Il sito per le imprese che operano con l’estero

La politica monetaria e valutaria della Cina

La Banca Popolare cinese (PBOC) il 16 marzo 2013 ha riconfermato Zhou Xiaochuan come capo della Banca Centrale (in carica dal 2002).

Nel corso di una recente conferenza stampa Zhou ha descritto la politica monetaria che la Banca Centrale cinese intende adottare e le conseguenze che comporterà la crescita dell’M2 del paese.

I principali obbiettivi della politica monetaria cinese sono:

  • mantenere bassa l’inflazione
  • favorire la crescita economica
  • incoraggiare lo sviluppo
  • equilibrare i pagamenti internazionali.

Nel Government Work Report l’ex premier Wen Jiabao suggeriva al paese di fissare la crescita del PIL del 2013 al 7,5%, e il target per l’inflazione (misurato dal CPI) al 3,5%. Allo stesso tempo suggeriva di aumentare del 13% gli aggregati monetari (M2), che includono il circolante e tutti i depositi.

La proposta di crescita dell’M2 è inferiore rispetto a quella dello scorso anno, il che indica che la politica monetaria resterà prudente e nel frattempo il governo dovrà impegnarsi ulteriormente per mantenere stabili i prezzi al consumo.

Alcuni importanti centri finanziari in futuro potrebbero diventare piattaforme offshore per il commercio del RMB a seguito di richieste da parte del mercato e della concorrenza.

La riduzione della fiducia nei confronti delle principali valute del mondo, e la sempre più stretta cooperazione tra la Cina e i principali Paesi hanno favorito la rapida crescita dell’utilizzo della moneta cinese nel commercio e negli investimenti transnazionali. Con l’incremento dell’utilizzo del RMB nel commercio internazionale, ci sarà una maggiore domanda per la convertibilità in conto capitale del RMB.

Attualmente il RMB è diventato convertibile in conto corrente, e la sua convertibilità in conto capitale sarà promossa poco a poco per rafforzare la fiducia degli investitori nazionali e stranieri nella valuta cinese.

SACE segnala che “Fitch ha tagliato da AA- ad A+ il rating su debito pubblico denominato in yuan, confermando invece il giudizio A+ su quello in valuta estera. Sebbene il downgrade riguardi solo il debito in valuta locale, esprime una preoccupazione riguardo la sostenibilità della crescita cinese in questa fase di transizione.

Fitch ha messo in guardia dai crescenti rischi sulla stabilità finanziaria del paese, citando la notevole espansione del credito bancario che ha caratterizzato l’economia cinese negli ultimi anni. Il volume totale del credito erogato, incluso il cosiddetto shadow banking (sistema bancario ombra che comprende gli intermediari finanziari non bancari), è stimato essere pari al 198% del PIL a fine 2012, rispetto al 125% di fine 2008”.

In collaborazione con China Briefing