Il sito per le imprese che operano con l’estero

L’Italia e il Mediterraneo nel 2012: Focus Turchia

Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) ha pubblicato la seconda edizione del rapporto “Le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo” (Ed. Giannini).

Link utili

Lo studio, aggiornato a settembre 2012, è organizzato in tre parti:

  • L’economia, il commercio, le imprese
  • La finanza e gli investimenti dei fondi sovrani
  • I trasporti marittimi e le energie rinnovabili.

L’Italia è il primo partner commerciale, tra i Paesi europei, dell’Area Med che in questo studio comprende: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Libano, Siria, Turchia, Albania, Bosnia, Croazia e Montenegro.

L’interscambio dell’Italia con i Paesi dell’Area Med è passato da 37,3 miliardi di euro nel 2001 a 64,3 miliardi di euro nel 2010 (+72,7%).

Nel 2011 l’Italia - nonostante il rallentamento pari al 10% rispetto al 2010 causato dal crollo delle importazioni di petrolio dalla Libia (-67,6%) e dalla crisi finanziaria europea - ha registrato un valore degli scambi pari a 57,7 miliardi di euro. La Germania nel 2011 ha totalizzato scambi per 56,6 miliardi, mentre la Francia per 46,8 miliardi.

Nei primi 6 mesi del 2012, la crescita tendenziale dell’interscambio italiano con l’Area Med è stata pari all’8%. Nel 2014 gli scambi commerciali dell’Italia con l’Area Med dovrebbero raggiungere i 74 miliardi di euro.

I 10 Paesi sud del Mediterraneo (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia + Israele, Libano, Siria, Giordania e Turchia) con un Pil complessivo pari a circa 1.750 miliardi di dollari nel 2011, hanno un peso economico totale contenuto, pari al 3,4% del Pil mondiale, e contribuiscono al 2,7% del commercio globale e attraggono il 3% degli IDE mondiali.

Il reddito medio pro capite alla parità dei poteri di acquisto, pari a 11.619 dollari nel 2011, è superiore a quello medio dei Paesi Brics (10.225 USD).

La Turchia

L’edizione 2012 del rapporto contiene un’interessante focus dedicato alla Turchia di cui riportiamo alcuni dati e considerazioni.

L’economia turca è in forte sviluppo (la crescita media del Pil è stata del 6% tra il 2004 e il 2008 e del 9% nel 2010 – 2011) ma il livello del Pil (638 miliardi di euro stimati per il 2012) è ancora basso considerando il numero di abitanti (circa 75 milioni, seconda in Europa dietro alla Germania).

L’inflazione (9,3%) è elevata e si prevede si mantenga tale anche nei prossimi anni, ma il debito pubblico (in % del Pil) è nettamente inferiore alla medie dei Paesi dell’Area Euro.

Le imprese manifatturiere in Turchia sono circa 321.000: la quota maggiore (23,9%) è rappresentata da aziende tessili. Il secondo settore per presenza imprenditoriale è il metallurgico. In termini di fatturato il primato è dell’industria agroalimentare (17,3% del fatturato totale).

L’interscambio commerciale è più che triplicato tra il 2001 e il 2011, ma con una dinamica più intensa delle importazioni rispetto alle esportazioni. Nel bacino del Mediterraneo la Turchia, che si trova in una posizione ponte tra Europa e Medio Oriente, rappresenta il primo partner commerciale dell’Italia, con un commercio bilaterale pari a 15,6 miliardi di euro.

Fonte: Elaborazione SRM su dati UNCTAD

Nel decennio 2001 - 2011 il valore degli Ide è quadruplicato (la quota dell’Italia, sul totale degli investimenti esteri, è dell’1,8%). Nel 2011 lo stock di Ide in Turchia ha superato i 100 miliardi di euro.

Secondo la ricerca Srm, sono circa 900 le aziende italiane attive in questo importante mercato. Nettamente inferiore a quello italiano è il costo orario del lavoro in Turchia (3,7 euro per ora di lavoro rispetto ai 25 euro dell’Italia).

Le imprese turche partecipate da aziende italiane registrano una crescita del fatturato del 33% e un Roe superiore al 20% (performance migliori di quelle espresse in Turchia dalle aziende tedesche). Particolarmente positivi i risultati delle aziende italiane del settore chimico, meccanico e delle costruzioni.

Il 19 giugno 2012, è stato approvato il nuovo programma di incentivi agli investimenti. L’insieme delle misure varate dal governo turco punta a una combinazione di sgravi fiscali e sussidi da erogare in base alla localizzazione geografica dell’investimento, al settore interessato e alle dimensioni dell’investimento.

La nuova normativa prevede incentivi e agevolazioni per le diverse province inversamente proporzionali al loro livello di sviluppo socio economico. A tale scopo le 81 province sono state inserite in 6 regioni (a sud est dell’Anatolia gli investimenti godono degli incentivi maggiori e più duraturi).  

Il governo considera strategici i settori: petrolchimico, ferroviario, automotive, marittimo, aerospaziale, difesa, elettronico, apparecchiature mediche, macchinari e macchine elettriche. Particolari incentivi sono destinati al sostegno dell’agricoltura e dell’allevamento (obiettivo strategico: garantire l’autosufficienza alimentare al Paese).

Le misure previste sono 7:

  1. esenzione Iva per i macchinari importati e per quelli prodotti in Turchia e per le attrezzature importate, purché provviste del certificato di incoraggiamento degli investimenti
  2. esenzione dai dazi doganali per l’importazione dei macchinari e delle attrezzature, purché i beni importati siano dotati del certificato di incoraggiamento degli investimenti
  3. riduzione dell’imposizione fiscale
  4. supporto ai datori di lavoro per il pagamento dei contributi previdenziali degli impiegati
  5. tassi agevolati per i prestiti di durata superiore a 1 anno (solo nelle regioni 3, 4, 5 e 6)
  6. concessioni di terreni statali
  7. rimborso dell’Iva sulle spese di costruzione sostenute per investimenti strategici con un ammontare di almeno 500 milioni di LT.

Rapporto MED 2012 (Focus Turchia)

**************************************************************************************************

Previsioni Confindustria

Dopo il +8,5% per il PIL nel 2011, la Turchia ha rallentato nel primo trimestre 2012 al 3,3% annuo e nel secondo al 2,9% per effetto delle politiche di contenimento dell’inflazione e del rallentamento dell’UE, suo principale partner commerciale.

Il Centro Studi Confindustria a dicembre 2012 stima che l’anno finirà con una crescita del prodotto del 2,7%, seguito da un +3,8% nel 2013 e un +4% nel 2014. La domanda interna rimane la prima fonte di espansione del paese, soprattutto i consumi.

Il governo sta lavorando sui punti considerati deboli, cioè l’inflazione, che è scesa in novembre al 6,4% dal 7,8% in ottobre (ancora oltre il tasso obiettivo del 5,5%), e il deficit della bilancia corrente, che grazie all’aumento delle esportazioni passerà al 6,5% del PIL nel 2012 (stime ufficiali) dal 10% del 2011.

Fitch ha recentemente promosso il paese a investment grade e contestualmente gli afflussi di investimenti di portafoglio sono aumentati contribuendo a finanziare il deficit corrente (che rimane comunque secondo solo a quello statunitense).

La Turchia si conferma essere tra i nuovi mercati europei quello con le maggiori prospettive di espansione, sia come localizzazione produttiva sia come mercato di sbocco per beni di consumo.

Enrico Forzato


Paese: Turchia