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Il presidio del processo logistico all’estero

Il presidio del processo logistico all’estero

Il Politecnico di Milano ha condotto un'analisi presso importanti aziende sulla gestione delle supply chain internazionali.

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La survey online ha coinvolto circa 500 manager (Direttori della Supply Chain, della Logistica e degli Acquisti) di importanti aziende committenti operanti in Italia. Ecco una sintesi dei risultati emersi.

L’internazionalizzazione comporta un aumento della complessità della supply chain (incremento dei tempi, frammentazione dei flussi e varietà degli interlocutori).

La capacità di gestire questa complessità è un fattore competitivo essenziale anche per le Pmi.

L’impostazione del canale distributivo internazionale comporta, oltre alla scelta della modalità di presidio commerciale del mercato (per esempio apertura di filiali oppure accordi con distributori locali), la scelta del livello di presidio del processo logistico. Un alto livello di presidio implica un ruolo attivo dell’azienda nell’organizzazione dei flussi delle merci, con l’adozione di rese Incoterms© di tipo “C” (es CIF) o “D” (es DAT).

I risultati della seconda edizione dell’Osservatorio Contract Logistics

Analizzando i dati dell’analisi emerge un basso livello di presidio del processo logistico nelle esportazioni dei prodotti (solo il 41% delle aziende presidiano il processo). Tale valore aumenta al 66% se si considerano le importazioni, probabilmente “facilitate” dalla concentrazione dei flussi su singole tratte o in singole aree di sourcing.

Osservando le motivazioni alla base delle scelte di presidio del processo emerge in primo luogo la “volontà interna” dell’azienda (84% dei casi). Questa risposta rivela come la valutazione della scelta del presidio logistico non competa esclusivamente alla funzione logistica, ma richieda una condivisione anche da parte di altre funzioni aziendali (ad esempio l’area commerciale per le vendite) per le implicazioni trasversali sull’operatività aziendale (si pensi anche al tema del capitale circolante e degli incassi per la vendita dei prodotti).

È interessante osservare che nel 13% dei casi le aziende motivano la scelta di presidiare il processo logistico all’estero in seguito ad una proposta del fornitore di servizi logistici, evidenziando un potenziale ruolo proattivo/propositivo di quest’ultimo. È il caso ad esempio di una piccola azienda italiana (20 milioni di fatturato), che supportata da uno spedizioniere, è passata gradualmente da una consegna dei macchinari sul mercato USA con resa EXW alla consegna con resa DDP.

Esaminando le motivazioni alla base del mancato presidio del processo logistico, accanto a considerazioni legate ai rapporti di filiera (il 25% delle aziende dichiara di non presidiare il processo logistico per imposizione dei clienti/fornitori) emerge una difficoltà strutturale: il 57% delle aziende che non presidiano il processo logistico ritiene che non sia economicamente conveniente o di non avere i volumi tali da giustificarlo.

Il tema della mancanza dei volumi è rilevante soprattutto per le esportazioni: il 42% delle aziende, infatti, per i flussi di export utilizza prevalentemente la modalità Less than Container Load  (LCL), contro un 24% relativo ai flussi di import. Considerando la dimensione media delle aziende italiane, si pone la domanda sul ruolo dell’offerta di servizi logistici per rispondere a tali esigenze.

I principali servizi logistici a supporto dell’internazionalizzazione

L’analisi dell’attuale livello di presidio dei flussi logistici internazionali da parte delle aziende committenti ha evidenziato da una parte delle difficoltà a “cogliere” il valore del presidio, dall’altra un potenziale ruolo proattivo dei fornitori di servizi logistici.

Si è quindi investigato quali servizi possono essere offerti da quest’ultimi a supporto della logistica internazionale delle imprese italiane – implementabili singolarmente o in combinazione – e il relativo grado di adozione.

