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Conseguenze della Primavera Araba sull’export italiano

Conseguenze della Primavera Araba sull’export italiano

Rapporto ISPI che analizza le relazioni economiche dell'Italia con Egitto, Tunisia, Libia, Algeria e Marocco dopo la Primavera Araba.

 

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A quasi due anni dallo scoppio delle prime rivolte, il quadro dei paesi del Nord Africa si presenta variegato e composito.

  • La Tunisia - dopo le elezioni di ottobre 2011 - sembra avere imboccato la strada del cambiamento sotto la guida del partito islamico Ennahda.
  • In Egitto a giugno 2012 l’esponente dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, è diventato il primo presidente democraticamente eletto. Tuttavia, la situazione politica del paese è lontana dall’essere stabilizzata, le tensioni politiche permangono molto forti, soprattutto sui contenuti della nuova Costituzione e cresce il timore di derive autoritarie da parte della nuova leadership.
  • Ancora più difficile e incerta è la situazione in Libia, nonostante il recente insediamento del nuovo governo. Se la produzione energetica ha ripreso quasi a pieno regime, il paese non è ancora pacificato.

I paesi del Nord Africa risultano eterogenei in termini di standard di vita e di composizione settoriale del PIL. Tunisia, Algeria e Libia rientrano nel gruppo di paesi che la Banca Mondiale definisce a reddito medio-alto, mentre Egitto e Marocco sono paesi a reddito medio-basso.

Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (World Economic Outlook dell’ottobre 2012) mostrano per il 2013 e 2014 una crescita economica positiva per il Nord Africa, sebbene non molto elevata e comunque inferiore a quella del decennio passato. Occorrerà comunque del tempo perché il PIL a prezzi costanti ritorni a un valore almeno pari a quello registrato nel 2010.

L’export italiano verso il Nord Africa

La quota europea delle esportazioni verso il Nord Africa è complessivamente scesa negli ultimi anni, con l’ingresso su questi mercati dei paesi emergenti: principalmente la Cina (poco distante dall’Italia con una quota dell’8,1% nel 2011), la Turchia (3,4%), l’Arabia Saudita (3,4%), la Russia (3,1%) e il Brasile (3%), tutti in forte crescita.

Principali esportatori verso il Nord Africa

Nel 2011 l’Italia era il secondo paese esportatore verso il Nord Africa (con una quota dell’8,2%), dopo la Francia (11,4%).

I nostri scambi con i paesi della regione si sono notevolmente intensificati nel corso degli ultimi dieci anni, superando il 5% dell’interscambio totale italiano. Le esportazioni italiane sono cresciute molto a partire dalla metà degli anni Novanta, accelerando nel decennio successivo, fino ad arrivare a un valore massimo di circa 13 miliardi di euro nel 2010.

Il principale mercato di destinazione delle esportazioni italiane nell’area è la Tunisia (in media il 28% delle esportazioni verso il Nord Africa negli ultimi dieci anni); seguono Egitto (che nell’ultimo decennio ha visto ridursi il proprio ruolo, passando dal 25% delle esportazioni verso l’area al 22%), Algeria (nell’ultimo decennio è passato da circa il 14% al 21% nel 2010), Libia e Marocco.

Una prima immediata conseguenza delle tensioni politiche iniziate nel 2011 è la riduzione nello stesso anno delle esportazioni italiane verso il Nord Africa, pari a circa il 20%, rispetto a un aumento di quasi il 15% delle esportazioni italiane extra-UE. La caduta del 2011 è maggiore rispetto all’effetto congiunturale della crisi nel 2009, e appare significativa soprattutto se confrontata con l’aumento delle esportazioni extra-comunitarie.

La riduzione è in buona parte dovuta al crollo (-77%) delle esportazioni verso la Libia, a causa della guerra civile che ha interrotto per alcuni mesi il flusso di beni e servizi. Rilevante, ma certamente più contenuto, è il calo delle esportazioni verso l’Egitto (-12%) e la Tunisia (-11%), due paesi che hanno sofferto le conseguenze delle proteste di piazza, sebbene non avessero raggiunto i picchi di violenza della Libia. Con il Marocco e l’Algeria, invece, le esportazioni italiane nel 2011 sono aumentate.

