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Opportunità in Bosnia-Erzegovina

La crisi delle economie dell’eurozona, tra i principali partner commerciali e investitori della Bosnia-Erzegovina, sta mettendo a dura prova la capacità del sistema politico ed economico di proseguire il percorso di sviluppo portato avanti negli ultimi 15 anni circa.

Le prospettive future del paese appaiono strettamente legate alle dinamiche europee. L’ingresso nell’Ue è considerato strategico e fondamentale da gran parte della classe dirigente bosniaca e da molti osservatori esterni. Tuttavia un ulteriore prolungamento della crisi economico-finanziaria nell’eurozona avrebbe un impatto negativo sullo sviluppo economico del paese e quindi sulla stabilità politico-istituzionale, impedendo all’élite politica di realizzare quelle riforme strutturali necessarie per il proseguo del percorso di avvicinamento a Bruxelles.

L’analisi dell'evoluzione del contesto politico, economico e sociale bosniaco, dello sviluppo del mercato interno e delle dinamiche di internazionalizzazione del Paese, permettono di evidenziare diversi settori a valenza strategica per le PMI italiane.

La firma, in ottobre, di una accordo di cooperazione economica tra Italia e Bosnia-Erzegovina dovrebbe portare alla creazione di nuove opportunità di scambio commerciale tra i due paesi e di investimenti italiani in territorio bosniaco.

Infrastrutture

Il mercato delle costruzioni in Bosnia-Erzegovina è stimato attorno ai 720 milioni di euro, in leggera crescita rispetto al 2011 (+1-2%). In particolare, nel secondo quadrimestre 2012, la costruzione di strade, autostrade, ponti, gallerie, viadotti, ferrovie, è aumentato di quasi l’80% rispetto al periodo precedente. Le previsioni per i prossimi anni vedono una crescita del mercato attorno ai 900 milioni di euro entro il 2016.

Negli ultimi anni, in più occasioni progetti legati anche allo sviluppo delle infrastrutture regionali ed europee, hanno subito rallentamenti o sospensioni a causa della crisi economica, dell’instabilità politica e delle denunce per casi di corruzione nell’assegnazione degli appalti e delle attività ad essi connesse. Tuttavia, le prospettive del settore, nel caso di una prossima ripresa della situazione economica europea ed interna, appaiono interessanti.

Tra i progetti più ambiziosi, sia per il valore economico che per la sua rilevanza strategica ai fini dell’integrazione della Bosnia-Erzegovina con l’area balcanica ed europea, emerge il progetto del Corridoio V.

Il Corrodoio Vc rientra nel più vasto progetto del Corridoio Trans-Europeo e dovrebbe permettere, una volta completato, il collegamento tra l’area dei Balcani occidentali e l’Ungheria. La tratta bosniaca dovrebbe svilupparsi su 336 km, da nord a sud. Il governo di Sarajevo ha già ricevuto centinaia di milioni di euro in prestiti per la realizzazione di questo progetto, principalmente da Banca europea per gli investimenti (BEI) e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Interessanti opportunità emergono nella realizzazione

  • delle tratte più complesse del progetto, come quella a nord di Sarajevo, tra Doboj e Zenica, e la parte meridionale del progetto, da Tarcin a Bijaca, per le quali si stima un valore di circa 2 miliardi di euro
  • dei progetti infrastrutturali per la rete ferroviaria.

In cantiere anche altri interventi per migliorare il sistema stradale interno e i collegamenti con Croazia e Serbia. Buona parte degli stimoli alla crescita del settore provengono dai progetti infrastrutturali finanziati dalla comunità internazionale. Un esempio è il prestito di 150 milioni di euro accordato dalla BERS per il finanziamento del progetto di costruzione dell’autostrada Banajaluka - Doboj, che prevede la realizzazione, in una prima fase, della tratta Prnjavor-Doboj. Il progetto è stato assegnato alla società di costruzioni Autoputevi Republike Srpske (ARS).

