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REGOLAMENTO ROMA 1
In ambito UE, la materia della legge applicabile al contratto era regolata dalla Convenzione di Roma (1980) sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali. La Convenzione è stata “rimodernata” attraverso il Regolamento CE del 17 giugno 2008 n° 593 entrato in vigore il17 dicembre 2009.
Visto il carattere universale del Regolamento, le parti potranno designare come legge applicabile anche la legge di uno Stato che non è parte dell’Unione europea.
Il contratto sarà diversamente regolato a seconda della specifica tipologia contrattuale tra quelle indicate dal Regolamento: vendita di beni, prestazione di servizi, vendita/locazione immobiliare, franchising, distribuzione, vendita di beni all'asta, vendita multilaterale di strumenti finanziari. In particolare, nel caso di vendita di beni o di prestazione di servizi si applicherà, rispettivamente, la legge del paese di residenza abituale del venditore o del prestatore di servizi.

REGOLE DI ORIGINE DELLA COMUNITA' EUROPEA
Determinare l'origine delle merci (la loro provenienza, "nazionalità") è necessario per poter stabilire le riduzioni od esenzioni daziarie ad esse eventualmente applicabili.
I prodotti interamente ottenuti in un Paese sono originari di tale Paese.
La regola generale adottata dalla CE (ma anche dagli Stati Uniti) per determinare l'origine di un prodotto che abbia subito lavorazioni in più Paesi (o che comunque contenga materiali provenienti da diversi Paesi) è il criterio della trasformazione sostanziale: il prodotto è originario del Paese in cui è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale.
Per la CE la trasformazione sostanziale deve essere "economicamente giustificata, effettuata in una impresa attrezzata a tale scopo" e deve portare "alla fabbricazione di un prodotto nuovo o che rappresenti una fase importante della fabbricazione".

Per determinare l'origine di alcuni specifici prodotti, o nell'ambito di accordi di associazione o di libero scambio stipulati con Paesi terzi (c.d. accordi preferenziali), la CE ha previsto l'applicazione di ulteriori criteri, in aggiunta al metodo principale della lavorazione sostanziale:

  • criterio del salto di codice tariffario
  • criterio del valore aggiunto
  • criterio del contenuto domestico minimo
  • criterio del processo specifico di produzione.

RISCHIO PAESE (country risk)
E' il rischio cui è esposto il capitale investito all'estero. E' legato alla possibilità che circostanze di natura politica o economica si traducano in un mancato rimborso del credito o in una svalutazione dell'investimento effettuato nel Paese. I fattori da cui dipende tale rischio (ad esempio divieti o restrizioni sul rimpatrio dei capitali e profitti, mutamenti fiscali o normativi, drastiche svalutazioni, nazionalizzazioni) sono ascrivibili a interventi statali.
Vanno aumentando i casi in cui il giudizio di solvibilità dei debitori privati è migliore di quello dello Stato.
Per questo oltre al rischio Paese bisogna prendere in considerazione anche il c.d. "rischio di controparte".
Valutazioni del rischio Paese (country rating) sono effettuate da numerose organizzazioni pubbliche o private (Fondo Monetario Internazionale, agenzie di rating come Moody's e Standard&Poor's, Sace) che elaborano classificazioni sulla base del quadro politico e della situazione economica e finanziaria degli Stati.