La Primavera Araba, che si manifesta in modo eterogeneo tra i paesi considerati, modifica sensibilmente la composizione geografica delle esportazioni italiane nell’area per il 2011: il peso relativo della Tunisia e dell’Algeria aumenta al 28%, quello dell’Egitto al 24% e quello del Marocco al 13%, mentre la Libia, il paese più fortemente colpito dalle proteste, sfociate in seguito in guerra civile, rappresenta solo il 5%.

L’effetto della Primavera Araba sulle esportazioni italiane sembra però esaurirsi già nel 2011, dato che nella prima parte del 2012 si osserva una ripresa degli scambi.

Export meccanico e tessile

Molto importante per l’export italiano verso l’area considerata è la meccanica: le esportazioni di macchine specializzate per specifici settori (SITC 72) rappresentano più del 10% del totale, e le macchine industriali (SITC 74) costituiscono un ulteriore 10%.

Nel 2011, le esportazioni italiane di macchine specializzate verso l’area si sono ridotte di quasi il 16%, un ridimensionamento significativo, in contrasto con l’andamento delle esportazioni verso le altre mete extracomunitarie. Per quanto riguarda le esportazioni di macchine industriali, la contrazione per l’intera area tra 2010 e 2011 è del 23,5%.

Per le produzioni meccaniche la riduzione non è omogenea tra paesi e la contrazione maggiore, oltre che verso la Libia, si osserva verso l’Egitto, che è anche il secondo partner commerciale dell’area per questa categoria di beni. La riduzione è meno forte ma tuttavia importante nel principale mercato di destinazione, l’Algeria, che registra un calo del 13%.

Un’altra categoria rilevante sono i prodotti tessili (SITC 65), soprattutto nelle esportazioni verso il Marocco e la Tunisia. Una quota rilevante in quest’ultimo settore è legata al fenomeno della delocalizzazione produttiva e al cosiddetto traffico di perfezionamento: semilavorati tessili italiani sono esportati verso questi paesi per essere lavorati e poi inviati altrove.

Il valore delle esportazioni di prodotti tessili mostra tra 2010 e 2011 una riduzione contenuta (-1,4%) se si considera l’intera area come destinazione, ma anche questa in controtendenza con quanto accade per le altre destinazioni extracomunitarie, verso le quali le esportazioni di questi prodotti aumentano nel medesimo periodo di quasi il 9%.

Investimenti italiani nel Nord Africa

Anche gli investimenti diretti esteri dell’Italia verso il Nord Africa sono tendenzialmente cresciuti negli ultimi anni, in particolare dal 2008, raggiungendo nel 2010 i 6.200 milioni di euro. Anche con questo aumento, tuttavia, il valore complessivo rimane pari a meno di un terzo degli IDE francesi, che con oltre 20.000 milioni di euro sono tra i principali nell’area.

Se si passa però dai valori assoluti all’importanza relativa, il Nord Africa ha un peso simile per gli investitori italiani e francesi, pari a circa l’1,7% del totale dei rispettivi investimenti mondiali negli ultimi anni.

Il forte aumento degli IDE italiani in Nord Africa negli ultimi anni è essenzialmente legato a due paesi, Egitto e Algeria, il cui peso è aumentato significativamente rispetto a dieci anni fa (rispettivamente 58% e 30% nel 2010). La posizione rilevante dell’Egitto risulta evidente anche guardando all’elevato numero di imprese e di addetti (rispettivamente 63 e 20.633 nel 2009, a fronte di 53 e 14.109 nel 2007).

I dati sui flussi di IDE bilaterali per il 2011 non sono ancora disponibili, ma quelli aggregati per il Nord Africa mostrano una caduta molto forte dopo la Primavera Araba, anche in questo caso concentrata soprattutto sulla Libia, sebbene il calo sia abbastanza generalizzato.

La combinazione dell’incertezza politica in Nord Africa con le tensioni finanziarie in Europa, la principale fonte di IDE per questi paesi, potrebbe per qualche anno fermare il trend di aumento dei flussi di capitale in ingresso registrato dal Nord Africa nel decennio passato, con conseguenze negative per lo sviluppo della regione. Molto dipenderà comunque dall’atteggiamento che i nuovi regimi avranno verso gli investitori stranieri.

Fonte: ISPI “Conseguenze economiche della Primavera Araba