aziende che hanno partecipato alla survey.

Download Report

********************************************************************************************************

Dezan Shira & Associates è uno studio di consulenza internazionale che si occupa di investimenti diretti esteri in Asia. I servizi forniti includono business advisory, assistenza fiscale, contabilità, transfer pricing, gestione buste paga e sevizi di due diligence per PMI e multinazionali operanti in Cina, Hong Kong, Vietnam, India e Singapore.

Dezan Shira & Associates è partner editoriale di Newsmercati


 


Paese: Cina