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Rischio di cambio: forme di copertura

La conquista all'estero di quote di mercato richiede notevoli sforzi che possono poi essere vanificati dalle oscillazioni delle monete non assorbite da una adeguata copertura valutaria. Le operazioni di hedging (copertura) sono necessarie sia alle aziende debitrici (che importano) sia a quelle creditrici (che esportano) di valuta estera.

La copertura del rischio di cambio stabilizza i flussi in valuta minimizzando i rischi di perdite sul cambio nel bilancio di esercizio.
Ad esempio, se i costi sono in euro ed incasserò dollari con la copertura sarò sicuro di non incassare di meno. Inoltre potrò offrire listini nella moneta della nazione che importa i miei prodotti, senza timore di subire perdite o dover abbandonare il mercato.

La gestione dinamica della copertura del rischio di cambio con negoziazione di valuta "spot" è attualmente la forma più moderna di copertura del rischio di cambio.
Consente, infatti, di ottenere due risultati: un saldo positivo tra utili/perdite sia sui flussi che nella strategia di hedging.

La coperta si allunga o si accorcia in base alla convenienza del cambio:

  • copertura vicina allo zero quando il trend del cambio va a favore dei flussi
  • vicina al 100% nel caso contrario.

I costi

Sul mercato Forex "spot" non si pagano commissioni, ma solo lo spread tra domanda e offerta, quindi i costi sono limitati e i prezzi sono chiari. Non così con gli altri mezzi di copertura quali i Forwards, Domestic Currency Swap, Opzioni e Finanziamenti in valuta.
In genere con una operazione strutturata si paga di più, non si hanno prezzi certi e la durata è prefissata.

Forwards

Sono operazioni a termine. Si stipula un contratto di compravendita con prezzo fissato al momento della stipula, il cosiddetto prezzo a pronti e una a esecuzione futura, ad un prezzo a termine che incorpora il valore dei tassi di interesse.

Swap

Lo swap (scambio) è un'evoluzione delle operazioni a termine, di cui conserva tutte le caratteristiche senza però richiedere lo scambio effettivo della valuta allo scadere dell'operazione: alla scadenza ci sarà solo l'accredito o l'addebito del differenziale finanziario generatosi.

Opzioni

Le opzioni sono lo strumento di copertura per definizione, consentendo all'acquirente la possibilità, ma non l'obbligo, di esercitarle se risulta conveniente. L'opzione conferisce a chi la compra il diritto di acquistare (opzione call o rialzista), o vendere (opzione put o ribassista) una determinata quantità di valuta a un prezzo e a una data prefissati .

La regola generale è questa:

  • se si acquista un opzione (call o put) si ha una perdita massima limitata (il prezzo d'acquisto dell'opzione) e un guadagno potenzialmente illimitato
  • se si vende allo scoperto un'opzione si ha un guadagno massimo certo (quello che si è incassato dalla vendita dell'opzione) e – attenzione - una perdita potenzialmente illimitata.

Per valutare se si è pagato un prezzo dell'opzione congruo, serve un apposito software di valutazione. Difficile quindi calcolare la convenienza dell'operazione.
Purtroppo le opzioni si pagano al momento dell'acquisto e questo talvolta può risultare difficile, specie se l'impresa non ha disponibilità liquide.
Inoltre, il prezzo delle opzioni risente moltissimo della volatilità dei cambi, aumentando vertiginosamente nei periodi di turbolenza, per cui le strategie di copertura con opzioni sono convenienti solo se effettuate in situazioni di mercato di bassa volatilità.

Finanziamenti in valuta

Le aziende accendono forme di indebitamento in valuta, per avvantaggiarsi di costi del finanziamento meno onerosi di quelli imputabili ad indebitamenti nella valuta domestica. (Al momento è consigliabile il franco svizzero, ed è meglio non indebitarsi in Yen). Quando un'impresa ha ricavi in valuta continuativi e di importo stabile, la strategia più semplice è di indebitarsi in valuta a breve termine, ripagando il finanziamento con gli introiti. La forma tecnica migliore è quella di un conto corrente valutario.

Per non rischiare, si consiglia di accendere un finanziamento in valuta pari a non più di una percentuale dei ricavi possibili nei 12 mesi seguenti, dal momento che c'è sempre il rischio commerciale sulla reale riscossione dei crediti in valuta.

Adriano Rossi