Per le aziende che ad oggi presidiano il processo logistico:

  1. il servizio maggiormente utilizzato risulta essere il supporto tecnico e amministrativo per i documenti di conformità della merce e gli aspetti doganali (52% dei casi), in cui viene riconosciuto un know-how specifico agli operatori del settore
  2. il supporto nel presidio di nuovi mercati è il secondo servizio più rilevante (33% dei casi), a testimonianza di un’esigenza di collaborazione con i fornitori di servizi logistici per costruire i sistemi distributivi nelle nuove aree di vendita mondiali. Tale servizio può prevedere l’intermediazione del fornitore verso altre società del gruppo o realtà terze operanti in determinati mercati. Per una media azienda italiana che non ha le risorse per esplorare ogni singolo mercato, il rivolgersi a operatori italiani che fungano da referente unico/interfaccia con gli operatori logistici locali può rappresentare un valore notevole.

Intenzioni di utilizzo dei servizi logistici nei prossimi 3 anni

 Le aziende che già presidiano il processo logistico richiedono:

  1. un servizio di visibilità sull’intero processo (62% dei casi contro un 31% che dichiara già di utilizzare questo servizio); tale servizio, erogabile anche con applicativi dedicati, prevede la tracciabilità di tutte le fasi del processo e risponde alla necessità delle aziende committenti di ridurre i tempi di consegna e offrire un elevato livello di servizio
  2. il supporto nella costruzione del network logistico internazionale (48% dei casi contro un 29% che dichiara già di utilizzare questo servizio) e – anche per realtà che hanno già delle expertise a livello internazionale – il supporto “consulenziale” nella progettazione del network (la percentuale di utilizzo attuale, 22%, è prevista in crescita al 34% fra 3 anni). Quest’ultimo implica un passaggio del fornitore da esecutore di un modello strategico progettato da terzi ad attore propositivo, con una conoscenza molto forte delle dinamiche internazionali.

Per le aziende che oggi non presidiano il processo logistico, appaiono rilevanti in chiave prospettica soprattutto:

  • i servizi di supporto tecnico e amministrativo per i documenti di conformità della merce e gli aspetti doganali (63% dei casi)
  • i servizi di rappresentanza fiscale in import e/o export (46% dei casi). Questi ultimi sono tanto più importanti per le piccole medie aziende che spesso non hanno la forza di essere presenti in tutti i mercati serviti.

Conclusioni

Emerge un quadro in cui le aziende italiane stanno sempre più aprendosi ai mercati internazionali, accompagnando tale processo con lo sviluppo di competenze di logistica e rafforzando le relazioni con i fornitori per l’erogazione di servizi logistici “su misura”.

Marco Melacini - Responsabile della Ricerca e docente di Supply Chain Management nell’Executive Master per l'Internazionalizzazione d'Impresa NIBI
Chiara Sassi - Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale.

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L’Osservatorio Contract Logistics

Il Gruppo di lavoro dell’Osservatorio è composto da:

  • comitato scientifico (Gino Marchet, Alessandro Perego e Andrea Fossa)
  • 4 ricercatori a tempo pieno guidato da Marco Melacini
  • Assologistica (Carlo Mearelli, Jean-Francois Daher, Giovanni Leonida e Donatella Rampinelli).

Partecipano al progetto: i Partner (AF Logistics, Cablog, CEVA Logistics, CLO Servizi Logistici, DHL Supply Chain, Fercam, FM Logistic, Generix Group, Geodis, Gruppo Tesi, Interporto Rivalta Scrivia, Logistica Uno, Norbert Dentressangle, Number 1, Ricoh Italia, SAGA Logistica, SUSA) e gli Sponsor (Ferretto Group, Incas, Neologistica, Zeroquattro), oltre ad aziende committenti, scelte tra le più importanti in ogni settore merceologico.

Nota metodologica: la Ricerca si è soffermata su una dimensione extra-continentale, considerando i flussi da e verso paesi esterni alla Comunità Europea.