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Inglese giuridico e problemi di traduzione

Nel caso del diritto dei contratti è fondamentale capire esattamente il messaggio. “Falsi amici e trappole linguistiche” è un libro edito da G. Giappichelli - Torino che affronta i problemi di traduzione dall’inglese giuridico.

La pubblicazione, curata da Silvia Ferreri, raccoglie esempi di termini giuridici anglofoni che possono indurre lo straniero in errore e offre una serie di consigli operativi. Le insidie linguistiche si nascondono soprattutto in formule che, a prima vista, evocano nozioni familiari. Gli esempi sono numerosissimi. Basta consultare un vocabolario giuridico per rendersene conto.

Nella prima parte del libro ogni capitolo è curato da diversi professori universitari e avvocati italiani e stranieri. La seconda parte presenta i dilemmi interpretativi di tre casi giudiziari curiosi, mentre la terza parte è dedicata allo stile retorico di due famosi giudici di Common Law.

Non solo gli elementi lessicali (due diligence, enclosure) richiedono una verifica della loro “trasponibilità” da un sistema giuridico a un altro. Anche gli elementi funzionali all’espressione delle relazioni logico-semantiche (connettivi e preposizioni) possono avere conseguenze sul piano giuridico.  Ecco perché il secondo capitolo è dedicato alle congiunzioni coordinanti, alle subordinanti e alle espressioni avverbiali (but, for the purposes of, in respect of, notwithstanding, subject to…) che a volte introducono elementi di ambiguità e possono nascondere molti legami logici.

Il terzo capitolo (in inglese) presenta le difficoltà che di norma incontrano gli italiani alle prese con l’inglese giuridico e offre dei suggerimenti operativi per migliorarne la comprensione. Nel sistema di Common Law il desiderio di precisione prevale sulla chiarezza e quindi i contratti sono spesso lunghi e molto argomentati (i legali vogliono coprire tutti gli scenari possibili per prevenire le controversie e hanno a disposizione meno codici, rispetto al sistema di Civil Law, cui fare riferimento).

Il quarto capitolo è invece dedicato alla giurisprudenza comunitaria. Il diritto dell’Unione Europea, essendo sovra-ordinato rispetto alle norme degli Stati membri, è in grado di attribuire a determinati termini, importati dall’uno o dall’altro ordinamento nazionale, un significato autonomo e vincolante. L’analisi si concentra su tre gruppi di termini e locuzioni inglesi: legal professional privilege, privilege against self incrimination/right to silence e estoppel.

Il quinto capitolo (in inglese) prende in considerazione le differenze semantiche insidiose che ci sono anche nella relazione inglese – americano.

L’ultimo capitolo della prima parte affronta l’uso delle clausole contrattuali sviluppate in tradizioni giuridiche diverse. Le parole scritte nel contratto non hanno necessariamente il significato che si darebbe loro a prima vista: interpretate e integrate alla luce del diritto regolatore, possono acquisire effetti del tutto inaspettati rispetto al significato semantico che sembrerebbe seguire ad una interpretazione letterale.

In appendice il Glossario d’emergenza con una selezione di parole inaffidabili e insidiose e proposte di traduzioni.

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Informazioni:
G. Giappichelli Editore – Torino
http://www.giappichelli.it