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Ue: su evasione ed elusione Parlamento in pressing

Approvata una risoluzione che invita gli Stati comunitari ad adottare strategie più mirate in campo fiscale.

Migliorare l'efficienza dei sistemi tributari, ampliare la base imponibile, ridurre gli oneri fiscali sul lavoro, intensificare rapidamente la battaglia contro le piaghe dell'evasione e della frode, incrementare la trasparenza e lo scambio di informazioni per rendere più difficile il ricorso ai paradisi fiscali. Sono queste le parole d'ordine rilanciate dal Parlamento dell'Unione con una risoluzione che, sulla scia delle conclusioni adottate dal Consiglio europeo all'inizio di marzo, invita gli Stati membri a mettere in campo nuove e più efficaci strategie per contrastare le forme di concorrenza sleale generate dai fenomeni evasivi ed elusivi.

Il documento, approvato il 19 aprile 2012, si propone come una sorta di summa delle più recenti linee d'azione tracciate sul piano fiscale a livello comunitario, a partire da quelle imposte giocoforza nell'Eurozona dalle politiche di rigore e di austerità figlie della crisi.

Segreto bancario al capolinea

L'assemblea europea ribadisce la necessità di stendere definitivamente il velo sul segreto bancario, generalizzando la cooperazione tra gli Stati membri e allargando il campo di applicazione della direttiva Ue sulla tassazione del risparmio.

L'obiettivo principe di questa norma è quello di far sì che i redditi da risparmio, sotto forma di pagamenti di interessi corrisposti in uno Stato membro a beneficiari effettivi che siano persone fisiche, residenti ai fini fiscali in un altro Stato membro, siano soggetti a un'effettiva imposizione secondo la legislazione di quest'ultimo Stato membro. Un tema particolarmente caldo, se si pensa che su più fronti queste disposizioni sono apparse non facilmente conciliabili con gli accordi fiscali stipulati dalla Germania e dalla Gran Bretagna con la Svizzera.

Nuove politiche anti-frode

La risoluzione prende poi di mira le frodi in ambito comunitario, suggerendo l'attuazione di strategie innovative per porre un freno a questo fenomeno, diffuso specialmente in campo Iva. A questo proposito, il Parlamento invita la Commissione a individuare i settori in cui sarebbe eventualmente possibile introdurre miglioramenti della legislazione e della collaborazione amministrativa tra gli Stati membri.

Nello stesso tempo viene posto l'accento sul fondamentale ruolo anti-frode svolto dalla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società e sulla necessità che ciascun Paese metta a disposizione risorse adeguate ai servizi nazionali incaricati di combattere i fenomeni fraudolenti.

Sforzi comuni contro elusione ed evasione

Per sottrarre linfa vitale all'evasione e all'elusione, il documento comunitario scommette con decisione sul rafforzamento della regolamentazione e della trasparenza dei registri delle imprese e dei gruppi di imprese, sollecitando nel contempo una revisione della direttiva sulle società madri e figlie e di quella sugli interessi e sui canoni, in modo da tagliare le gambe in particolare ai fenomeni evasivi legati al ricorso a strumenti finanziari ibridi.

Apprezzamento è espresso, invece, per le proposte della Commissione sulla rendicontazione Paese per Paese nel quadro delle direttive contabili. Questi obblighi di rendicontazione per le imprese transfrontaliere, infatti, sono giudicati essenziali per scovare le aziende che tentano di eludere il Fisco.

Fuoco incrociato sui paradisi fiscali

Infine, il Parlamento europeo punta l'indice contro i cosiddetti paradisi fiscali, definiti «giurisdizioni straniere non cooperative, caratterizzate da una tassazione nulla o meramente nominale, dall'assenza di uno scambio di informazioni efficace con le autorità fiscali straniere e da una scarsa trasparenza nelle disposizioni legislative, giuridiche o amministrative, o identificate come tali dal gruppo d'azione finanziaria internazionale dall'Ocse».

In linea con questa strategia, gli Stati membri sono invitati a rivedere gli accordi bilaterali attualmente in vigore sia con gli altri Paesi Ue sia con i Paesi terzi. Un auspicio che si inscrive in una prospettiva molto più drastica: i negoziati bilaterali con Paesi terzi dovrebbero essere completamente banditi o, se proprio ritenuti indispensabili, almeno portati immediatamente a conoscenza della Commissione, in modo da non prestare il fianco a violazioni della legislazione dell'Unione.

In questo contesto, è evidente che i paradisi fiscali sono ormai una presenza ingombrante e destinata ad avere vita sempre più difficile grazie all'adozione di standard di trasparenza e di controllo via via più stringenti.

Laura Mingioni
In collaborazione con “Nuovo Fisco Oggi