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Prospettive economiche della nuova Libia

Prospettive economiche della nuova Libia

Sintesi di un Dossier Ispi sulla Libia: relazioni con l'Italia, quadro economico, interscambio commerciale e incentivi agli investimenti.

 

Contesto politico

Nel luglio 2012 le prime elezioni politiche libere hanno portato alla formazione del Congresso generale nazionale (Cgn), un organo temporaneo facente funzione di parlamento nazionale. Tale assemblea, deputata alla nomina del governo provvisorio e avente potere legislativo, rimarrà in carica fino al completamento della nuova Costituzione.

Come in altri paesi in transizione quali l’Egitto, la maggior parte del dibattito sulla nuova carta costituzionale democratica si è concentrato sul ruolo che la sharia dovrà avere nella legislazione nazionale. Al termine del processo costituzionale nuove elezioni parlamentari avranno luogo.

A novembre 2012 il governo provvisorio di Ali Zidan ha iniziato a operare con l’appoggio delle due principali forze all’interno del Cgn:

  • l’Alleanza delle forze nazionali (Afn), conglomerato di partiti laici e localistici facente capo all’ex figura di spicco del conflitto contro Muammar Gheddafi, Mahmoud Jibril
  • il partito della Fratellanza musulmana libica Giustizia e Costruzione.

Con la questione della sicurezza ancora lungi dall’essere risolta e il notevole ritardo con cui procede la transizione politica, per poter evitare nuovi fenomeni di scontento popolare il governo provvisorio sta tentando di amministrare al meglio i notevoli proventi degli idrocarburi – la cui produzione è tornata quasi totalmente ai livelli pre-conflitto – per poter garantire la stabilità del sistema fornendo rendita e servizi alla popolazione.

Relazioni con l’Italia

Nel 2010, ultimo dato disponibile pre-conflitto, la Libia era il principale fornitore di petrolio dell’Italia – 18 milioni di tonnellate, pari al 23% delle forniture totali (Unione petrolifera) – che allo stesso tempo importava dal 2004 9,4 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Greenstream, il gasdotto sottomarino che collega la costa libica (Melliath) alla Sicilia (Gela). Negli ultimi decenni le relazioni economiche e commerciali sono rimaste solide e costanti anche nelle fasi di tensione a livello politico.

La firma nel 2008 del Trattato di amicizia italo-libico tra l’allora premier Silvio Berlusconi e il colonnello Gheddafi, che ha messo fine alla disputa sul passato coloniale, è stata vista come il suggello della partnership speciale tra i due paesi. Nel gennaio 2012, in seguito alla vista del premier Mario Monti nel paese, è stato ufficialmente ripristinato il Trattato di amicizia, anche se è dichiarata intenzione dei libici modificarne alcune parti nel prossimo futuro.

Prima delle rivolte più di cento aziende italiane avevano una presenza stabile nel paese. La maggior parte era concentrata nei settori petrolifero, infrastrutturale e delle costruzioni. Tra i grandi gruppi, oltre l’Eni, sono presenti Iveco, Pirelli, Danieli, Impregilo, Sirti, Bonatti e Finmeccanica.

Quadro macroeconomico

La crescita economica della Libia nel 2012 ha fatto registrare un notevole +121,9% (si tratta di un rimbalzo rispetto al -59,7% registrato nel 2011 causato dalla guerra civile) generato principalmente dalla ripresa quasi completa delle esportazioni energetiche.

La crescita del Pil nei prossimi anni è stimata intorno a una media del 8-9%, sempre sostenuta dalla vendita degli idrocarburi, che rappresentano il 90% delle entrate dello stato libico. Questo rende il budget statale molto sensibile a possibili cambiamenti nel prezzo del gas e del petrolio, anche se non sembra un rischio reale nel breve-medio termine.

La grave instabilità politica ha finora impedito l’inizio di progetti di ricostruzione su larga scala. Questi ultimi sono considerati il principale volano su cui si baserà l’economia non-petrolifera del paese nel medio termine.

Nel frattempo il parlamento provvisorio ha approvato una legislazione innovativa per il settore bancario che introduce i principi della finanza islamica. La Banca centrale ha tenuto stabili i tassi di interesse sui depositi, e immesso nel sistema bancario una grande quantità di valuta estera, per favorire l’espansione monetaria.

L’inflazione, dopo il picco del 2011, è tornata intorno al 7% nel 2012. A seguito della politica di espansionismo monetario e di spesa pubblica messa in atto dal governo, essa è destinata a rimanere piuttosto alta. Il mantenimento della generosa politica di sussidi dovrebbe però impedire l’innalzamento dei prezzi di molti beni di uso primario, evitando quindi dei tassi di inflazione a due cifre.

La disoccupazione continuerà a essere per molto tempo uno dei problemi più importanti del sistema libico. I pochi dati disponibili parlano di un tasso di disoccupazione superiore al 20%.

Interscambio commerciale

Le esportazioni libiche, così come l’intera economia, sono dominate dagli idrocarburi, che costituiscono oltre il 95% dell’export libico. Con i prezzi alti del mercato, nel 2012 i ricavi dell’export si sono attestati a circa 52 miliardi, con ottime prospettive di crescita nei prossimi anni. Per motivi sia geografici sia infrastrutturali, la maggior parte delle esportazioni è diretta verso l’Unione europea. Non sorprende quindi che tre paesi europei siano i principali destinatari dell’export libico:

  • Italia (21,5%)
  • Germania (13,5%)
  • Francia (13,4%).

La Libia avendo scarsità di territori coltivabili ed essendo priva di un settore industriale sviluppato, importa ogni bene di consumo, dai prodotti agricoli di base e alimentari a quelli industriali. Anche la maggior parte delle materie prime necessarie per i settori non petroliferi più sviluppati dell’economia libica come l’edilizia e le telecomunicazioni vengono importate.

Soprattutto l’edilizia con la stabilizzazione della situazione politica dovrebbe vedere un forte crescita legata ai progetti di ricostruzione, a cui dovrebbero corrispondere grandi aumenti delle importazioni di materie prime. Dall’Italia la Libia importa inoltre grandi quantità di prodotti petroliferi raffinati.

Anche per quanto riguarda le fonti delle importazioni, l’Unione europea risulta il primo partner, con oltre il 30% del mercato libico. Come singoli paesi, invece, i primi esportatori verso la Libia sono alcuni tra i vicini nordafricani e mediorientali:

  • Tunisia (14%)
  • Turchia (9,6%)
  • Egitto (7,1).

Il primo esportatore fuori dal bacino del Mediterraneo è la Cina (9,2%).

Fonte: Ispi (aprile 2013)


Paese: Libia