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Diritto e pratica doganale

Grazie a un'efficace pianificazione doganale si possono ridurre i costi, snellire le procedure burocratico-amministrative ed evitare irregolarità sanzionabili. Ipsoa ha pubblicato un interessante manuale, curato da Massimo Fabio,* che aiuta l'imprenditore a gestire le varie operazioni che generano un'obbligazione doganale.

L'autore, nei primi quattro capitoli, invita le imprese a non sottovalutare i tre concetti fondamentali del diritto doganale:

  • l'origine
  • il valore
  • la classificazione delle merci.

Per quanto riguarda l'origine, il made in Italy garantisce ad un prodotto migliori opportunità commerciali mentre l'origine comunitaria consente alle merci di avvalersi delle agevolazioni riconosciute dagli Accordi preferenziali che l'Ue ha stipulato con molti Paesi.

L'attribuzione del giusto valore è condizione indispensabile per non inficiare contabilità e procedure. Errate valutazioni della base imponibile espongono l'azienda ad accertamenti ex post della Guardia di Finanza e degli SVAD delle Dogane.

Un'errata classificazione (attribuzione ad un prodotto del codice di nomenclatura a sei cifre) può invece comportare:

  • l'applicazione, nei mercati di destinazione, di aliquote superiori a quelle dovute
  • in importazione, una rettifica dell'accertamento con richiesta di pagamento di maggiori diritti, interessi e sanzioni.

Nei capitoli seguenti il testo si sofferma sui regimi sospensivi o "di processo" di cui le aziende possono avvalersi per differire o minimizzare l'onere daziario complessivo e per semplificare il rapporto con la dogana.

L'Italia è un Paese nel quale vengono importate molte materie prime e semilavorati per realizzare prodotti ad alto valore aggiunto. E' quindi molto importante che le aziende valutino il tipo di merci importate, la natura delle lavorazioni, la quota parte del prodotto finito destinato al territorio comunitario piuttosto che a mercati terzi.
Solo un'analisi di questo tipo garantisce l'economicità doganale. Nella prassi, invece, molto spesso vengono pagati inutilmente dazi su componenti che non verranno mai in concreto commercializzati in Paesi CE.

Utilizzando le stesse parole dell'autore ricordiamo che:

  • ricorrendo a regimi quali il perfezionamento attivo o la trasformazione sotto controllo doganale, si possono "da una parte, relegare gli oneri doganali dovuti alla sola quota parte di prodotti effettivamente immessi in consumo in Italia, dall'altra, ricondurre al bene effettivamente ottenuto cui corrisponde una minor aliquota daziaria"
  • "al contrario, il ricorso al perfezionamento passivo può preservare l'origine italiana limitando l'impatto daziario per merci che, pur necessitando di lavorazioni in Paesi terzi, vedranno la piena realizzazione nel nostro Paese".

E per finire altri due suggerimenti operativi:

  • sfruttate lo strumento del deposito doganale che permette di differire o evitare ogni forma di imposizione comunitaria e nazionale (dazi e IVA/accise)
  • esercitate tutti i regimi (anche la mera importazione/esportazione) in procedura semplificata. Le semplificazioni riguardano sia gli adempimenti documentali che quelli logistici consentendo, nella caso della procedura domiciliata, di effettuare ogni operazione doganale presso i locali dell'azienda autorizzata.

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* Socio dello Studio Associato di consulenza tributaria e legale KLegal, corrispondente in Italia di Kpmg International, già Capitano e Istruttore presso la scuola Sottoufficiali della Guardia di Finanza.

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