Il sito per le imprese che operano con l’estero

Iran: opportunità nella fornitura di macchinari e attrezzature

L’Iran rappresenta un mercato potenzialmente promettente per le imprese italiane, anche se le relazioni economiche bilaterali hanno conosciuto negli ultimi anni una sostanziale stagnazione, in un contesto internazionale difficile che scoraggia investimenti stranieri anche nei settori non soggetti a sanzioni.

L'Iran, tra i Paesi più popolati del Medioriente (circa 75 milioni di abitanti), è il secondo produttore petrolifero OPEC con il 10% delle riserve mondiali di greggio, secondo Paese al mondo per riserve di gas naturale e terzo per riserve di petrolio.

L'economia iraniana dipende fortemente dall'andamento del prezzo del greggio, principale voce dell'esportazione (l'80% del valore totale) e di finanziamento del fabbisogno pubblico. Nell'ultimo decennio, il contributo medio dell'industria petrolifera (in senso stretto) alla formazione del PIL è stato del 15%.

L’Iran ha subito negli ultimi anni un rafforzamento del regime sanzionatorio, che ha portato ad una significativa riduzione del sostegno da parte di SACE e SIMEST alle imprese italiane interessate all’Iran. Nonostante ciò l’Italia ha aumentato le esportazioni del 14,17% e le importazioni del 153% e i dati diffusi da Eurostat sull’andamento dell’interscambio tra Paesi UE e Iran per i primi mesi del 2011 mostrano che l’UE nel suo complesso ha aumentato le esportazioni verso l’Iran del 16,27%. In realtà, il regime sanzionatorio previsto dal Regolamento UE del 2010 n. 961 prevede il divieto di esportazioni verso l’Iran solo di prodotti “Dual-use”, lasciando libero un ampio mercato di penetrazione commerciale.

Le opportunità più interessanti per il nostro sistema produttivo sono da cogliere nella fornitura di macchinari e di attrezzature per lo sviluppo dell’industria iraniana, con particolare riguardo alla metallurgia e siderurgia, alimentare, packaging, cave/marmi, ceramica, plastica e oreficeria. I settori medico/ospedaliero, ferroviario, macchine agricole sono particolarmente recettivi in questo momento. Anche i beni di consumo presentano buone opportunità di collocazione dei prodotti italiani di fama internazionale nei settori alimentare, tessuti di rivestimento e abbigliamento, griffes moda donna, articoli di abbigliamento fascia alta e medio alta, articoli sportivi, mobili da cucina, articoli di illuminazione di design contemporaneo, profumi, cosmetici, materiali di costruzione.

Nei beni d’investimento, nei comparti in cui il fattore tecnologico è predominante e in cui non esiste una significativa produzione locale da proteggere, i dazi sono meno elevati e quindi l'importazione dall'Italia è competitiva.
A titolo di esempio, le tariffe doganali in cui esiste localmente un significativo flusso di importazione dall'Italia riguardanti le:

  • macchine per i settori dell’imballaggio, alimentare, tessile, macchine utensili, macchine per la lavorazione di gomma e plastica, ecc.: la tariffa doganale media è del 7%
  • macchine per la produzione di carta, per la stampa e la litografia: vi è l’esenzione dei dazi per la maggior parte degli articoli
  • macchine per conceria: hanno un esenzione per la maggior parte degli articoli.

Oltre al dazio, l'importazione di prodotti è assoggettata ad un diritto di ingresso nel Paese con un'aliquota fissa del 4% sul valore CIF.

L’imprenditore italiano può trovare assistenza presso la Camera di commercio e Industria Italo - Iraniana (CCII) che può tuttora beneficiare di un quadro di conoscenza e fiducia reciproca che l’Italia si è guadagnata nel corso dei decenni di apprezzate attività delle nostre aziende.

La vigente legge sugli investimenti esteri, la c.d. FIPPA (Foreign Investment Promotion and Protection Act), è entrata in vigore nel 2002.
In materia di costituzione e partecipazione societarie la normativa prevede la possibilità per una società straniera di detenere fino al 100 % della proprietà, mentre la legge precedente fissava il tetto al 49%.

Per gli stranieri esistono due opzioni costitutive di una società in Iran:

  • la prima prevede l'ottenimento di una licenza per l'investimento estero e di garanzie da parte dell’investitore estero
  • la seconda consente la costituzione di tale società senza la licenza prevista (modifica introdotta nel dicembre 2008).

Rimane tuttavia consigliabile per una società straniera chiedere la licenza attraverso il sistema previsto dalla legge del 2002, poiché esso offre maggiori garanzie sotto il profilo della tutela dell'investimento. L'Italia ha firmato con l'Iran una Convenzione sulla protezione degli investimenti, entrata in vigore nell'agosto 2003.

Il governo iraniano ha approvato una legge per facilitare chi vuole aprire istituti bancari nelle zone franche del paese. Secondo una recente normativa, per aprire una banca è necessario un capitale iniziale di 400 milioni di dollari. Gli investitori possono pagare il 65% in denaro liquido e il resto tramite titoli di credito. Gli istituti bancari che aprono filiali nelle zone franche potranno poi aprire filiali anche nel resto del paese. In Iran vi sono 7 zone franche e 56 aree economiche speciali.

L’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) ha consentito, lo scorso maggio 2011, all’Iran di accedere ai negoziati per entrare a far parte dell’organizzazione a seguito del ritiro dell’opposizione da parte degli USA.

Stefano Meani - Dario Scatena


Paese: Iran