Per la tratta Banjaluka – Prnjavor, sono in corso le trattative del Governo della Repubblica Srpska con la BEI, per un prestito di 200 milioni di euro.

Oltre alla partecipazione diretta di aziende italiane nei prossimi appalti per la realizzazione delle varie tratte stradali ed autostradali, importanti opportunità nascono anche dalla fornitura di macchinari, attrezzature e materiali per la realizzazione delle citate opere infrastrutturali.

Settore farmaceutico e medico-sanitario

Il mercato farmaceutico in Bosnia è stimato attorno ai 300 milioni di euro ed è in costante crescita. L’80% della domanda viene coperta dalle importazioni. Nonostante ciò, negli ultimi anni è cresciuto il volume di affari legato alla produzione interna.

Le maggiori quote di mercato in Bosnia-Erzegovina sono detenute da aziende straniere, anche se la principale azienda per fatturato è la bosniaca Bosnalijek, che controlla circa il 15% del mercato interno, seguita da un’azienda slovena, la Krka. Molto presenti sul mercato bosniaco sono anche aziende croate e serbe.

Tra le prime 10 aziende farmaceutiche che operano in Bosnia-Erzegovina non risultano aziende italiane, che sono invece molto attive, assieme a quelle tedesche, nel campo delle attrezzature medico-sanitarie.

Il mercato dei prodotti farmaceutici in Bosnia è relativamente piccolo, ma negli ultimi anni diverse imprese serbe, croate e slovene hanno progressivamente sviluppato la propria presenza commerciale e puntano soprattutto alla diffusione di farmaci generici in quello che, grazie alla crescita del potere d’acquisto ed ad un aumento della spesa per medicinali delle famiglie, si va delineando come un mercato crescente.

Non va tuttavia sottovalutata la crescita delle vendite di farmaci per la cura di specifiche patologie, come nel caso nei farmaci oncologici. Negli ultimi anni aziende come Novartis e Roche hanno infatti aumentato le vendite in Bosnia-Erzegovina di medicinali per le terapie oncologiche.

Gli obiettivi del governo bosniaco sono di ridurre i costi della spesa sanitaria, anche attraverso l’aumento della produzione interna e il sostegno allo sviluppo delle imprese bosniache. Questo aspetto, unito alla crescita dei consumi delle famiglie per le spese medico-sanitarie apre spazi per lo sviluppo di partnership con aziende locali o regionali.

Industria della trasformazione del legno

Circa il 50% della Bosnia-Erzegovina è ricoperto da boschi e foreste per un totale di 2,5 milioni di ettari di superficie boschiva e forestale. Oltre la metà delle risorse forestali (56%) si trova nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, mentre il restante 44% è nella Repubblica Srpska.

La Bosnia-Erzegovina ha una centenaria tradizione di produzione di legname e, prima dello scoppio della guerra del 1992-95, il settore rappresentava un importantissimo ramo industriale, con oltre 150 aziende statali. Attualmente, il livello di utilizzo della capacità industriale è ancora largamente al di sotto di quello pre-bellico. Tuttavia, il settore della produzione e della lavorazione del legname costituisce una delle attività più importanti per l’economia del Paese, con una produzione annua di circa 450 milioni di euro (il 60% viene esportata).

Il faggio è la qualità più diffusa in Bosnia-Erzegovina (circa il 50% del totale), seguita da abete bianco e rosso, (30%), quercia (6%) e pino (5%). Vi sono produzioni minori di molte altre specie (es. ciliegio e castagno). La qualità del legno bosniaco è da sempre rinomata ed apprezzata sui mercati internazionali.

I maggiori mercati di sbocco del legname bosniaco sono gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e alcuni paesi mediorientali.

Quello bosniaco rappresenta un mercato di riferimento fondamentale per l’Italia, che attualmente è il primo importatore mondiale di legna da ardere e il quarto di cippato. La Bosnia-Erzegovina è il primo fornitore dell’Italia di legna da ardere: nel periodo 2007-2010 dalla Bosnia-Erzegovina è giunto il 31,6% del totale delle importazioni italiane, seguita da Croazia (28,7%), Slovenia (7,8%), Ungheria e Ucraina.

La modernizzazione delle imprese bosniache è uno degli aspetti più rilevanti. Gran parte delle segherie e delle aziende che si occupano della trasformazione del legname sono di piccole dimensioni o a conduzione familiare (in tutto circa 1.500 imprese) e spesso utilizzano attrezzature obsolete ed hanno bassi livelli di produttività.

Gran parte dei macchinari utilizzati nel settore proviene dalle aziende italiane, ma anche da quelle di alcuni paesi balcanici. Da questo punto di vista, lo sviluppo del settore potrebbe stimolare nuove commesse, sia a livello di fornitura di macchinari nuovi che di ammodernamento e manutenzione di quelli esistenti.

Inoltre si presentano interessanti opportunità per la produzione in loco, grazie alla radicata tradizione nella lavorazione del legname, al buon livello della formazione professionale e ai costi della manodopera competitivi rispetto ad altri paesi dell’area.

Inoltre, i progetti governativi di stimolo alla produzione ed esportazione delle PMI bosniache e di attrazione degli investimenti dall’estero puntano anche sul settore della produzione e trasformazione del legno, mettendo a disposizione pacchetti finanziari e incentivi di natura fiscale.

Vanno segnalati interessanti opportunità anche nella produzione di serramenti e mobili, in larga parte per il mercato interno, ma con opportunità anche per l’export e nel comparto della bio-edilizia, dove la produzione bosniaca si è messa in evidenza nel corso degli ultimi anni.

Telecomunicazioni

Il mercato delle telecomunicazioni in Bosnia-Erzegovina è uno dei meno sviluppati nell’area dell’Europa orientale e balcanica.

Così come per altri settori strategici, il mercato delle telecomunicazioni bosniaco è suddiviso in tre distinte concessioni territoriali, su base etnico-geografica. Dal 2006 è stato liberalizzato il mercato della telefonia fissa, che attualmente vede presenti una decina di operatori. Ad oggi, la Commissione per la Regolamentazione delle Comunicazioni ha accordato una sessantina di licenze a providers internet privati e circa 75 licenze per servizi di comunicazione di vario tipo, in particolar modo di televisione via cavo.

BH Telecom continua ad essere il principale operatore del mercato, in tutti i segmenti, seguito da Telekom Srpske, mentre HT Mostar, che opera nella regione di Erzegovina, è il più piccolo dei concessionari su base territoriale.

La recente crisi economica interna ha rallentato la crescita del settore, portando per alcuni operatori anche alla perdita di decine di migliaia di utenti.

La sottoscrizione di abbonamenti a linee fisse ha subito nel corso del 2011 una diminuzione, mentre il mercato della banda larga è cresciuto sensibilmente (+40% circa), con circa 430mila utenti totali.

Nel 2011, il mercato della telefonia mobile è cresciuto del 3,5% su base annua, per un totale di quasi 3,4 milioni di utenti, con un tasso di penetrazione che si avvicina all’85%.

Esistono diverse opportunità nel settore delle comunicazioni in Bosnia-Erzegovina, in particolar modo legate allo sviluppo dei servizi internet, come ad esempio i VoIP, usufruendo della liberalizzazione delle comparto dei servizi di telefonia internazionali o i pacchetti integrati “telefonia-internet-servizi via cavo”.

Settore metalmeccanico

La Bosnia-Erzegovina, con l’eccezione dei bacini carboniferi, non possiede giacimenti minerari particolarmente significativi. Tuttavia, il paese ha una buona dotazione di risorse naturali utili alle produzioni di metalli e per il settore metalmeccanico in generale: ferro, bauxite, manganese, piombo, zinco e nichel. Il Paese è inoltre il più grande produttore ed esportatore di zeolite in Europa, materiale essenziale per la produzione metallurgica.

Il settore metallurgico e l’industria metalmeccanica in generale rappresentavano il 15% del PIL della Bosnia Erzegovina prima della guerra e fornivano un’ampia gamma di prodotti (prodotti finiti, parti meccaniche, componenti, utensili, etc…), fornendo circa i ¾ dell’intera produzione di metalli pesanti della ex-Yugoslavia.

Le principali industrie metallurgiche si sono sviluppate prima della guerra a Brcko, Mostar, Zenica e Tuzla, nell’ottica di subfornitura di prodotti di qualità ai mercati occidentali.

Vi è una buona preparazione della manodopera, con specializzazioni nella lavorazione dei vari tipi di metalli. Tra i principali prodotti: metalli puri, leghe, prodotti per l’industria, prodotti finiti (elettrodomestici, veicoli a motore, componenti per l’industria automobilistica, macchinari e apparecchiature varie, strumenti medicali di precisione, ecc.).

L’industria metalmeccanica è quella con il più alto tasso di crescita dell’economia interna (10% annuo da circa un decennio) e contribuisce al 40% della produzione manifatturiera e 20% del totale della produzione, oltre che al 50% del totale delle esportazioni del Paese.

La maggior parte delle industrie del comparto sono di piccolo dimensioni (80%).

Attualmente il sotto-settore più rilevante che ha beneficiato degli investimenti esteri maggiori è quello della produzione di alluminio e acciaio e dei prodotti derivati dalla loro lavorazione.

La principale azienda locale operante nel settore dell’alluminio è la Birač, in Repubblica Srpska, con una capacità potenziale di circa 600mila tonnellate di ossido di alluminio e la maggiore produzione di zeolite in Europa. L’altra grande azienda locale è la Aluminij, con sede a Mostar, nella Federazione dei Bosnia ed Erzegovina, che è l’unica a produrre alluminio puro.

Nel comparto dell’acciaio domina da diversi anni la ArcelorMittal Zenica, che produce oltre 1 milione di tonnellate di prodotti vari in acciaio.

I principali paesi partner di questo settore risultano essere l’Unione europea (60% circa dell’export bosniaco, in particolare Germania, Slovenia, Italia ed Austria) e l’area del CEFTA (30% circa), principalmente Croazia e Serbia.  

Attualmente il settore metalmeccanico e il comparto di alluminio e acciaio stanno risentendo fortemente della crisi economica interna e delle ripercussioni delle difficoltà attraversata dai paesi dell’eurozona.

A luglio 2012, la seconda azienda bosniaca nella produzione dell’alluminio, la Aluminij Mostar, ha annunciato tagli alla produzione e al personale, principalmente legati al crollo delle esportazioni. stata registrata una perdita di 12,9 milioni di dollari (20 milioni di euro). Tuttavia, nel momento in cui la congiuntura economica interna ed europea dovesse mostrare segnali di ripresa, il settore dovrebbe verosimilmente tornare ai livelli di crescita pre-crisi, potendo soprattutto contare sui vantaggi comparativi in termini di costi di produzione rispetto ai competitors regionali.

Esistono diverse opportunità in questo settore, sia dal punto di vista commerciale che degli investimenti diretti esteri. In particolare appaiono incoraggianti le prospettive del comparto dei macchinari.

L’acquisizione di nuovi macchinari e lo sviluppo di competenze nel loro utilizzo, attraverso formazione qualificata, dovrebbe portare ad un progressivo aumento della produttività, che assieme ai bassi costi della manodopera, dovrebbe portare ad un maggior vantaggio competitivo sui mercati. Inoltre, non va sottovalutato il potenziale produttivo interno: la produzione interna di macchinari, diversamente da quella del comparto dell’automotive - verso il quale andava in passato buona parte della produzione metalmeccanica bosniaca - sta attraversando una fase di crescita.


Paese: Bosnia-Erzegovina